Scuola

Lettera di un maestro a chi deve scegliere una scuola in un Paese anormale

Cari ragazzi,

un tempo dicevano di scegliere la scuola tenendo conto delle passioni. Oggi vi dico, scegliete il vostro futuro prendendo atto che non siete nati in un Paese normale. Migliaia di voi in questi giorni stanno decidendo se frequentare il liceo classico o l’artistico, l’istituto professionale per la moda o agrario. Non so se i vostri insegnanti ve l’hanno detto ma questo è un Paese dove non troverete lavoro.

Spero che qualcuno vi abbia fatto leggere questo dato: il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato al 41,6% come nel 1977. Una cifra così alta che difficilmente in pochi anni potrà abbassarsi.

Forse in classe stamattina non ne avete parlato, ma sulla maggior parte dei quotidiani, era riportata la notizia che 6.964.000 giovani tra i 18 e 34 vivono ancora con mamma e papà. Sono quelli che gli intellettuali  radical chic e i politici chiamano “mammoni”, “choosy”, “bamboccioni”, “fannulloni”, “sdraiati”. Eppure tra questi vi sono miglia di ragazzi che con una laurea in mano, magari anche un master, sono costretti a lavorare per cooperative nelle nostre scuole, a 8 euro lordi l’ora.

Voi entrerete presto a far parte di questa Generazione Boomerang, così la chiamano. Quando cercherete lavoro, vi diranno che siete troppo giovani per essere assunti a tempo determinato: vi proporranno uno stage non retribuito. Qualcuno dopo i 30 anni sarà assunto con un contratto a tempo determinato: lavorerete un anno e poi sarete licenziati. Non troverete nessuno a tutelarvi: non un sindacato, troppo impegnato tra un congresso e l’altro; non un politico, troppo preso dall’ennesima polemica tra Renzi e Letta, tra Alfano e Berlusconi.

Sarete costretti, come tanti di noi, a vivere ancora sotto il tetto dei genitori o ad appendere la vostra laurea in un bel quadro in camera per poi indossare la tuta d’operaio.

Caro ragazzo, tu potresti essere un mio ex alunno, uno di quelli cui ho insegnato a rompere sempre le scatole, a non essere mai indifferente, a non stare mai zitto di fronte alle ingiustizie e a viaggiare. Ora che per la prima volta stai per scegliere il tuo futuro, pensa che dovrai avere la valigia pronta, non dovrai conoscere confini, dovrai da solo imparare le lingue che la scuola italiana t’insegnerà male, dovrai acquisire le competenze digitali necessarie a competere sul mercato del lavoro mondiale.

Nei giorni scorsi in occasione della seconda giornata nazionale sul tema dell’alternanza scuola lavoro, sono stati forniti dati preoccupanti: ad oggi il progetto coinvolge solo l’8,7% degli studenti italiani. Solo il 2,4% degli studenti liceali sperimenta concretamente la vita dell’impresa durante il proprio percorso di studio. Una situazione che il vice presidente per l’education di Confindustria Ivan Lo Bello ha criticato: “Noi oggi subiamo un deficit di orientamento che provoca disallineamento tra domanda e offerta di lavoro”.    

Ecco, prima di scegliere la tua prossima scuola, apri il quotidiano: informati su ciò che sta accadendo fuori dalla tua classe, apri gli occhi sul tuo Paese e non solo. Non basta un open day, una passerella tra le aule messe in bella mostra per conquistare clienti!