Cronaca

Messina, il prefetto del Re e la cultura vietata

Il Teatro Pinelli di Messina equivale, in Sicilia, al Teatro Valle di Roma. In Sicilia, però, fare teatro e cultura, e denunciare le speculazioni, è molto più difficile che a Roma. In poco più di un anno, i ragazzi del teatro Pinelli sono stati scacciati due volte (con relative denunce) dai luoghi abbandonati che avevano occupato e faticosamente attrezzato per realizzarvi decine di iniziative culturali e artistiche di alto livello.

L’ultimo di questi luoghi “occupati” è l’ex Casa dello Studente: anche qui, macerie e ragnatele sono state rimosse, per ricostruire pazientemente un luogo culturale. Poco fa, tuttavia, la polizia si è presentata all’ingresso e ha cominciato a identificare studenti, teatranti, giornalisti e semplici passanti. L’ennesimo sgombero? O solo un cortese promemoria del fatto che in questa città – sindaco pacifista o meno – ognuno si deve fare i fatti suoi?

Vi consiglio di andare a vedere di  persona. Ad assistere all’ennesimo cacciata della cultura e dell’arte da una città come Messina dove, dal terremoto in poi, la speculazione e il malgoverno le avevano sistematicamente cacciate. Speriamo di trovare già sul posto, a difendere gli studenti e gli artisti, il sindaco Renato Accorinti, con la sua fascia tricolore e i suoi poteri arbitrariamente dimezzati: Il Regio Prefetto (a Messina la repubblica deve ancora arrivare), infatti, in questi mesi si è  rifiutato di riceverlo personalmente, per diverse volte. Non solo la cultura e il teatro ma il pacifismo a Messina sono una malattia da estirpare, con o senza fascia tricolore.