Il Fatto del Lunedì

La responsabilità politica non è riassumibile in una sentenza giudiziaria

Durante la trasmissione Mix24 di venerdì scorso, condotta da Giovanni Minoli su Radio24, il governatore del Veneto Luca Zaia, tra le tante cose, alcune delle quali condivisibili, ha lanciato di sfuggita una proposta: “Si faccia un tribunale ad hoc per gli amministratori e si giudichino in 30 giorni o 60 giorni.” I politici, sempre più colpiti da imbarazzanti avvisi di garanzia, dovrebbero avere una corsia preferenziale nei processi.

Detto che le leggi speciali si facevano negli anni settanta contro il terrorismo, mi sembra un nonsenso etico, politico e ovviamente giuridico, che però fotografa in modo plastico la bizzarria dei tempi in cui viviamo. Il compito dei politici, o degli amministratori, è isolare le mele marce. E il compito dei cittadini è non votare le mele marce. Questo è quello che dovrebbe tornare a fare la politica, e quello che dovrebbero tornare a fare i cittadini. Questa è la forma elementare del gioco democratico.

La “responsabilità” del politico e la “responsabilità” del cittadino. Che problemi del genere possano essere risolti dalla magistratura, non sta né in cielo né in terra. Non si può scaricare una responsabilità etica e politica sempre su altri. Se Renzi o la Lega o qualunque altro partito ha ministri o sottosegretari o funzionari indagati, devono essere la Lega o Renzi o qualunque altro partito ad assumersi la responsabilità politica di far finta di niente o di scacciarli, e i cittadini dovrebbero poi votare di conseguenza. Non può essere la magistratura a togliere le castagne dal fuoco, con un tribunale ad hoc, e leggi speciali. Non ci può essere sempre qualcuno più “responsabile” per lavarsene le mani. La responsabilità politica non è riassumibile in una sentenza giudiziaria.