Ambiente & Veleni

Rifiuti Roma, nuovi vertici dell’Ama. Ma ci sono 700 milioni di debiti

Il nuovo amministratore delegato della società di raccolta di rifiuti di Roma sarà Ivan Strozzi. A pesare soprattutto sul bilancio soprattutto vuoti finanziari e clientele

L’Ama, azienda municipalizza del comune di Roma che si occupa di raccogliere i rifiuti urbani, ha i nuovi vertici. Il nuovo amministratore delegato sarà Ivan Strozzi che avrà anche il ruolo presidente, un passato nelle municipalizzate di Torino e La Spezia e lunga esperienza nel settore. Il cda dell’azienda sarà composto da soli 3 componenti e non più 5. Con Strozzi due dirigenti amministrativi del Campidoglio, si tratta di Carolina Cirillo e Rita Caldarozzi. Le nomine arrivano nel giorno dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari 7 tra funzionari e imprenditori monopolisiti del settore. Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha comunicato le sue scelte nel corso di una conferenza stampa. Una situazione, quella della gestione dei rifiuti nella capitale, che non ha solo regalato disservizi durante le feste natalizie, ma anche una nuova contestata infornata di personale.

A fine dicembre è arrivata l’assunzione per 8 persone nella controllata Ama soluzioni integrate, tutti già impiegati nella Marco Polo, società chiusa due anni fa. Tra i fortunati, come ha raccontato il Corsera Roma, Giovanni Marzi, cognato di Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’azienda durante l’amministrazione di centrodestra, fedelissimo di Gianni Alemanno. Proprio quel Panzironi finito sotto processo per abuso d’ufficio per 840 assunzioni sospette in Ama durante la sua gestione, processo nel quale l’azienda ha deciso di non costituirsi parte civile. Strozzi, il nuovo ad di Ama, al Fattoquotidiano.it spiega: “Valuteremo queste scelte con attenzione e anche le assunzioni che hanno provocato polemiche”. La scia della gestione precedente dell’Ama non si è ancora chiusa. Un’azienda piegata da clientele, spartizioni e indebitamento. Su questo il sindaco Ignazio Marino ha promesso: “Bisogna riorganizzare Ama, c’è urgenza di un nuovo piano aziendale per questo abbiamo scelto persone nuove e competenti”.

Ma nelle pagine dell’ultimo bilancio Ama depositato, quello 2012, c’è il quadro di sintesi sulle criticità che affliggono la municipalizzata che si occupa di raccogliere i rifiuti a Roma e che conta oltre 7mila dipendenti. I debiti certo, intorno a 700 milioni quelli con le banche, ma anche un arbitrato che preannuncia un ennesimo salto nel vuoto finanziario. Il monopolista Manlio Cerroni, ora ai domiciliari, che più volte si è definito “salvatore di Roma”, ha pensato bene di adire a un arbitrato, dopo la chiusura della mega discarica di Malagrotta, peraltro dopo molte proroghe. In primo grado si è chiuso con un giudizio favorevole all’imprenditore, l’Ama dovrà versare nelle casse del cosiddetto “ottavo re di Roma” quasi 80 milioni di euro. Solo un ribaltamento del giudicato in appello potrebbe salvare le casse vuote della spa da un nuovo salasso.

Una vicenda che i radicali Riccardo Magi, consigliere comunale, e Massimiliano Iervolino, componente della direzione nazionale, hanno denunciato come “una costosa eredità di una gestione dei rifiuti che ha avuto come epicentro una discarica”. Eppure proprio il commissario all’emergenza Goffredo Sottile, il suo incarico è terminato pochi giorni fa, al Fattoquotidiano.it si diceva fiducioso nel privato auspicando una società mistra tra Ama e il gruppo Cerroni.

Mentre il commissario sperava, l’imprenditore batteva cassa. Nel bilancio Ama c’è anche un chiaro riferimento alle modalità di assunzioni in azienda. Nella relazione del collegio sindacale si legge: “In alcuni casi i processi di selezione e assunzioni non hanno garantito né la conservazione della documenazione a supporto della selezione né è stato richiesto il preventivo parere del collegio sindacale”. E più avanti: “Si sono riscontrati aumenti salariali o di livello non supportati da adeguata motivazione”. Non solo. Sul fronte dei numeri, si procede a rilento con il 35% di raccolta differenziata, raggiunto attraverso modelli di raccolta differenti, fallendo l’obiettivo del 40% previsto dal patto per Roma sottoscritto da Comune e ministero dell’Ambiente lo scorso anno. E senza impianti finali, le frazioni differenziate viaggiano fuori regione aggravando il bilancio aziendale.