Donne di Fatto

Sex workers: in Francia cambia il vento moralista?

La controversa proposta di legge francese a proposito di prostituzione viene rimessa in discussione dalla Commissione Speciale istituita in Senato che ha bocciato la sanzione di 1500 euro per i clienti e dunque ha rimesso in discussione la loro criminalizzazione. Non solo. La commissione ha anche valutato che nella proposta esiste un grave problema di coerenza: da un lato consente la prostituzione e dall’altro, infatti, criminalizza i clienti. E’ un controsenso, perciò i senatori suggeriscono che i fondi destinati a questa legge, ovvero la spesa prevista per realizzare un cordone securitario per la sorveglianza e il controllo del commercio tra sex workers per scelta e clienti, siano dedicati seriamente ad accogliere e risolvere le denunce di donne che subiscono sfruttamento.

Nel novembre 2013 era stato approvato dall’’ssemblea Nazionale il testo abolizionista proposto dalla deputata Maud Olivier e fortemente voluto dalla Ministra dei diritti delle donne Najat Belkacem-Vallaud.  Quel testo fu aspramente criticato dalle sex workers, in tante marciarono in corteo e dissero con chiarezza che ostacolare il sex work avrebbe messo le prostitute in situazione di marginalizzazione e quindi le avrebbe sovraesposte a più pericoli. Tanti/e intellettuali firmarono un documento a supporto delle loro richieste. 

“Più si ostacola il lavoro sessuale e più noi prostitute siamo in pericolo – scriveva Morgane Merteuil, portavoce dello Strass, il sindacato delle prostitute – Questa legge farà aumentare le violenze, lo sfruttamento, le malattie, il precariato”.

Anche per queste ragioni la Commissione ha perciò bocciato la penalizzazione dei clienti con 16 voti contro, 12 a favore e 2 astensioni. Lo ha annunciato su twitter la senatrice dei Verdi Esther Benbassa che ha anche detto che dopo un voto del genere è improbabile che la questione venga rimessa all’ordine del giorno. 

 

Non è dello stesso parere, ovviamente, la deputata Olivier che era già insoddisfatta per aver dovuto sostituire una pena detentiva con una sanzione a carico dei clienti. Nella sua proposta iniziale si era perfino ventilata l’idea di mettere in atto una serie di misure di sorveglianza e intercettazione delle sex worker allo scopo di penalizzare duramente i clienti. Da parte sua arriva dunque l’invito ai deputati a riconsiderare la questione e riportare la discussione in Assemblea Nazionale.

Ricordo che la proposta di legge prende spunto dal modello nordico che viene ampiamente contestato dalle sex worker svedesi e che criminalizza i clienti e impone l’idea che tutta la prostituzione sia da considerarsi violenza e sfruttamento. Le abolizioniste non tengono conto del fatto che le sex worker per scelta chiedono da tempo la regolarizzazione della professione unita a pene severe nei confronti di chi, ovviamente, sfrutta donne che non vogliono fare quel mestiere. Da sempre inascoltate, diffamate e sovradeterminate, le sex worker hanno il supporto di tante organizzazioni che si occupano di violenza sulle donne e sfruttamento. Con loro anche Amnesty International che discute al suo interno di regolarizzazione e così l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Qualunque persona di buon senso sa infatti che la criminalizzazione dei clienti si riflette senza dubbio sulle prostitute che a quel punto vengono confinate in luoghi clandestini e marginali, dove aumenta l’uso di intermediari e dove si fa meno attenzione alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e alle violenze che le prostitute potrebbero subire. Di fatto criminalizzare lo scambio sessuo/economico tra adulti diventa il modo migliore per consegnare le prostitute agli sfruttatori. 

Da dire che questa proposta di legge è anche conseguenza di un umore moralista e reazionario che in Francia è diventato perno delle politiche femministe ogni volta che si parla di tutela di corpi delle donne. La Francia, tra l’altro, non è nuova a questo genere di imposizioni autoritarie: sempre in nome della salvezza delle donne ha assunto una posizione legislativa censoria nei confronti delle donne che portano il velo. Sono in piena crociata e come in ogni crociata che si rispetti le prime vittime delle politiche inquisitoriali sono proprio quelle che questa gente dice di voler difendere. Con la decisione della Commissione Speciale si spera che il vento sia cambiato. Si spera.