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Francesco Bettoni, il ‘Mastrapasqua di Brescia’ con una ventina di poltrone

Ora al vertice della Camera di Commercio di Brescia e presidente della Brebemi. Poi è stato a capo di Confagricoltura Lombardia e molto altro. E, quanto a incarichi multipli, non ha nulla da invidiare all'ex numero uno dell'Inps

C’è pure chi lo chiama il Mastrapasqua di Brescia. Perché con la sua ventina di poltrone Francesco Bettoni ha ben poco da invidiare all’ormai ex presidente dell’Inps, alias ‘mister 25 poltrone’. E pensare che quelle di Bettoni hanno subito pure una bella cura dimagrante, dalle trenta che erano fino a un paio di anni fa. “La ricetta dei suoi successi unisce agricoltura, istituzioni, imprenditoria e grandi opere”, si legge su Wikipedia. Chiaro tributo a una delle più riuscite versioni padane della più classica sfilza di conflitti di interesse all’italiana.

Bettoni ha fatto carriera da imprenditore del settore agroalimentare e dal 1992 è al vertice della Camera di Commercio di Brescia. Recordman pure di durata, dunque. Senza disdegnare ogni tanto qualche nuova passione, come quella per le grandi infrastrutture. E’ infatti presidente della Brebemi, la società nata per realizzare la nuova autostrada parallela alla A4 che collegherà Milano con la città della Leonessa. Un progetto finanziato dalla Cassa depositi e prestiti e dalla Banca europea degli investimenti, entrambe pubbliche, e da una serie di istituti privati. Tra questi c’è pure il Banco Popolare di Brescia che, tra i consiglieri di amministrazione, ha proprio Bettoni. Che con una mano concedeva prestiti ponte alla Brebemi e con l’altra li accettava soddisfatto. Chissà poi se l’anno scorso, quando parlava da presidente di Unioncamere Lombardia delle difficoltà delle imprese a ottenere prestiti, il suo ruolo in banca ha reso più indulgenti certe dichiarazioni che si sono limitate a constatare: “La disponibilità del sistema bancario a concedere credito deve aumentare”.

Con una laurea in Scienze sociali e specializzazione in Sociologia rurale, Bettoni non ha mai negato il suo amore per la campagna. Come poi questo possa andare d’accordo con l’asfalto da gettarci sopra, l’ha fatto capire qualche anno fa quando ha definito la Brebemi un’“autostrada verde”, visto che nelle sue intenzioni i chilometri di asfalto dovrebbero essere accompagnati da boschi e resi invisibili da barriere alte fino a 12 metri vicino ai centri abitati.

Del resto cemento e campagna trovano la giusta sintesi anche nelle poltrone su cui siede. Da un lato Bettoni è presidente anche di Argentea, la società che gestirà la Brebemi, presidente di Autostrade Lombarde, e ancora: consigliere di amministrazione di Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Autostrade Bergamasche, Tangenziali Esterne di Milano. Dall’altro è presidente onorario dell’Unione provinciale agricoltori di Brescia, ruolo che ricopre da quando, poco più di un anno fa, ha perso dopo un trentennio la presidenza effettiva. Un avvicendamento che per lui è stato causa di qualche malumore e della scelta di dimettersi dopo anni dalla presidenza di Confagricoltura Lombardia. Come rappresentante degli agricoltori, cosa ne pensava delle nuove infrastrutture? Niente. Preferiva rilasciare commenti da presidente della Brebemi. Nel 2011, per esempio, in un periodo in cui aveva lasciato temporaneamente la presidenza di Confagricoltura Lombardia, sull’ok del Cipe alla Tem, la tangenziale esterna di Milano, diceva: “Un via libera fondamentale”. Eppure Carlo Greco, direttore di un’altra associazione di agricoltori, la Coldiretti di Milano, nello stesso frangente si lamentava: “Il tracciato divide in due duecento proprietà provocando danni enormi”.

Un copione, del resto, già visto per quanto riguarda i terreni da espropriare lungo il tracciato della Brebemi. Coldiretti temeva per il futuro dell’agricoltura, mentre Bettoni si lasciava andare a un augurio: “Speriamo che le altre organizzazioni non facciano altrettanto”. Era il 2003 e l’augurio era ben riposto, visto che Bettoni era già a capo della Confagricoltura bresciana e di lì a poco lo sarebbe stato anche di quella lombarda. Altra carica e altro potenziale conflitto di interessi. Bettoni è infatti presidente di Uniontrasporti: “Questa è una società consortile nazionale cui concorrono Unioncamere, interporti e associazioni di trasportatori – spiega a ilfattoquotidiano.it Dario Balotta, responsabile Trasporti di Legambiente Lombardia e presidente di Onlit (Osservatorio nazionale liberalizzazioni trasporti) -. Quando Bettoni ha deciso gli aumenti dei pedaggi, pensava alle casse delle autostrade di cui è ai vertici o alle tasche dei camionisti?”.

Fino all’anno scorso nel cda della Fiera di Brescia, Bettoni ancora oggi è consigliere della Spa Immobiliare legata al polo espositivo. In lui non è mai mancato nemmeno uno sguardo all’estero. Verso oriente, tanto che l’hanno fatto cittadino onorario di Shenzhen, metropoli cinese da più di dieci milioni di abitanti. E uno sguardo verso occidente: Bettoni è presidente della Società di partenariato italo nicaraguense. Vanno favoriti gli scambi culturali con il Nicaragua? Macché, anche qui si parla di costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali. Tra le altre poltrone, però, Bettoni ha anche quella nel consiglio della Fondazione del teatro grande di Brescia. Da qualche parte meglio farla saltare fuori, la cultura.

Twitter: @gigi_gno