Cronaca

Federico Leonelli, famiglia: “Lo psichiatra gli disse di sospendere i farmaci”

A riportare il particolare è il Messaggero, secondo cui la famiglia dell'assassino di Oksana Martseniuk aveva chiesto l'intervento dei servizi sociali per sottoporre a tso il 35enne che nella villa dell'Eur di Roma ha ucciso la domestica. Una richiesta sempre respinta. Inoltre il medico che lo aveva in cura disse che le "medicine potevano creare allucinazioni". La sorella: "Perdono chi lo ha ucciso"

“Questi farmaci possono causarti delle allucinazioni, meglio che tu li interrompa per un po’”. Federico Leonelli era una bomba a orologeria, pronta ad esplodere da un momento all’altro. Per questo – riporta il Messaggero – la famiglia lo convinse a farsi curare in una struttura privata. E fino a prima dell’estate il 35enne era seguito da uno psichiatra di fiducia. Ma poi il medico gli disse di interrompere per un po’ con le medicine: “Possono causarti delle allucinazioni”. I tormenti di Leonelli alla fine sono deflagrati, e con tutta la loro violenza hanno investito Oksana Martseniuk, massacrata nel più orribile dei modi: decapitata nella bella villa dell’Eur di Roma. Dove l’uomo era ospite dell’amico Giovanni Ciallella, e dove lui stesso è stato ucciso dagli agenti intervenuti che si sono visti correre incontro un bestione di due metri, vestito da paramilitare e con un coltellaccio insanguinato in mano.

La famiglia conosceva la pericolosità di Federico, riporta ancora Il Messaggero. Proprio per questo, i genitori e la sorella avevano provato ad aiutare quel ragazzone palestrato e pieno di tatuaggi che non era più in sé da quando un aneurisma cerebrale aveva ucciso la compagna, con la quale aveva condiviso 17 anni di vita. In più di un’occasione, quando in casa diventava violento, i familiari avevano chiamato i servizi sociali per chiedere un trattamentosanitario obbligatorio. Una richiesta che però è sempre stata respinta: le condizioni Federico non erano ritenute “abbastanza gravi”.

Particolari che adesso hanno il sapore del rimorso. Per una mattanza che poteva essere evitata, forse. Ma ora c’è tempo solo per condurre le indagini, gli accertamenti, le autopsie su due cadaveri. Quella eseguita sul corpo di Federico Leonelli – all’istituto di medicina legale del policlinico di Tor Vergata – ha accertato che il 35enne è stato colpito da due proiettili al torace. Mentre le analisi su quello che rimane di Oksana Martseniuk (38 anni) verranno effettuate mercoledì 27 agosto. Al momento il cadavere della 38enne ucraina è stato visto da Giovanni Arcudi, direttore della medicina legale dell’Università romana: ““Non ho mai visto una cosa del genere”.

I detective della squadra mobile di Roma dovranno ricostruire anche la dinamica che ha portato gli agenti a sparare a Leonelli. A quei due poliziotti rivolge un pensiero Laura, la sorella di Federico. “Dove avessero sbagliato, tutte le persone coinvolte nella morte di mio fratello hanno il perdono mio e della mia famiglia”. Le frasi a caldo, pronunciate dopo essere venuta a conoscenza di quello con cui si era macchiato il fratello (“Perché mio fratello è stato ucciso? Perché hanno mirato al cuore? Loro avevano una pistola e lui un coltello”), hanno ceduto il passo alla comprensione. La donna, accompagnata dal suo avvocato Pina Tenga, ha incontrato il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e al pm Luigi Fede di Roma, titolari dell’inchiesta, ai quali ha depositato la richiesta per l’esame tossicologico, regolarmente svoltosi durante l’autopsia, e ha sollecitato una perizia balistica, che è stata disposta dalla procura. “Il primo pensiero, straziato e angosciato, va verso la vittima, con orrore e dolore per quanto ha dovuto patire e per la sua morte. Quindi va verso i suoi familiari nei panni dei quali cerco di mettermi con infinita tristezza” aggiunge Laura Leonelli.