Politica

M5S, Di Maio e il (non) ‘vedere le carte’ di Renzi

Ho letto con interesse e divertimento il post con cui Luigi Di Maio  ha provato a rispondere a Travaglio e me, ma più che altro a quei milioni di italiani che si chiedono (come fecero a marzo e aprile) perché i piani alti dei 5 Stelle preferiscano regalare un altro alibi gigantesco al Pd. Di Maio ironizza su quelli che chiedono a M5S “di andare a vedere le carte di Renzi”, ribadendo che il sindaco assenteista di Firenze è un baro. E dunque non c’è nulla da vedere. 
Gli rispondo con piacere, è persona che conosco e stimo. Di Maio ricorda che i tre brodini di Renzi in merito alla nuova legge elettorale sono in realtà le tre versioni revisited già proposte da Lady Ikea Finocchiaro. Lo so, Di Maio, lo so. E so anche che, interpretando alla lettera la Consulta sul Porcellum, sono incostituzionali “praticamente tutte le leggi elettorali delle regioni italiane“. Ma il punto non è qui, caro Di Maio. Il punto è nella forma e nella sostanza.

Forma: se dite no a priori, con la solita aria da saputelli alla Lombardi (“Noi siamo le parti sociali“: sì, e Boccia è Churchill), regalate un altro alibi a Pd e derivati. Se dite no a priori, pur con tutti i motivi più validi del mondo, Renzi e media al seguito potranno dire: “I grillini sanno dire solo no, li abbiamo cercati ma ci hanno sbattuto la porta in faccia“. Tu, come molti (non tutti) parlamentari e molti (ma non la maggioranza) degli elettori 5 Stelle, confondi il “vedere le carte” con la “resa incondizionata”. Dialogare con Renzi, che forse è davvero “solo chiacchiere e distintivo” o per meglio dire solo Righeira e Jovanotti, non significa dargliela vinta o abbassarsi al livello del Pd (dove ci sono comunque persone degnissime): significa costringerlo a dare il meglio di sé oppure a svelare definitivamente il suo bluff. Dire di no a priori a Renzi è fare un regalo a Renzi, proprio come venne fatto un regalo al Pd non facendo il nome dopo la caduta di Bersani al secondo giro di consultazioni. So bene che Napolitano non vi avrebbe dato l’incarico: ma so anche che, per colpa di quel duropurismo, ancora oggi ogni persona vi accusa di avere regalato il governo a Letta & Alfano. E sarebbe bastato proporre “Settis” o “Zagrebelsky”, come stavate per fare, per evitarlo. Puoi girarci intorno quanto vuoi, caro Di Maio, ma voi non rischiate nulla nell’accettare il dialogo. Provare a fare una riforma con il Pd non significa vendersi al Pd: vuol dire essere maturi (e voi, da soli, aritmeticamente potete fare poco).

Nella sostanza: i tre brodini di Finocchiaro-Renzi fanno ridere. E ovviamente Renzi vuole una legge elettorale che ammazzi anzitutto voi, regalando (si fa per dire) al paese un bipolarismo spinto che estrometta M5S e garantisca un futuro dorato a Renzi, così sfuocato politicamente da andare bene tanto al centrosinistra quanto al centrodestra (è la fortuna di chi non dice niente: piace a tutti). Sul piatto ci sono però altri punti. Lasciamo stare la trasformazione del Senato in un meltin’ pot di consiglieri regionali, che Renzi deve avere letto in un numero di Topolino quando aveva 19 anni e sognava un weekend di solo Indovina chi? e maratone tivù di Genitori in blue jeans con Karina Huff. Gli è presa la fissa e ognuno ci ha le sue. Renzi propone anche il taglio dei fondi pubblici ai consigli regionali e le unioni civili. Hai idea del rapimento mistico che nascerebbe in milioni di italiani se fossero varate le unioni civili, come fin qui voi avete voluto ma buona parte del Pd no, alla faccia dei Formigoni e Giovanardi? Cosa avete da perdere sul taglio dei fondi pubblici? Voi nulla, Renzi e derivati tutto. 

E poi: perché non rilanciare per esempio con (cito Travaglio) “embrione di reddito minimo, blocco del Tav Torino-Lione, legge draconiana anti-corruzione e anti-evasione“? Basterebbe poco: una vostra delegazione va a Firenze, incontra Renzi e i suoi. Parlate, discutete. Dite a Renzi: “Rinuncia ai rimborsi elettorali, rinuncia adesso (tu scriveresti “ADESSO”). E sulle unioni civili ci stiamo“. Lo pensate già, l’avete già detto: perché non ratificarlo? Perché non dirlo esplicitamente anche in faccia a Renzi e a favore di telecamera? Chi ve lo vieta? Che male c’è nel provare una strada per dare una spallata alla nomenklatura del Pd, a quel che resta dei casinian-montiani, ai berlusconiani e agli alfaniani? Forma e sostanza, Di Maio. 

Forma e sostanza: senza l’una o l’altra non si va da nessuna parte, se non su Facebook a fare i fighi. Se voi vi arroccate perché “Renzi è un bluff”, non è che Renzi si lista a lutto: cerca un accordo con chi gli somiglia di più, cioè Berlusconi. E vi taglia fuori. E taglia fuori i cittadini che vi hanno votato, e a cui rispondete. Se voi vi impuntate, gli altri (mentre vi dite “bravi” a vicenda su Twitter) legiferano al vostro posto. E legiferano male, anzi peggio. Come quasi sempre. Puoi girarla quanto vuoi, caro Di Maio, ma più dite no e più regalate altri anni di politica a quella grigia ghenga che siete soliti chiamare “casta” (Re Giorgio incluso). Più dite “no” e più riverberate l’idea (sbagliata) di non fare nulla se non sperare nello sfacelo altrui.

Non ignoro quale sia la vostra strategia: Renzi è in riserva d’ossigeno e ha bisogno di risultati concreti immediati perché ha promesso la Luna. Per ora, al di là delle dimissioni frignone di Fassina, non ha ottenuto nulla: un po’ poco. E’ l’unico avversario che temete: non aiutandolo, sperate che Renzi si areni da solo e mostri a tutti la sua pochezza. Strategia machiavellica e forse arguta, ma – visti i tempi – un po’ troppo cinica. 

Avete detto che le leggi si votano in Parlamento e non a Firenze a casa di Renzi. Vero. Ma la politica si fa anche fuori dal Parlamento, e pochi come voi – sempre in giro ad incontrare la gente – lo sanno. Di Maio, che quando vuole sa essere scaltro, non ignora che ogni tanto in politica occorre anche giocare a scacchi. Perfino con chi si crede Garri Kimovič Kasparov ed è al massimo un ragionier Filini.  Perché non provarci? 


P.s.
 Abbassare i toni, ogni tanto, non è reato. E’ quello che Grillo ha fatto al V-Day3, e poi nel discorso di Capodanno, e poi nel post dedicato a Pierluigi Bersani. Non è casuale ed è un aspetto da non sottovalutare: è il tempo della costruzione, più che dell’urlo. E la costruzione non si fa quasi mai in solitudine. Lo ha scritto ieri anche Giovanna Cosenza nel suo blog: “Se Grillo avesse la capacità di usare sempre questo stile di comunicazione, anche per esprimere il dissenso e la critica, il Movimento 5 Stelle farebbe passi da gigante. Non solo: tutto il dibattito politico, in rete e fuori, ne trarrebbe grandi vantaggi“. Condivido.