Politica

Renzi, le controriforme di Renzi e l’Unione Europea liberista

La controriforma del Senato di Renzi è strettamente legata ai vincoli che l’Unione Europea e l’Euro impongono alla società italiana. Il legame tra le feroci politiche monetariste dell’Unione Europea da una parte, e le controriforme istituzionali ed elettorali proposte da Renzi dall’altra, è quasi sempre ignorato ma, anche se indiretto, è molto stretto. Ci si può infatti domandare perché Renzi sia così caparbio nel non volere accettare una regola di democrazia così semplice ed elementare come la possibilità dei cittadini di eleggere i senatori. Ci si può domandare perché un capo politico che ha già conquistato il 40% dei voti alle elezioni europee abbia così timore del voto degli elettori per il Senato. Un voto che, secondo tutti i sondaggi, i cittadini chiedono di mantenere. La risposta potrebbe essere questa: perché la riforma della Costituzione è necessaria per fare ingoiare al popolo italiano ancora più austerità e il Fiscal Compact. E’ chiaro che l’Europa non ci chiede direttamente controriforme istituzionali ma ci impone controriforme economiche: abbattimento del welfare, privatizzazione dei servizi pubblici, riduzione dei salari, precarizzazione del lavoro e quindi disoccupazione e impoverimento di massa. Ma è chiaro anche che le politiche dettate dall’Unione Europea a guida tedesca genereranno prevedibilmente forti reazioni di protesta e di ribellione: in questo senso gli obiettivi pretesi dalla Ue potranno essere raggiunti solo in un contesto istituzionale sostanzialmente repressivo, autoritario e “decisionista”.

Le controriforme di Renzi – sia quella del Senato che quella relativa alla legge elettorale ultra-maggioritaria – non sono fatte a caso. Servono proprio a rendere impermeabili le istituzioni rispetto ai prevedibili futuri conflitti sociali e alla possibilità che l’elettorato rifiuti il Fiscal Compact e si ribelli ai governi dell’austerità a senso unico dettata dalla Ue. Infatti le riforme renziane concentrano il potere sul partito a “vocazione maggioritaria”, il Pd come partito dominante; e anzi concentrano il potere su una sola persona, cioè su lui stesso in quanto premier “carismatico “, capo del partito e del governo. In questo modo diventerebbe per lui più facile disattendere le promesse d’uscita dalla crisi e reprimere o marginalizzare ogni probabile manifestazione di dissenso. Ecco perché Renzi insiste così tanto nella non elettività del Senato; ecco perché vuole che il Parlamento, grazie a soglie di sbarramento assurdamente elevate, non sia rappresentativo della volontà degli elettori. Renzi ha fatto i suoi conti e sa benissimo che la “flessibilità” (?) che chiede all’Europa della Merkel e della grande finanza non basterà per uscire dalla crisi economica e sociale. Sa che per uscire dal tunnel occorrerebbe denunciare i trattati europei e il Fiscal Compact.

Ma non intende percorrere questa strada e prevede che le sue controriforme economiche susciteranno reazioni popolari. Perciò non desidera che le opposizioni vengano rappresentate all’interno delle istituzioni parlamentari. Del resto la banca d’affari statunitense JP Morgan l’aveva preannunciato: in Europa sarà possibile continuare le politiche di (contro)riforme strutturali solo abolendo le Costituzioni antifasciste nate nel dopoguerra. E Renzi esegue. Onore a chi fermamente si oppone a questo progetto antidemocratico.