Scuola

L’Università premia i ricchi. Ecco lo Stato-Robin Hood al contrario

Meritocrazia: la capacità di questa magica parolina di ottenebrare le menti richiederebbe uno studio scientifico. Nonostante le argomentate critiche a questa utopia, la moda di distribuire premietti a destra e a manca sta dilagando. E’ di pochi giorni fa la terrificante idea di appuntare medagliette e coccarde sul petto degli studenti delle scuole: adesso a cavalcare l’onda è l’ateneo di Milano Bicocca, che promette ricompense ben più tangibili. In palio fino a 500 euro all’anno per chi ha la media voti alta.

Affinché la sacralità del merito risalti nella sua purezza, la rettrice Cristina Messa ci tiene a sottolineare che l’iniziativa premierà gli studenti meritevoli indipendentemente dalla propria condizione economica. I rampolli delle famiglie “bene”, quelle che cambiano la macchina quando il posacenere è pieno, saranno formalmente sullo stesso piano di iscritti meno abbienti, lavoratori, pendolari fuorisede per i quali 500 euro possono fare la differenza tra continuare o interrompere gli studi.

Per di più, la gara è truccata. Tutte le statistiche sono concordi: uno dei più potenti predittori del successo scolastico è la ricchezza della famiglia di origine. Secondo un recente studio, ai blocchi di partenza della scuola primaria il 20% degli alunni inglesi ha diritto alla mensa gratis, ma al traguardo di Oxford e Cambridge la percentuale scende all’1%: per gli studenti a basso reddito arrivare a “Oxbridge”  è venti volte più difficile. Chi è già ricco di suo avrà quindi molte più possibilità di incassare rispetto a chi ne avrebbe più bisogno, con la beffa aggiuntiva che quei soldi proverranno in gran misura dalle tasse dei bisognosi.

L’argomento più comune a favore di questa logica di supporto allo studio è che esistono gli evasori fiscali: con i requisiti di reddito una parte dei soldi finisce nelle loro tasche, mentre sul merito sarebbe più difficile imbrogliare. Fermo restando che la lotta all’evasione fiscale è in ogni caso di importanza primaria, ci troviamo davanti ad una scelta: mantenere i requisiti di reddito per supportare i veri bisognosi, anche a costo di dare soldi ad alcuni disonesti? Oppure eliminare i requisiti di reddito, finendo col dare gran parte del denaro pubblico a chi già ne ha abbastanza di suo, a discapito di persone che non potranno istruirsi pur avendone capacità e desiderio?

La scelta tra queste opzioni chiama in causa la finalità stessa dello Stato: redistribuire risorse per garantire diritti. Il servizio pubblico non è stato creato per assicurare salute, istruzione e tutele a chi già se li può comprare, ma per estendere i diritti fondamentali anche all’altro 99% del cielo. Uno Stato che premia quelli che hanno molto con i soldi di chi ne ha pochi non solo non realizza questo ideale, ma diventa un Robin Hood al contrario: un fardello aggiuntivo per chi già non riesce a spuntare una vita dignitosa. E’ la storia a dirci che gli Stati che hanno trascurato i bisognosi per trasformarsi in strumenti del loro sfruttamento non hanno generato altro che violenza. Siamo sicuri che sia questo il futuro che vogliamo?