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Isis 2.0 tra reclutamento e reti wahabite

“Non hanno conquistato l’Europa con le spade ma la conquisteranno con le nuove generazioni di musulmani“. Queste le parole profetiche della giornalista e scrittrice Oriana Fallaci. Cinquanta giovani italiani sono stati reclutati via web per combattere acconto alle milizie di Isis in Siria e Iraq, di poco fa la notizia dei cinque indagati in Veneto, presunti ‘reclutatori della Jihad’. Provengono da diverse città come Brescia, Torino, Ravenna, Padova, Bologna. L’appoggio saudita e delle reti wahabite ha portato Isis ad essere egemone in un terzo dell’Iraq originario e a garantirsi autonomia operativa in un’area equivalente in Siria. Proprio da uno scisma wahabita è nato l’Isis che oggi raccoglie proseliti anche in Europa. Negli anni ’50 un egiziano, Sayyed Qutb (1906-1966), membro dei Fratelli Musulmani, aveva teorizzato sul fronte del salafismo politico la lotta armata per prendere il potere sui capi arabi ed il ripristino di uno Stato islamico. Qutb è stato il referente ideologico di molti movimenti terroristici e lo è anche per Isis.

Tra gli europei che si sono arruolati nell’Isis ci sono viaggiatori solitari non coinvolti in azioni di propaganda politica e neppure nella predicazione religiosa. Il modo per socializzare sono le chat sul web, i forum jihadisti. Persone che fanno parte del tessuto sociale che vestono e si comportano come occidentali, che non si presentano regolarmente alla preghiera del venerdì e non si intrattengono pubblicamente in discussioni politiche o religiose. Il processo che gli fornisce lo status di shahid (martire suicida) passa attraverso la frustrazione e il crescente disagio per la qualità della vita che vivono.

Vengono manipolati attraverso contenuti virali che provocano eccitazione negli aspiranti guerrieri dell’Isis. La selezione invece avviene tra due precisi bacini di reclutamento: l’Occidente e il Medio Oriente. Ciascun circuito terrorista ha canali di reclutamento e di addestramento specifici e separati, anche se le metodologie operative sono simili. Quelli che giungono dal mondo europeo hanno un grado di scolarizzazione medio alto, anche se difficilmente raggiungono la laurea e hanno disponibilità economica. Mentre le reclute che provengono dal Medio Oriente, il più dei quali hanno alle spalle una storia di povertà e disperazione, alcuni sono ex soldati e hanno un’età molto giovane.

Isis sfrutta il web anche per finanziarsi. Dalla rete affluiscono le donazioni del mondo arabo-musulmano e dei simpatizzanti che vivono in Europa e in Occidente. Molti donatori del Qatar, Kuwait e Arabia Saudita raccolgono fondi per gruppi estremisti in Siria, a cominciare da Isis e al-Nusra. Infine, providers fittizi e complici: per evitare la repentina chiusura di un sito (con conseguente indisponibilità dei file), le organizzazioni hanno iniziato a metter in piedi provider fittizi o consenzienti. Un esempio di cui si discute da tempo riguarda il provider Everyone’s Internet Inc. titolare del dominio www.hostinganime.com. Prima la comunicazione del terrore sulla rete arrivava attraverso i video analogici con le rocce sullo sfondo oggi viaggia velocissima su Facebook, Twitter e Instagram. Una strategia che si muove in anticipo ancora prima dell’intervento militare sul campo.