Politica

Conflitto d’interessi: Giunta decide su Colaninno, Bombassei e altri 5 deputati

La commissione si riunisce per decidere dell'incompatibilità di proprietà o cariche di potere di sette eletti con la loro attività di parlamentari. Crippa (M5s): "Vogliamo chiarimenti. Sono posizioni manifeste e non possiamo lasciarle passare con leggerezza". Nella lista anche Vitelli, Gitti, Galli, D'Agostino e Matarrese

Cariche di potere in società legate allo Stato incompatibili con l’attività di parlamentare? Mentre il Parlamento boccia l’emendamento sul conflitto d’interessi nella riforma del sistema di voto, e in Aula si attende da anni una nuova legge che regoli la situazione personale di chi fa politica, la giunta delle elezioni procede con la messa in discussione di imprenditori eletti a Montecitorio. Alberto Bombassei e Matteo Colaninno. Poi Salvatore Matarrese, Paolo Vitelli e Giampaolo Galli. Ma anche Gregorio Gitti e Angelo D’Agostino. Sono sette gli onorevoli che nelle prossime ore finiranno all’esame perché sia deciso sulla loro ineleggibilità. A indebolire le loro posizioni potrebbero essere le cariche di presidenti e consiglieri d’amministrazione o la proprietà di aziende che risultano vincolate con lo Stato. “Chiediamo che vengano dichiarati ineleggibili”, commenta il deputato M5s Davide Crippa, “abbiamo analizzato i singoli dossier e riteniamo che si tratti di situazioni non compatibili con l’attività di parlamentare. Nel caso questo non fosse possibile, cercheremo di chiedere più generalmente l’incompatibilità”. Il comitato permanente per le ineleggibilità e le decadenze fotografa la situazione dei parlamentari (grazie ad autocertificazioni degli stessi) al momento dell’elezione e valuta eventuali conflitti d’interesse, in riferimento all’articolo 10 della legge del 1957. La relazione presentata è quella dell’onorevole Antonio Pagano del Nuovo centrodestra e il Movimento 5 stelle ha annunciato attaccherà punto per punto la situazione dei sette deputati. 

La lista sul tavolo della Giunta comincia con Alberto Bombassei, deputato di Scelta civica eletto in Lombardia ed ex vicepresidente di Confindustria. “A lui contestiamo”, dice Crippa, “la carica di presidente di Brembo Spa. Nessun problema, se non fosse che dal 2009 ha i lavoratori che godono della cassa integrazione. Senza dimenticare poi che è presidente anche di Kilometro Rosso, azienda che ha molte partnership con il ministero dell’istruzione. A che titolo?”. Nella lista di cariche di Bombassei c’è anche quella di membro del cda del Nuovo Trasporto Viaggiatori (la Ntv di Italo, nella cui società si trovano anche Montezemolo e Della Valle), ma anche di Atlantia, Italcementi e Pirelli. Poi c’è il deputato Pd Matteo Colaninno, tra le altre cose vicepresidente di Piaggio e membro del cda di Intermarine Spa: “Su quest’ultimo punto”, continua Crippa, “focalizzeremo l’attenzione soprattutto. E’ nel consiglio d’amministrazione di un gruppo che ha tra i suoi ambiti di lavoro quello della produzione navale da difesa. Ma a chi può vendere se non allo Stato? Chiederemo maggiori spiegazioni”. Lungo il dossier che riguarda l’imprenditore Salvatore Matarrese di Bari, pure lui eletto nelle liste di Scelta civica: “Il quadro”, dice Crippa, “lo pone subito in una condizione di ineleggibilità manifesta. E’ presidente di società edili che costruiscono sul territorio e che hanno una relazione diretta con lo Stato. Tra le altre cose, le imprese di Matarrese hanno gestito il restauro della pinacoteca dell’Accademia di Carrara a Bergamo, la riqualificazione della scuola economia e finanze dell’Agenzia del demanio e di una sede dell’università de La Sapienza di Roma”. Nella lista compare poi Paolo Vitelli, altro eletto con Scelta civica e presidente di Azimut Benetti che produce yacht e che ha una concessione per i cantieri di Livorno. Vitelli è anche consigliere di Porta a Mare s.p.a., una società costituita per trasformare l’ex area dei cantieri livornesi nel nuovo “waterfront” (e quindi sarà interessata quasi esclusivamente in operazioni immobiliari). “L’onorevole”, dice il rapporto M5s, “detiene proprietà e partecipazioni oltre incarichi apicali, in numerose società. Richiediamo per questo ulteriori documentazioni”.

C’è poi la scheda che riguarda il parlamentare dei Popolari per l’Italia Gregorio Gitti, genero di Giovanni Bazoli (presidente di Intesa San Paolo), che appartiene al cda delle librerie Feltrinelli e di Skira Editore: “E’ inoltre consigliere d’amministrazione della Bassilichi Spa, società che ha tra i propri clienti numerose realtà legate allo Stato, dalle Asl alle aziende ospedaliere, fino a università, regioni e enti locali”. Ancora un montiano: Angelo Antonio D’Agostino, imprenditore legato (almeno al momento dell’elezione) a numerose società di costruzione. “Solo nel luglio 2013”, continua Crippa, “D’Agostino ha vinto un appalto del comune di Avellino. Vogliamo chiarimenti anche su questo punto”. Infine si chiederanno approfondimenti sul deputato Pd Giampaolo Galli, ex direttore generale di Confindustria, a cui verranno contestata la sua presenza nel cda di Cerved Group e Fondiaria.

Il comitato della Giunta analizzerà le posizioni dei sette parlamentari che hanno presentato autocertificazioni per le cariche detenute al momento dell’elezione. Il riferimento è all’articolo 10 del testo unico della legge 361 del 1957 che regola l’ineleggibilità. All’interno di questo articolo, si specifica che sono dichiarati non eleggibili tutti coloro che “in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni” oppure “per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Rientrano tra questi anche “rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi”, e pure “i consulenti legali e amministrativi”.

“Chiediamo”, specifica la relazione che presenterà la deputata M5s Fabiana Dadone, “che si debba tenere conto di una duplice lezione di buon senso. Da una parte le particolari condizioni economiche di questo Paese ci impongono la massima coerenza nell’interpretazione delle norme di ineleggibilità e di incompatibilità. Dall’altro, non si può sostenere l’assoluta parità di chances, e quindi la completa eleggibilità e compatibilità, di parlamentari eletti su un territorio in cui siano anche proprietari, soci, presidenti, amministratori, rappresentanti legali di realtà economiche”.