Cultura

Teatro, fenomenologia dell’irriproducibile

Ci sono stati d’emergenza così lontani dal comune senso d’emergenza, che potrebbero sembrare anche vita normale. Normale. Una normale emergenza. Che in realtà è proprio quello che non può essere trascritto; ciò che è generato dall’emergenza non può essere riprodotto, riattivato, se non dall’emergenza stessa; dall’emergenza e da tutte le sue sfumature.

Poi un giorno succede che la normale emergenza diventa emergenza per tutti. Una chiara emergenza.

Succede che si formulano proposte, interviene la cittadinanza, si discute di strategia, si pensa al futuro. Cose da adulti.

È meglio il presente, quello senza consecutio. “Facciamo che ero un dottore?”

Certamente i bambini che giocano al dottore non potranno rilasciare ricette dopo qualche ora di gioco. Invece i bambini che giocano al teatro, capace che dopo qualche ora di gioco, si trovino a farlo davvero il teatro.

Otto di sera. Giornata faticosa. L’assemblea pubblica si è appena sciolta e i discorsi si travasano in strada. La platea è vuota, le luci sul palco ancora accese.

Cinque bambini che fanno banda da qualche giorno si organizzano.  

Sembrano giocare ma si stanno lentamente trasformando in una competente compagnia di teatro contemporaneo. Iniziano a chiamare la gente in strada e nel foyer assumendo sembianze di quegli attori che sanno davvero come si accolgono gli spettatori in teatro.

Ribadiscono più volte che si tratta di una prova aperta e non di un vero e proprio spettacolo, sono seri. Serissimi.

Le persone entrano in sala, curiosi. Praticamente le stesse persone che erano in assemblea.

Si sono visti spettacoli debuttare con meno pubblico del “Teatro delle grandi azioni”, perché si sono dati anche un nome. Un nome anche azzeccato per una compagnia.  

Di qui in poi è giusto usare la frase che si sono trovati a dire i protagonisti di eventi come il primo allunaggio o piuttosto del secondo scudetto della Roma: “Dovevate esserci”.

Esserci, ecco il primo elemento per generare ciò che non può essere ribadito in un documento. La presenza non può essere normalizzata. La presenza non può essere trascritta o riprodotta.

Il tentativo di riproduzione spesso si lascia dietro strascichi, pezzi importanti. Non c’è ragionamento in malafede o giudizio sospetto. Si tratta solo di condizioni fisiche. Insomma, certe cose non possono essere riprodotte senza una dovuta dose di dispersione.

La riproduzione, in certi casi assume carattere di riverbero, un accenno dell’originale.

Per dirla in una frase: la differenza tra le vongole e le telline.