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Washington, il prom dei nerd e l’arma della propaganda

Nella trilogia Hunger Game, i ricchi e privilegiati vivono nella capitale di Panem. Capitol, questo il nome, assomiglia ad una sorta di circo-fiera-delle-vanità dove gli abitanti passano il tempo a divertirsi con spettacoli-raduni. Le feste sono all’ordine del giorno, ancora più popolari sono quelle pubbliche, dove la gente assiste a talk show con conduttori super celebri. A volte questi eventi vengono trasmessi anche nei 12 distretti dove vivono i poveri, gli sfruttati, o l’equivalente della vecchia classe operaia, insomma la maggior parte della popolazione.

Questo week end la capitale americana si è trasformata in una gigantesca festa spettacolo. Grazie a CNN, C-Span ed ai social media gli americani ed il mondo hanno potuto assistere allo spettacolo della tre giorni di festività tra politici, volti celebri e rappresentati dei media, coloro che in fondo hanno il compito di raccontarci la vita dei primi.

Un tempo ci si limitava a una cena organizzata dalla Casa Bianca con i corrispondenti stranieri, e cioè un paio di centinaia di giornalisti membri del club dei corrispondenti. Questo era l’unico evento dell’anno in cui non si parlava di politica, ma ci si divertiva tra persone che quotidianamente lavorano in campi opposti, si trattava di una sorta di tregua culinaria tra combattenti. Oggi i membri del club sono circa 300 giornalisti, tuttavia alla cena ne hanno partecipato almeno 3000. Un evento gigantesco insomma.

Come negli spettacoli popolari descritti nella trilogia di Hungher Game, Barak e Michelle Obama sono stati intrattenuti sul palco da un famosissimo comico statunitense, Joel McHake, star della celeberrima serie della NBC Community. Tuttavia questo evento, considerato un tempo il più importante del fine settimana, non è stato più il più ambito. A quanto pare questo fine settimana la gente ha fatto carte false per essere invitata alla festa organizzata da Bloomberg e Vanity Fair, che quest’anno si è svolta nella residenza dell’ambasciatore italiano, a Villa Firenze. La terrazza è stata allestita con un bar che si affacciava su uno dei prati più curati della città, dove chi veramente conta nella capitale americana, e quindi nel mondo, ha potuto intrattenersi con i propri pari.

Tra gli invitati di spicco i cervelli di Silicon Valley che quest’anno hanno partecipato in massa alle festività. Da almeno un decennio gli americani hanno ribattezzato la cena tradizionale dei corrispondenti il Prom dei Nerd (secchioni) perché si svolge durante il periodo dei prom dei licei e vi partecipano politici e giornalisti. Ma quest’anno la descrizione sembra calzare a pennello grazie alle feste organizzate dagli abitanti di Silicon Valley.

Google e Netflix ne hanno organizzata una venerdì scorso all’Istituto della Pace; sabato Yahoo ha indetto il party della bellezza, dove chi voleva poteva avere un manicure o farsi fare un’acconciatura prendendo ispirazione dai volti celebri. Twitter ha addirittura creato Twitter Mirror per il party del Washington Post dove la gente si poteva scambiare selfie, gli autoscatti tanto popolari tra chi è potente e famoso.

Domenica, per chi ancora ha energie e non ha troppo male ai piedi a causa delle scarpe da sera, c’è il brunch organizzato da Yahoo e Tumblr. Insomma Panem a confronto sembra una nazione in quaresima.

In America si dice che Washington DC è come Hollywood ma con abitanti brutti, in fondo questa analogia non è tanto sbagliata, non perché i corrispondenti, i giornalisti o i nerd della Silicon valley, non sono attraenti, al contrario, la maggior parte ha corpi scolpiti dagli esercizi fisici, dalla chirurgia plastica e dai cosmetici più costosi al mondo. Piuttosto ci si riferisce alla popolazione degli impiegati, dei burocrati, che come il resto degli americani e della popolazione mondiale conduce un’esistenza da spettatore; costoro ed il resto del mondo, come gli abitanti della capitale di Panem e quelli dei distretti, questo week end sono stati intrattenuti dalla mega festa della politica e dell’informazione, due istituzioni che li tengono schiavi grazie all’arma della propaganda