Società

Droghe leggere: ancora su cannabis e Nozze di Cana

Torno a parlare di canapa, per dire alcune cose: poche ma chiare, se ci riesco.

1) Pur essendo ovviamente favorevole a tutte le proposte sinora avanzate di modifica dell’infausta legge Fini-Giovanardi, che intanto va, in ogni modo abolita, imho, depenalizzare non basta. Ha ragione chi – come i M5S – chiede piuttosto una piena legalizzazione – sia medica che ludica – dei derivati della canapa.
Non solo perché limitarsi a depenalizzare rischierebbe di risolvere solo un aspetto del problema (quello della persecuzione inquisitoria delle decine di migliaia di consumatori abituali di una droga sostanzialmente più innocua del caffè e molto più innocua dell’alcol e del tabacco, così come della sadica proibizione inflitta ai malati che si gioverebbero del suo uso), mentre lascerebbe insoluto quello di combattere le narco-mafie.
Ma anche perché ciò permetterebbe (e, si badi, non solo nel caso della canapa) di controllare davvero la purezza della sostanza, garantendo i consumatori e la salute pubblica, e si tramuterebbe in un introito per lo Stato così grande da poter, per esempio, dare un aiuto concreto al sistema dell’istruzione pubblica, o alla sanità e insieme, a livello di ordine pubblico, libererebbe grandi energie che potrebbero essere utilizzate in ambiti ben più bisognosi di controllo e repressione.
La maniera in cui ciascuno di noi decide di ‘darsi piacere’ non è faccenda di ordine pubblico, a lume di senso comune e di comune ‘liberalismo’.

2) Credo che vada sfatato, una volta e per tutte, il falso mito di una canapa, droga che giunge da lontano, estranea alla nostra storia e alle nostre tradizioni. Tutt’altro.
Pur non essendo certo qui da noi diffuso a livello di massa il consumo di canapa per scopi ludici, la canapa fa parte della nostra storia nazionale, è una pianta che alligna da noi da secoli e che è stata sempre sfruttata e usata negli ambiti più vari. L’Italia ha pullulato di canapa e canapifici per secoli.
È stato Mussolini a iniziare la persecuzione della canapa in Italia, è un aspetto della sua politica estera di avvicinamento agli Usa, ai tempi del Patto di Monaco. Il Duce prova a crearsi un’autorevolezza all’estero, appoggiando il proibizionismo americano che, dopo il fallimento della lotta all’alcol, si riciclava in quello delle ‘droghe’: dalla cocaina, alla marijuana.  Mentre si guarda bene di farlo per la droga nazionale: il vino.
È il fascismo a inaugurare il proibizionismo contro la canapa e, non a caso, è stato Fini a scrivere il suo ultimo, penoso, capitolo.

3) Tralasciando il fatto che Papa Francesco si sia o meno rollato qualche spinello da giovane, non esiste – imho – una posizione ‘de fide’ che i cattolici debbano tenere nell’ambito del consumo di questa, o quella sostanza.
Dato per scontato che la Temperanza sia un’importante Virtù teologale, il comportamento del Cristo alle Nozze di Cana, ad esempio, ci induce a pensare che non possa esserci alcun preconcetto nei confronti delle ebbrezze in generale, visto poi che una droga, il vino, è parte importante della ritualità cattolica.

4) Ciò che più offende chi da anni si batte per la legalizzazione delle droghe leggere e per la fine di ogni proibizionismo è che gran parte del dibattito politico si svolge con argomenti strettamente ideologici, quando non dogmatici: che si tratti dei proclami da inquisitore medievale di Fini, o Giovanardi, quanto delle aperture di taluni, basate solo sul fatto che anche loro da giovani qualche canna se la sono girata. Come se il fatto che il Governatore Galan si sia fumato uno spinello da giovane possa essere un’argomentazione valida per la depenalizzazione della cannabis. Non uno che citi davvero studi scientifici, o saggi antropologici, dati, statistiche: chi di loro conosce Lester Grinspoon, Giancarlo Arnao, o Thomas Szazs?
Il massimo è raggiunto dal nostro Ministero della Sanità che, nel tentativo di parare il colpo, dichiara che la canapa e i suoi derivati sono dannosissimi perché: «danneggiano l’apparato respiratorio e quello immunitario, rendendo più fragile quindi l’organismo di chi ne fa uso alle aggressioni di agenti esterni. Causano l’aumento del battito cardiaco (tachicardie) e mal di testa». Il mal di testa: dicono, senza pudore alcuno, una roba così, in un paese nel quale le droghe legali – alcol, tabacco, barbiturici – mietono decine di migliaia di vittime l’anno. Il mal di testa…

E se di queste faccende iniziassimo a parlarne seriamente, con il coraggio di guardare alla realtà qual è e non come ci piacerebbe che fosse?
Non c’è nessuna ragione scientifica per vietare la canapa. Ce ne sono decine di altre, ovviamente, ma non sono più scientifiche di quelle che Carlo V adottò per vietare nei suoi regni il terribile caffè.