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Guaio Sorgenia, De Benedetti rinvia ancora l’approvazione dei conti in attesa soluzione

In attesa di un accordo con le banche sul debito da 1,9 miliardi, rinviato per la seconda volta il cda sul bilancio 2013. Si slitta così di due mesi sul calendario originario

I conti in casa De Benedetti ancora non tornano. E così per la seconda volta in poche settimane l’approvazione del bilancio 2013 della holding di famiglia, Cir, è stata rinviata. Se ne parla per il 5 giugno con assemblea dei soci a seguire il 30 dello stesso mese. Quasi due mesi dopo, cioè, la data inizialmente prevista per il cda sul bilancio che era stato fissato per il 14 aprile e poi spostato al 28 con assemblea per il 10 giugno. Un bel ritardo sulla tabella di marcia, integralmente imputabile al caso Sorgenia, l’indebitata società per l’energia del gruppo Cir che ha in corso da mesi un durissimo braccio di ferro con le banche creditrici. Mps in testa, Unicredit e Intesa a seguire, per un totale di 21 istituti coinvolti su una partita debitoria da 1,9 miliardi di euro, non sono del resto disponibili a fare concessioni più o meno gratuite.

Dal canto suo la holding dei figli dell’ingegnere non è vincolata da particolari garanzie che la obblighino a versare nelle casse esangui di Sorgenia più dei 100 milioni che ha deciso di stanziare per la ricapitalizzazione necessaria stimata in 400 milioni di euro“Le nuove date consentiranno alla società di tenere conto degli eventuali progressi nei negoziati in corso tra la controllata Sorgenia S.p.A. e le banche creditrici sulla ristrutturazione del debito della società – si legge in una nota di Cir -. A oggi, infatti, Sorgenia S.p.A non ha potuto approvare il proprio bilancio 2013 in quanto il processo di ristrutturazione finanziaria non è ancora sufficientemente maturo. La mancata approvazione del bilancio da parte di Sorgenia S.p.A., consolidata integralmente da Cir S.p.A, costituisce pertanto un impedimento alla formulazione e all’approvazione del bilancio consolidato di Cir”.

Sullo sfondo un governo, quello di Matteo Renzi, che non ha ancora scoperto le carte sulle sue intenzioni in termini di politica energetica con i produttori tradizionali che negli anni sono stati messi letteralmente in ginocchio dalle sussidiatissime rinnovabili. E che, nel caso dei De Benedetti, si aggiungono a una situazione non particolarmente agevole nell’investimenti fatti nel ramo auto. Che emerge dai conti della controllata Sogefi. La società di componentistica auto ha infatti chiuso il primo trimestre 2014 con perdite per 6,3 milioni di euro, dopo ristrutturazioni per 11,3 milioni, e ricavi a circa 340 milioni in crescita del 2,9% (+9,1% a cambi stabili). “L’effetto cambi negativo dovuto all’euro forte e l’accelerazione delle ristrutturazioni in Europa (oneri per 11,3 milioni nel primo trimestre 2014 rispetto a 0,4 milioni nel 2013) pesano sui risultati trimestrali”, spiega il gruppo dei De Benedetti. Il risultato operativo si attesta a 22 milioni, stabile rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, mentre il margine Ebit è in calo a 5,8 milioni (18,2 milioni) e l’indebitamento netto passa a 322,5 milioni di euro (305 milioni a fine 213).