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Immigrazione, i tradimenti di Latifa

L’hanno venduta che non aveva tre anni. Ad ogni anno una tariffa e un prezzo. Un massimo di trenta denari per comprare il campo del vasaio dei cocci rotti. Latifa ricorda poco del primo tradimento perpetrato nella sua famiglia. Dimentica poco o nulla degli anni passati come una prigioniera nascosta in una casa di campagna. L’hanno venduta ad una signora nigeriana tornata al paese. Passano gli anni e lei neppure immagina di portare quel nome. Latifa vuol dire amabile. Un giorno qualunque potrà essere come nulla fosse accaduto. Nome tradito da una profezia lontana.

Torna da chi l’ha venduta senza riscatto. Il tradimento con la madre che non conosce e il padre sempre assente. Latifa mai amata e tradita vuole mettere fine al tempo di prova. Va in camera di nascosto col petrolio e i fiammiferi. Una voce le dice di fermarsi prima che sia troppo tardi. Allora comincia a bere un liquido detergente per terminare ciò che mai ha cominciato. La portano dal padrone e dopo alcuni anni la riportano al mittente. Latifa torna dalla matrigna come nelle favole che finiscono dove ancora non erano iniziate. Gli anni messi insieme sono di nuovo traditi.

Si tradisce per un nulla. Traditori di tradimenti sotto le bandiere nazionali. Tradisce la scuola e persino la fabbrica che si delocalizza insieme alle lotte operaie tradite da tempo. Hanno tradito i partigiani che in pochi rimangono a ricordare con la tessera. Tradisce la politica che fin dalla nascita mantiene solo ciò che non promette. Tradiscono le stagioni che espropriano le primavere arabe e nascondono le scorie delle ideologie. Tradisce perfino la vita che passa quando dovrebbe fermarsi a raccontare. Sono effimere e traditrici le vittorie sull’inganno delle verità deportate.

Latifa l’amabile aveva preso una bottiglia di petrolio che in Nigeria è come l’uranio del Niger. Arricchisce chi non lo produce. Una scatola di fiammiferi e il petrolio di scarto. Tutto nasce dal fuoco e torna nel fuoco originario. L’ha fermata una voce che arrivava da qualche parte e Latifa si sente viva per grazia tradita. Lavora e la padrona la sgrida e il padrone la insulta perché non serve a nulla. Latifa diventa un peso insopportabile che solo il detergente potrebbe fingere di alleviare. La fanno tornare al paese che l’aveva tradita. Prima che sia tardi per tradire.

All’inizio c’è il tradimento dei nomi. Latifa amabile tradita come le religioni che tramandano certezze inutili da trafficare. Traditori i santi che solo il perdono redime. L’amore si inventa il tradimento per assicurasi un futuro rispettabile. Le notizie per loro natura sono tradimenti degli avvenimenti che nessuno più crede. Il fatto diventa talmente quotidiano da passare inosservato. Latifa non ha mai tradito la scrittura e solo legge con gli occhi umidi di pianto. E’ originaria del Benin dove si coltiva l’atlantico degli schiavi di una volta. L’hanno tradita che aveva tre anni.

Tradita dal destino che mai l’ha presa sul serio. Tradita dalle circostanze e dagli amici più fidati. Traditi per distrazione e qualche volta per necessità. Traditi dal primo viaggio fuori di casa. Traditi dalle parole che li hanno generati e abbandonati. Traditi dal primo sguardo indifferente. Traditi dai legislatori e dai fabbricanti di elezioni anticipate. Traditi dai cortigiani del potere che abusano dei fondi pubblici. Traditi dalla storia che mai ha saputo mettersi dalla parte dei poveri. Traditi dalle geografie dei muri che deportano l’immaginazione. Ladifa ha 17 anni e comincia adesso la vita.

Finisce il sortilegio che la tenecva prigioniera. Boubakar è un pastore protestante che l’accoglie. Ladifa trova un’amica di nome Sofia che la saggezza non tradisce. Lei si libera dall’assedio dei demoni del passato e torna a Niamey dopo pochi mesi. Raccoglie le parole che si erano smarrite lungo la strada. Torna dallo sguardo che che le ha restituito la vita rubata. Torna e vorrebbe imparare a fare la parrucchiera con le signore della festa. Oggi è il giorno del Mouloud dove si ricorda che anche il profeta Muhammed è nato da un tradimento. L’hanno battezzata con lo stesso nome che aveva. Amabile come Ladifa.