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Cronache dal Niger – In fuga dalla guerra e dagli stupri

… Una volta arrivati nella foresta ho visto il campo delle donne. Ho vissuto per circa 9 mesi in foresta, schiava sessuale delle milizie armate. Un giorno una ragazza ha voluto fuggire ed è stata uccisa sul posto. Ho visto sgozzare bambini e tagliare il sesso di un uomo. Ho visto strappare il cuore della gente per mangiarlo. Altri cuori erano conservati in foglie di banano. Ho visto madri obbligate ad avere rapporti coi propri figli. Ero stuprata quasi ogni giorno da vari miliziani. Piangevo recitando il nome dei miei figli, di mio padre, delle mie sorelle, di mia madre e dei miei fratelli. Ogni giorno la mia vita finiva e vedevo a cosa era ridottto l’amore. Ci nutrivamo di foglie e di millepiedi. Era disgustoso. Soprattutto il corpo delle donne non aveva più nessun valore. Ho rimpianto di essere una donna…

Judith è tornata al suo paese di origine qualche settimana fa. E’andata a Goma per incontrare la sua storia con quella delle donne stuprate durante la guerra. Spera di rivedere le sue figlie in Olanda.

… Mio padre era capitano. Lo ricordo all’avvicinrsi delle feste di Natale. Ci faceva dei regali, ci comprava vestiti nuovi, giocattoli e la bicicletta. Ciò faceva la gioia di Davis e la mia. Da quando lui non c’è più la mia vita è cambiata. Penso sempre a mio padre che è morto sotto i miei occhi.

Un mattino ci siamo svegliati, stavo conversando con mio padre quando abbiamo visto una macchina che si fermava. Alcuni uomini armati sono usciti con le armi in pugno. Ci hanno portati in un casolare abbandonato e hanno iniziato a picchiarci entrambi. Mi hanno violentato davanti  a lui e quando hanno finito con me gli hanno sparato. Non si fermavano di sparare malgrado il sangue che scendeva sul suo corpo. Ho visto mio padre morire. Da quel giorno sono una ragazza senza forze. Siamo scappate con mia madre e abbiamo lasciato tutto. La bella casa, i miei giocattoli, la mia scuola, la mia camera e la nostra macchina. Anche la mia vita è cambiata. E’ diventata un incubo. Mi ricordo sempre di mio padre e gli parlo. A volte lui mi viene vicino quando dormo e mi consiglia …

Ornella ha imparato taglio e cucito in una scuola. A fine mese riceve il diploma di fine corso. Desidera tornare in Centrafrica da suo zio. Si porta sempre appresso una bambola di pezza.

... Eravamo una famiglia unita malgrado i figli che mio padre aveva avuto con altre donne. Mia madre lo diceva di nascosto. Io non le credevo perché lui mi voleva bene e mi sorprendeva sempre coi regali. Siccome ero spesso malata mia madre mi vietava di fare i lavori domestici. A scuola ero piuttosto  svogliata e mio padre mi ha punito una sola volta. Ogni domenica si partiva in chiesa e a volte anche durante la settimana. La domenica era una festa perché potevamo sottrarre una parte dei soldi dell’elemosina per comprarci i dolci e le caramelle. Mio padre voleva che io diventassi una suora ma a me piaceva il mestiere di  sarta di alta moda. Nel 1997 i ribelli attaccarono la capitale. Ci siamo chiusi in casa ma dopo qualche giorno i soldati entrarono e uccisero mio padre davanti a noi. Con mia zia, mia madre e mia sorella minore ci siamo rifugiate a Brazzaville da una famiglia amica. Poi i militari ci hanno portato in foresta per un anno. Le donne erano stuprate e tutti erano picchiati. Abbiamo potuto scappare all’estero…

Jodelle lavora in un internet café di Niamey. Vorrebbe studiare l’inglese ed è sarta. Ha incominciato a cucire il suo abito da sposa. Non vuole tornare al paese. Spera di abbandonare l’Africa.

… Mi trovo a Niamey dal 2009. La guerra di Goma mi ha portato fin qui. Hanno ucciso mio marito e altri familiari. Mia figlia piangeva e i vicini la sgridavano per paura. Alcuni vicini ci hanno aiutato a partire con l’aereo nel Mali e da lì siamo arrivati in Niger. Non conoscevo nessuno: tutto era difficile. Ho portato a Niamey l’altra figlia che non vedevo da 5 anni. Parliamo nel dialetto di quando era bambina. La guerra fa molto male. Però bisogna imparare a perdonare. Solo così Dio asciuga le nostre lacrime. Sono contenta perché le mie figlie ora sono qui con me…

Miriam lavora come domestica e ha cambiato molti padroni. Adesso affitta una camera con le figlie nel centro città. Vuole celebrare degnamente il 20 giugno. Giornata mondiale dei rifugiati.

Niamey, giugno 2014