Scienza

Stamina, almeno tre nuovi casi simili. Aifa: “È colpa della deregulation dei farmaci”

Dall'inizio dell'anno sono state fatte due ispezioni congiunte dei Nas e dell'agenzia del Farmaco: una di queste, nella clinica privata Villa Floria in provincia di Caserta dove si propongono trattamenti di plasma arricchiti di piastrine

Campania e Sicilia, oltre ad altre regioni ancora sconosciute. Episodi simili a Stamina si stanno diffondendo a macchia d’olio lungo la penisola italiana: “In questo momento ci sono altri tre casi ‘simil-Stamina’, e alcuni sono gravissimi”, ha detto il direttore generale dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) Luca Pani alla commissione sanità di regione Lombardia. Secondo tempo dell’allarme lanciato dal comandante dei Nas Cosimo Piccinno il 29 gennaio davanti ai senatori che si stanno occupando dell’indagine conoscitiva sull’origine e gli sviluppi del trattamento proposto da Davide Vannoni. I carabinieri del Nas e i funzionari Aifa (che non hanno però poteri ispettivi) stanno lavorando a questi nuovi casi proprio da gennaio: la vicenda è ancora coperta da segreto istruttorio, ma secondo quanto ha appreso ilfattoquotidiano.it ci sarebbero almeno altri due episodi sospetti, oltre ai tre già rivelati da Pani. 

Niente a che vedere con le infusioni a base di (cellule) staminali mesenchimali “trattate”, del fondatore di Stamina Foundation. Si tratta piuttosto di emulatori del modus operandi di Davide Vannoni che propongono a pagamento metodi “miracolosi” per patologie gravi, diverse dalle malattie neurodegenerative che l’esperto di marketing aveva ipotizzato di potere curare, salvo poi ridimensionare le aspettative dei pazienti al miglioramento della loro qualità di vita. “Due ispezioni sono state fatte e una la faremo nei prossimi giorni”, ha spiegato Pani. A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it una delle città al centro delle verifiche di Aifa e Nas è Caserta. Tra le ispezioni fatte dal nucleo dei carabinieri per la tutela della Salute dall’inizio dell’anno, c’è ad esempio la clinica Villa Floria di Mignano Montelungo in provincia di Caserta. “Non c’entriamo nulla con Vannoni, siamo agli antipodi. Siano anti-Stamina e non vogliamo assolutamente essere confusi con loro”, si è affrettato a dire Giovanni De Luca, direttore sanitario della struttura. Nella clinica del professore, noto per i trattamenti di plasma arricchiti di piastrine (“la pappa piastrinica”) destinati soprattutto agli sportivi, i Nas sono rimasti circa otto ore. Secondo il medico, che ha vinto il premio nazionale Medicina 2014 (patrocinato dal comune di Frosinone), gli ispettori “sono rimasti soddisfatti” perché “hanno controllato minuziosamente tutto per un’intera giornata e da allora non abbiamo più avuto loro notizie”.

Nessuno dei casi simili a Stamina è stato “riprodotto” in Lombardia. La Regione, allora guidata da Roberto Formigoni, è stata la prima e l’unica (ad oggi) ad ospitare in un ospedale pubblico lombardo il trattamento proposto da Vannoni. Quello grazie a cui, secondo il pm di Torino Raffaele Guariniello “non ci sono stati miglioramenti nella salute dei pazienti ma anzi si sono verificati eventi avversi in un numero significativo”. Ma la deregolamentazione delle staminali, denunciata su questo sito dallo scienziato Michele De Luca, ha spinto finora alcuni italiani a rivolgersi all’estero o accedere a trattamenti non autorizzati a base di staminali lavorate all’estero: il primo è il caso della fuga di molti pazienti, in lista d’attesa agli Spedali Civili di Brescia, verso Israele, il secondo riguarda il Giappone. Opzione quest’ultima rivelata dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, che ha ricevuto “lettere da pazienti ai quali alcuni medici avevano proposto per malattie gravi staminali giapponesi. Mi veniva riferito che ai pazienti era stato detto che arrivavano direttamente dal Giappone – ha riferito la scienziata – ma il medico non sapeva che cellule fossero”. E proprio a causa della deregulation, l’attività di Aifa e Nas si sta concentrando sul piano internazionale: “Non bastano più le nostre competenze locali”, sostiene il direttore dell’Aifa. Sulla complessità dei controlli di chi dovrebbe tutelare la salute dei pazienti, resta aperto un interrogativo, rilanciato ieri dal consigliere regionale lombardo Umberto Ambrosoli: “Occorre forse rivedere il meccanismo autorizzativo dando maggiori poteri alle agenzie regolatorie, sul modello della FPI (Food and drug administration) governativa americana?”