Politica

Voto di scambio, Forza Italia va alla guerra: “Presenteremo 1000 emendamenti”

La riforma torna alla Camera e i berlusconiani (con Ncd, Gal e Sc) riaccendono lo scontro: "Punire solo i politici 'consapevoli' della provenienza mafiosa dei voti". Brunetta: testo "eversivo". Ma il relatore Mattiello (Pd) replica: "Chi fa politica in Italia non può non chiedersi chi sia Tizio e chi sia Caio"

La riforma del reato di voto di scambio torna alla Camera ed è subito scontro. Contro la nuova formulazione, molto più incisiva dell’attuale articolo 416 ter del codice penale, Forza Italia scende sul piede di guerra e minaccia ostruzionismo, con la presentazione di “mille emendamenti”. La rivolta è intorno a un avverbio: “consapevolmente”. Secondo il testo licenziato da Palazzo Madama – e già allora si era scatenata la rivolta berlusconiana – è punibile il politico che accetta voti da un mafioso in cambio di denaro o altre utilità. Il centrodestra – oltre a Forza Italia anche Ncd e Gal – insieme a Scelta civica vorrebbe che la punibilità sia solo per chi “accetta consapevolmente” i voti dal mafioso. E su questo la legge rischia di impantanarsi. L’intenzione del Pd, ribadita dal relatore Davide Mattiello (esponente di Libera, la rete guidata da don Luigi Ciotti che da anni chiede la riforma del 416 ter), è di licenziare il testo senza apportare modifiche e farlo diventare legge. Un testo sul quale hanno espresso parere positivo anche M5s, Lega e Sel.

Il disegno di legge è arrivato alla Camera  in terza lettura dopo le modifiche apportate dal Senato. Ed è proprio a Montecitorio che i deputati forzisti annunciano l’ostruzionismo. Il perché lo ha spiegato in una conferenza stampa Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali, secondo cui “la norma incriminatrice è troppo ampia. Tanto che – ragiona Sisto – se una cosca volesse eliminare un politico ‘sgradito’, basterebbe la parola per far scattare l’indagine con una sanzione durissima”. Insomma, secondo il partito di Silvio Berlusconi – che ha presentato una pregiudiziale di incostituzionalità -, il nuovo ddl, potrebbe trasformarsi in un’arma nelle mani dei mafiosi per eliminare politicamente uomini poco graditi.

In realtà, fa notare un addetto ai lavori che preferisce non essere citato, la questione è più di bandiera che altro. “Un reato presuppone sempre la consapevolezza di chi lo commette, dunque che l’avverbio ‘consapevolmente’ sia inserito o meno nel testo non cambia nulla”. La partita vera poi si gioca in tribunale. E in certi territori è difficile immaginare che un politico davvero non sappia da chi sono gestiti i voti portati in dote da un interlocutore. Ecco come il relatore Mattiello spiega lo spirito della nuova formulazione: “Chi fa politica in Italia non può non chiedersi a priori chi sia Tizio o chi sia Caio. Insomma, al politico italiano la legge impone un carico di responsabilità maggiore e specifico nel discernere i soggetti con i quali stabilire accordi. In questo il Parlamento deve assumersi fino in fondo il proprio compito, rappresentando la sovranità del popolo, nello stabilire liberamente quali siano i comportamenti ritenuti gravi per la Repubblica e come sanzionarli, certo nel rispetto dei vincoli costituzionali”.

Tra i più scatenati avversari del nuovo testo il capogruppo forzista Renato Brunetta: “E’ un testo eversivo rispetto alle garanzie costituzionali della nostra libertà politica e democratica, un’arma impropria in mano a chi vuole colpire un’attività politica anche inventando situazioni di illecito”. Gli risponde Pina Picierno, responsabile Legalità e Sud del Pd. “L’onorevole Brunetta ha sprecato una buona occasione per tacere. Anziché perdere tempo con elucubrazioni fantasiose, farebbe meglio a dimostrare rispetto per le migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’appello-promosso da Libera e da Don Ciotti, per l’approvazione del 416ter. Con buona pace del capogruppo di Fi, andremo avanti con convinzione, perché il Parlamento deve rispondere alle tante persone perbene che guardano alle Istituzioni con fiducia e speranza”.

La campagna ha comunque ottenuto l’obiettivo principale che si era prefissata. Il 416 ter attualmnete in vigore punisce solo i politici che ottengono pacchetti di voti “in cambio di erogazione di denaro”. Un caso che non raprresenta la realtà del fenomeno, anche secondo molti magistrati impegnati sul fronte antimafia che da anni invocano la riforma. Il testo ora in discussione abbraccia invece altre e più diffuse modalità: “Chiunque accetta la promessa di procurare voti… in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis (la reclusione da sette a dodici anni, ndr).

Anche Scelta civica vorrebe cambiare il testo, pur prendendo le distanze dagli “isterismi” di Forza Italia. “Il testo approvato al Senato sul voto di scambio presenta vari problemi, e anche qualche dubbio di incostituzionalità”, afferma Andrea Mazziotti, membro della commissione affari costituzionali della Camera. “E’ auspicabile un ritorno in commissione per correggerlo e riavvicinarlo al testo inizialmente approvato dalla Camera che era decisamente migliore e che è stato votato all’unanimità”.

Sulla lunghezza d’onda del centrodestra si sintonizza l’Unione camere penali, secondo cui il testo, così come modificato, “finirebbe per introdurre una fattispecie del tutto priva di condotta materiale, carente dal punto di vista della tassatività e della determinatezza, e con un riferimento talmente generico che negli ultimi tempi era stato addirittura censurato dalla giurisprudenza anche per quanto riguarda la configurabilità del cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa”. Insomma, una fattispecie che così come costruita, fa notare l’Ucpi, “finirebbe per delegare una inaccettabile discrezionalità all’interprete ponendosi fuori del solco costituzionale”. Per i penalisti il Parlamento “deve rimeditare questa scelta che così come operata finirebbe per aggravare il latente conflitto tra politica e magistratura, che rischia di diventare un suicidio della politica ulteriormente testimoniato anche dal dichiarato intendimento di censurare persino le condotte ‘inconsapevoli'”.