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Guerre e potere: l’autodeterminazione è il fondamento della pace

Questo agosto drammatico ci mostra un pianeta in preda a guerre vecchie e nuove. Alla base di tali guerre, al di là degli specifici fattori regionali, pur importanti, c’è una lotta incessante fra il vecchio assetto dei poteri e il nuovo che, nonostante tutto, avanza.

Vecchio assetto dei poteri imperniato oggi più che mai sulla finanza. Se l’economia va male, se il vigente sistema dei rapporti sociali e di produzione non garantisce più la soddisfazione dei bisogni più elementari e la stessa “crescita”, mito fallace agognato, insieme alle insensate “riforme strutturali” dal ceto sacerdotale dei banchieri, chief economist e simili, la finanza invece va bene. Crescono le differenze sociali e le sperequazioni economiche.  A pochi privilegiati che si crogiolano nel lusso fanno da contrappunto masse crescenti di diseredati sempre più disperati, privi di futuro e di prospettive.

Un sistema in agonia planetaria che produce solo guerre, miseria e devastazione ambientale. Un sistema di cui liberarsi al più presto, perché per certi aspetti è già troppo tardi.

Occorre avere e mantenere uno sguardo d’insieme sulle situazioni di crisi esistenti. Tale sguardo d’insieme ci dimostra come alla base ci sia la contraddizione fra gli sforzi del potere putrescente di conservare le sue situazioni di dominio e di privilegio, da un lato, e le giuste aspirazioni dei popoli a un nuovo ordine mondiale nel quale siano effettivamente garantiti realizzazione dei diritti e quindi soddisfazione delle esigenze materiali dall’altro.

Prendiamo alcuni casi fra i più attuali e scottanti.

Tutto il Medio Oriente è scosso da focolai di guerra. I fondamentalisti islamici, alimentati e sostenuti dall’Occidente per precipitare la regione nel caos e impadronirsi delle sue ingenti risorse energetiche, sono all’offensiva. Non è un mistero, ma va costantemente ripetuto e ricordato agli smemorati che proliferano nell’attuale vuoto culturale e di valori dell’Italia e dell’Europa, che, ad esempio, il leader dell’Isis Al Baghdadi è stato ed è  tuttora foraggiato e armato da settori del mondo occidentale. Ciò non deve stupire. E’ dai tempi della guerra in Afghanistan contro l’Urss che la Cia arma, finanzia ed organizza gruppi armati che fanno capo al fondamentalismo islamico. Ciò avvenne in passato con il nemico pubblico numero uno Osama Bin Laden, è successo più di recente con gli islamisti libici, siriani e con lo stesso Isis. Che poi queste creature sfuggano di mano agli apprendisti stregoni fa parte della logica delle cose. Logica peraltro informata al principio del “tanto peggio tanto meglio”. Strutture create per la guerra e l’aggressione militare si trovano tanto meglio a loro agio in un mondo di guerra. E a tale fine va benissimo che ci siano nemici sanguinari e ben armati.

Con la logica del depotenziamento dei settori laici e di sinistra del movimento nazionale palestinese Israele e il Mossad favorirono a suo tempo l’affermazione di Hamas, nemico ben più facilmente caratterizzabile come tale in virtù dei suoi tratti integralisti. Ciò si conferma oggi nell’attuale contesto dei massacri di Gaza. Di fronte alla comunità internazionale Israele invoca la minaccia alla sua sicurezza costituita dai rudimentali razzi con i quali Hamas manda avanti la sua suicida strategia di resistenza. La invoca per portare avanti una guerra di annientamento che ha fatto già oltre duemila vittime, in maggioranza civili innocenti, e della quale non si vede fine.

Si prenda, ancora, l’Ucraina. Un movimento ispirato a giuste rivendicazioni di carattere democratico,per l’equità sociale e contro la corruzione, com’era in origine quello di piazza Maidan, è stato strumentalizzato, sotto l’egida della Nato, da gruppi neonazisti che hanno dato il via alla guerra civile in corso contro l’Est antifascista, compiendo l’orrenda strage di Odessa e rendendosi responsabili, anche in queste ore, di crimini di guerra e contro l’umanità.

Molti altri esempi potrebbero essere fatti. Si tratta dei rantoli di un sistema arrivato alla crescita zero che solo nella guerra e nella distruzione sistematica trova oggi la sua ragione d’essere. Noi occidentali che non ci rassegniamo a soccombere o a trascinare una grama esistenza in un mondo sempre più invivibile, dobbiamo sostenere la resistenza per l’autodeterminazione che conferma la sua natura di motore positivo della storia.

Sostenere i Palestinesi nel loro diritto a una patria, sostenere i Kurdi che combattono i fondamentalisti armati da Qatar e Turchia, sostenere gli antifascisti ucraini in lotta contro il governo fascista di Kiev.

Questa solidarietà internazionale è di per sé un fattore fondamentale. Come affermato dal comandante Fidel, cui invio come di consueto auguri di un felice compleanno, “chi non è capace di lottare per gli altri non sarà in grado di farlo neanche per sé”.