Economia

Vendita immobili pubblici, l’Inail piazza meno della metà dei lotti in due aste

Dopo il bando di novembre ad aprile l'ente ci ha riprovato: vendute 21 unità su 65, il 32% dei lotti all'asta. Per un incasso di 4,4 milioni, con un aumento del 18% rispetto al prezzo base di cessione

Due aste per piazzare meno della metà dei lotti in vendita. Il secondo tentativo di cessione di un pacchetto di immobili Inail non si è chiuso con un bilancio molto florido. Segno tangibile che la vendita del mattone pubblico difficilmente potrà essere in futuro un’ancora di salvataggio per enti alla ricerca di contanti e amministrazioni locali al collasso. Del resto con il primo bando di novembre l’Inail era riuscita a vendere appena il 18,5% dei lotti (13 su un totale di 71) con un incasso di 1,77 milioni, in rialzo di appena il 6% rispetto alla base d’asta. La seconda dismissione è andata un pochino meglio: ad aprile sono state vendute 21 unità su 65, il 32% dei lotti all’asta. L’ente ha così intascato 4,4 milioni, con un aumento del 18% rispetto al prezzo base di cessione.

Nonostante i risultati poco confortanti, all’Inail però vedono il bicchiere mezzo pieno. “Attraverso la RAN, rete delle aste telematiche notarili (sviluppata dal Consiglio nazionale del Notariato, ndr), è stato aggiudicato, in due turni d’asta (nov. 2013 e apr. 2014), il 44% dei Lotti immobiliari appartenenti al patrimonio ex SCIP posto in asta dall’ Inail, con un risultato economico complessivo pari a 6,2 milioni di euro – spiega uno nota dell’istituto – Si tratta, in assoluto, della miglior percentuale di aggiudicazioni realizzata con aste pubbliche dal 2010, superando nettamente (+50%) il risultato percentuale globale ottenuto con le aste ex SCIP bandite dal 2010 in poi”.

E in effetti, in passato le cose sono andate anche peggio. Nel 2012, ad esempio, le vendite degli immobili degli enti sono letteralmente naufragate con appena il 17% di transazioni concluse. E più in generale negli ultimi cinque anni le dismissioni pubbliche hanno totalizzato appena 660 milioni su un patrimonio in vendita da 340 miliardi. Dati inquietanti per i Comuni italiani che, attraverso l’Anci, sperano di poter valorizzare il proprio patrimonio grazie ad un’intesa siglata a febbraio con Invimit, la società di gestione del risparmio del ministero del Tesoro. E di poter magari anche attingere alle risorse della Cassa Depositi e Prestiti che a fine 2013 ha acquistato un pacchetto di immobili di pregio da un ristretto numero di comuni. Un’operazione, quest’ultima, che ha consentito di sistemare i conti sia a Firenze, città del premier Matteo Renzi, che a Torino, comune guidato da Piero Fassino, presidente dell’Anci e consigliere della stessa Cdp.