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Corea: ma quell’ultrà è un robot?

Eagles - CoreaSe Claudio Lolli cantava di aver visto zingari felici, qualcuno potrà cimentarsi nel narrare di hooligans in cassa integrazione. Possibile mai?

Gli stadi, qualunque ne sia la competizione, non conoscono crisi.

E cosa mai sta succedendo al punto di preoccupare i più esagitati appassionati sportivi, destinati a temere per il loro futuro “professionale” al punto di presagire una deminutio capitis nella gerarchia degli spalti e addirittura di vedersi costretti a rimanere fuori dai cancelli con bandiere e striscioni ancora arrotolati?

Il problema non riguarda, al momento, i nostrani ultrà ma potrebbe propagarsi pericolosamente anche sul suolo italico.

Una squadra coreana di baseball, allo scopo di garantirsi la più infervorata atmosfera nel corso delle proprie partite, ha pensato bene di piazzare in tribuna una folla di robot.

Gli androidi sono abilmente programmati per applaudire, strillare, intonare canti e persino fare la “hola” a favore dei giocatori delle “Hanwha Eagles”.

Oltre ad essere garantiti contro il rischio di “invasione di campo”, i robot sono impostati per essere adottati da tifosi impossibilitati ad assistere personalmente all’incontro sportivo. I fan della squadra che rimangono a casa possono gestire via Internet il comportamento del “proprio” robot e fargli fare le medesime cose che loro stessi avrebbero fatto per sfogare emozioni, gioia e rabbia in ragione delle differenti fasi del match e dell’andamento della partita.

Per rendere il servizio più personalizzato, l’organizzazione ha predisposto un sistema tramite il quale il tifoso può “caricare” via Internet la propria foto sul display dell’essere antropomorfo, così da avere l’impressione che quel robot sia proprio lui e in maniera da potersi “riconoscere” in tv quando le telecamere vanno a zoomare sul pubblico.

Le “aquile” sponsorizzate dal colosso industriale Hanwha inseguono la vittoria del campionato professionisti dal 1999, anno in cui si sono aggiudicati il primo posto della Lega coreana per l’ultima ed unica volta. L’infervorato incitamento dei robot – piazzati in un’area strategica del campo “di casa” del Daejeon Hanbat Baseball Stadium – dovrebbe assicurare un significativo sostegno morale alla squadra.

Il team – pur non avendo collezionato grandi primati – vanta ben tre “numeri ritirati”, ovvero tre numeri di maglietta che, appartenuti a veri fuoriclasse, secondo le tradizioni del baseball non potranno più essere indossati da altri giocatori della medesima squadra. Come risollevare le sorti di chi ha avuto in formazione supercampioni come il battitore Jang Jong-hoon (numero 35) e i lanciatori Jung Min-cheul (23) e Song Jin-woo (21)? Facendo ricorso a scatenatissimi robot tifosi…

Non va dimenticato che le oltre 400 sconfitte negli ultimi cinque anni sono state capaci di pregiudicare l’immagine e la credibilità della squadra, al punto di veder preso di mira persino il suo nome sostituito con altri di pennuti ben meno nobili e aggressivi delle originarie aquile.

Proprio il recentissimo ricorso ai robot è stata, per gli appassionati di altre squadre, l’ulteriore occasione per sfottere i fan delle Hanwha Eagles: l’agitarsi e lo strillare degli androidi tra il pubblico ha subito richiamato l’idea di animali da cortile ed è stato pressoché immediato il conio della definizione di “Hanwha Chickens”, ovvero le galline degli Hanwha.

La bizzarra e discutibile iniziativa coreana lascia un retrogusto di paura. E se i nostri politici, anche loro avvezzi a brutte figure e ben lontani dai risultati promessi, decidessero di far ricorso a elettori e sostenitori robotizzati? Per fortuna non basteranno 80 euro.