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Manager pubblici: oggi le nomine per Enel, Finmeccanica ed Eni (finita l’era Scaroni)

Quasi certo Descalzi al cane a sei zampe, testa a testa tra Starace e Mangoni per prendere il posto di Conti. Chiarini per Terna, Caio alle Poste. Mauro Moretti potrebbe andare a Finmeccanica

Alle 18 di oggi la guerra di indiscrezioni, trattative e giochi di potere sarà finita. Attenderà la chiusura delle Borse il governo Renzi per rendere note le nomine ai vertici delle società partecipate di Stato, con un giro di poltrone che si preannuncia particolarmente drastico anche per via delle direttive seguite dall’esecutivo: criteri di onorabilità (no a condannati e imputati) e parità di genere. In attesa delle ufficializzazioni, sui giornali tiene banco ancora il toto-nomi. Poche le certezze granitiche, molte le ipotesi ricorrenti. Secondo il Messaggero ci sono voluti i tempi supplementari “ma alla fine Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan hanno quasi sciolto tutte le riserve”. Se all’Eni la successione di Claudio Descalzi, l’attuale capo del settore esplorazione del Cane a sei zampe è data per quasi fatta, all’Enel non tutto è definito. Vige un fortissimo riserbo, ma da quello che trapela il candidato interno, l’attuale amministratore delegato della controllata Enel Green Power, Francesco Starace, sarebbe insidiato dal numero uno di Sorgenia (gruppo Cir) Andrea Mangoni. Fuori gioco l’amministratore delegato del gruppo Cir-Espresso, Monica Mondardini. In Terna è dato in pole position l’amministratore delegato di GdF-Suez Italia, Aldo Chiarini. Il nome più gettonato per prendere il posto di Massimo Sarmi alla guida di Poste potrebbe essere quello di Francesco Caio, ex Mister Agenda Digitale, già amministratore delegato di Cable & Wireless e di Avio. Ancora incerta la corsa per Finmeccanica, con in pista l’attuale amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, che nonostante i contrasti sugli stipendi dei manager, resta molto stimato da Renzi.

Ipotesi simili le fa anche la Repubblica. Descalzi è in pole quale nuovo amministratore delegato dell’Eni anche secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro. Mauro Moretti lascia le Ferrovie e va a Finmeccanica. Al suo posto alle Ferrovie potrebbe andare Domenico Arcuri, ora ad di Invitalia. Per l’Enel tre opzioni: Francesco Starace, attuale ad di Enel Green Power, Andrea Mangoni, ad di Sorgenia e Monica Mondardini. Per le Poste in lizza Matteo Del Fante, direttore generale della Cassa depositi e prestiti. Secondo il Corriere della Sera restano da sciogliere ancora alcuni nodi. Il più intricato dei quali, a quanto pare, sarebbe quello dell’Enel. Infine secondo la Stampa qualche casella sarebbe riempita, in particolare per i posti di amministratore delegato: Claudio Descalzi all’Eni, Francesco Starace all’Enel, Monica Mondardini a Poste, Francesco Caio a Terna. La partita decisamente aperta è quella per la successione ad Alessandro Pansa a Finmeccanica. Da giorni circolano due candidati interni – Giuseppe Giordo e Antonio Perfetti – ma nel governo c’è chi propone di spostare su quella poltrona il numero uno di Ferrovie Mauro Moretti. Per la presidenza è possibile la riconferma di Gianni De Gennaro. Una delle ultime ipotesi per la presidenza Eni è quella di Elisabetta Belloni, già apprezzata capo dell’unità di crisi della Farnesina. Si fa il nome di Patrizia Grieco per Terna, mentre Fulvio Conti spera di rimanere in Enel come presidente.

Una partita, insomma, che per il governo rappresenta “una rivoluzione culturale” anche in virtù di “una sostanziale parità di genere” tra manager uomini e donne, come annunciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Il tutto – ha detto l’ex sindaco di Reggio Emilia – “per colmare un ritardo dell’Italia che è di almeno 30 anni”. “Vogliamo dirigenti capaci e che siano orgogliosi di guidare aziende che sono un patrimonio dell’Italia. Come accade in Francia” ha detto Delrio, che ha confermato i contatti con Vittorio Colao, amministratore delegato di Vodafone: “Al di là di Colao, i rifiuti non ci sono quasi stati. Del resto, un manager fa più volentieri l’ad di una grande azienda pubblica anziché il ministro o il parlamentare. E’ una situazione oggettivamente diversa”.