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Poste lumaca, il trucco dei controlli. “Corsia preferenziale per lettere civetta”

Abbiamo spedito missive da diverse città, ma più della metà si sono perse. Anche se lo Stato sborsa oltre 330 milioni l'anno per garantire il servizio. Un milione va alla società che verifica la qualità monitorando buste a campione. Ma la nostra fonte racconta che l'elenco dei destinatari non è così segreto

Poste lumaca, controlli col trucco. “Carta di qualità”. “Controllo di qualità”. “Qualità del servizio”. La parola chiave è “qualità”. Inclusa quella del lavoro e della vita d’un centinaio di operai in lotta da mesi. Questa storia si può racchiudere in una busta da lettera affrancata con 70 cent. Ma quanti elementi concorrono alla qualità del servizio? Le mani dei portalettere, gli operai dei centri di smistamento, la manutenzione di macchine complesse, autisti e furgoni e aerei che viaggiano fino all’angolo più sperduto del Paese. Un servizio che – proprio perché Poste ci garantisce la qualità del servizio – paghiamo con circa 300 milioni di euro. Se il servizio non rispetta gli standard di qualità, Poste Italiane deve pagare una sanzione, che può valere milioni. Per questo motivo – al costo di 1,2 milioni di euro – l’Agcom ha affidato a un controllore, la Izi spa, il compito di verificare se Poste si comporta in modo conforme al contratto.

I controlli del Fatto
“Ogni giorno trattiamo 1 milione di chili di corrispondenza, che equivalgono a 15 milioni di pezzi”, dice Gennaro Celotto, responsabile della qualità di Poste. Il Fatto quotidiano ha posato una goccia in quest’oceano di carte: il 13 dicembre 2013 dieci lettere vengono imbucate, spedite da Sud e Nord verso Roma, destinazione via Valadier 42, sede della nostra redazione. Obiettivo? Verificarne i tempi d’arrivo. Poste assicura che, per questo tipo di lettere, la consegna è prevista tra 1 e 3 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) oltre quello di spedizione: la media certificata oscilla tra l’89 e il 98 per cento degli invii. Vediamo com’è andata. Lettera e cartolina spedita da Bologna non sono ancora pervenute: siamo al 23esimo giorno d’attesa. La cartolina spedita da Milano è stata consegnata il 20 dicembre, con un ritardo di due giorni, mentre non abbiamo notizia della lettera, anch’essa.

Da Sassari e Genova abbiamo una buona notizia per la lettera – ricevuta in soli tre giorni – ma restiamo in attesa delle due cartoline. Impegno mantenuto – in una settimana – da Palermo: missive giunte con sole 48 ore di ritardo. In sintesi: il 50 per cento della nostra corrispondenza non è stata recapitata. “Avete riscontrato un disservizio – dice Celotti – e ce ne scusiamo. Ma spero vorrete evidenziare che 10 lettere su un traffico giornaliero di 15 milioni non può avere una valenza statistica: i nostri standard di velocità e affidabilità sono elevati”. 

I controlli della Izi
Gli standard certificati dalla Izi spa raccontano infatti un’altra realtà. L’obiettivo del 2011, per la consegna della posta prioritaria in un giorno, era dell’89 per cento: poste Italiane può vantare di aver raggiunto il 94,7. Lievissima flessione nel 2012: consegna in 24 ore raggiunta nel 92,9 per cento dei casi. Ma come funziona il sistema di controllo? Esiste una rete di 450 persone – incaricata dalla Izi – che riceve e spedisce quotidianamente lettere, annotando data di spedizione e di ricezione, in modo da testare i tempi di consegna. “Poste Italiane non può e non deve conoscere i loro nomi e indirizzi – spiega Luca Savo, responsabile del controllo di Izi spa – perché, altrimenti, il controllo non sarebbe valido”. Il Fatto quotidiano è in grado di rivelare che non è così: nell’ottobre 2013, in un centro di meccanizzazione postale, sono state individuate dagli impiegati alcune “lettere civetta”.

Servizi segreti
Una nostra fonte – che chiede l’anonimato – ci spedisce 4 fotografie, scattate da una macchina di smistamento postale, che inquadrano lettere non identificabili. Le fotografie inquadrano un macchinario che smista le lettere in questione: segno che, queste lettere, sono state immortalate all’interno di un centro di Poste. “Sono certo che si tratti di lettere civetta – dice la fonte – perché è stata data una precedenza assoluta rispetto a tutte le altre: sono entrate in una sorta di corsia preferenziale”. Dalle fotografie è visibile il display della macchina in dotazione ai servizi di meccanizzazione postale: è attivo un programma Elsag in “turno aperto”. C’è poi la data – 23 ottobre 2013 – e l’ora del passaggio: le quattro lettere transitano nella macchina tra le 19.32 e le 19.33. E soprattutto: le fotografie indicano nome, cognome e indirizzo dei destinatari. Ne abbiamo rintracciati due: entrambi ammettono di ricevere lettere, che poi consegnano ai capizona dell’ente di controllo, per verificare la qualità dei tempi di consegna di Poste Italiane.

Intercettazioni di valore
La nostra fonte non mentiva: quelle fotografie, immortalate in un centro di meccanizzazione postale, ritraggono due lettere civetta. Eppure: Poste non dovrebbe conoscere questi indirizzi. “Può capitare – spiega Savo della Izi spa – che Poste riesca a intercettare i nostri rilevatori: la probabilità esiste, è sufficiente che il portalettere intuisca, data la frequenza con cui consegna le lettere a un rilevatore, che si tratti di un nostro collaboratore.

Poste Italiane ha tutto l’interesse a intercettare i nostri rilevatori, per finalità economiche, perché una parte del loro reddito è legata all’adempimento della qualità. Ma noi cambiamo spesso i nostri rilevatori. E soprattutto: l’alterazione d’un campione di 90mila lettere, su 850 tratte nazionali, può essere solo marginale”. Sarà senza dubbio marginale, ma il Fatto Quotidiano ha verificato che il sistema di segretezza, almeno in due occasioni, è stato “perforato”. Sarà altrettanto marginale, ma la nostra rilevazione empirica dimostra che, rispetto alle dieci lettere che ci siamo inviati, ben cinque sono in viaggio da 23 giorni. Accatastate in chissà quale centro.

Il cuore del sistema
I Cpm – centri di meccanizzazione postale – sono il cuore dello smistamento di ogni lettera. Dal primo novembre – dopo gara d’appalto – è stata affidata alla Ph Facility: una società con mille dipendenti, che vanta tra i suoi clienti il Senato, la Camera, il ministero della Giustizia e i Monopoli di Stato, l’Università di Genova e Finmeccanica. Il punto è che la Ph Facility sarà pure un colosso, ma in ben altro ramo, quello delle pulizie: prima d’ora non s’è mai occupata di un Cmp.

Parliamo di macchine complesse, un mosaico di motori e pulegge, fotocellule ed elettrovalvole, compressori e impianti pneumatici, cinghie e rulli: la manutenzione delle macchine, per il funzionamento delle consegne, è fondamentale. Fino al primo novembre è stata affidata a due aziende – Stac e Logos – che lavoravano in subappalto per la Selex Es (società di Finmeccanica). Due mesi fa Selex Es – abbandonando Stac e Logos – sceglie come partner Ph Facility: vince una gara da circa 90 milioni.

È logico affidare la manutenzione dei Cmp a una società di pulizie senza alcuna esperienza nel settore? Per Poste Italiane, sì. D’altronde, l’importante, è garantire la qualità. E Selex Es, con Ph Facility, s’impegna a garantirla. Come? Selex Es ha un’esperienza di 8 anni sul campo, ha costruito i macchinari dei Cmp, ma quali operai lavoreranno alla manutenzione? Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che Poste ha scelto un’azienda che metteva a disposizione soltanto 18 tecnici. I Cmp italiani ne impiegano circa 300. Il 18 marzo 2013, con il progetto di servizio offerto a Poste, dopo il bando di gara indetto nel dicembre 2012, Selex Es e Ph Facility propongono la seguente organizzazione del lavoro: 30 operai di Selex Es e soltanto 18 di Ph Facility; E il resto degli operai?

La qualità della lotta
Il 40 per cento – propongono Selex Es e Ph Facility – sarà acquisito dalle aziende che, precedentemente, avevano lavorato in sub appalto con Selex: parliamo di Stac e Logos. In sostanza Ph Facility – partner di Selex es – si propone di assumere gli operai di altre aziende, non avendone di propri, e lo dichiara a Poste Italiane. Che accetta. Ma sono molti gli operai a rifiutare. Non tutti, almeno. Perché la qualità ha molti significati. C’è anche la dignità del lavoro e il rispetto dei diritti che, ad avviso dei circa 170 operai Fiom in lotta, Ph facility non intende rispettare: i 170 operai della Fiom non hanno accettato l’assunzione con contratto multiservizi e la perdita della qualifica di metalmeccanici.

La loro lotta si combatte ogni giorno, dal primo novembre, con gli ex operai Stac e Logos in presidio permanente dinanzi ai cmp di tutt’Italia. Il 9 gennaio la loro situazione sarà discussa al Ministero per lo sviluppo economico. “I Cmp, nonostante le proteste, funzionano regolarmente”, commenta Poste. Certo, tutto funziona regolarmente, come certifica Izi. Ma il fatto è che, su 10 lettere, ce ne arrivano solo cinque.

da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio 2013