Società

Musei vaticani, il paradiso abitato da poveri diavoli

Caro Papa Francesco ti scrivo,

sei stato appena incoronato dal Time Personaggio dell’Anno dedicandoti la bellezza di 21 pagine (wow!) e di questo mi congratulo. Visto che sei così attento alla comunicazione, voglio raccontarti la cronistoria di un giorno qualsiasi ai Musei Vaticani, praticamente casa tua. 

Un’ora abbondante di  gomito a gomito, sudori e aliti, strettoie, strozzature e budelli di cemento. Impossibile fermarsi ad ammirare la meraviglia di un soffitto affrescato. La folla dietro di me si accalca, preme, scalpita. I miei figli sono a me aggrappati. Scarseggia la segnaletica per le uscite d’emergenza. Mi rivolgo a un inserviente in divisa blu. La sua risposta è un piccolo capolavoro d’arroganza: “Dobbiamo saperlo noi dove sono”. Ribatto: “Si sbaglia. Dovremmo saperlo anche noi”.

Non posso  aggiungere altro, non posso fermarmi, la massa si aggrava.

Muso in alto boccheggiante e zaino di quello che ti sta davanti sui denti, percorriamo le stanze di Raffaello. Attraversiamo la Galleria delle Carte Geografiche, la fiumana di gente si comprime ancora, fra impalcature di restauro, a destra, e banconi per vendere paccottiglia della fede, a sinistra. E’ come se poco prima di entrare nella stanza della Gioconda, il museo del Louvre ospitasse le bancarelle per vendere repliche della Mona Lisa. 

Varchiamo, finalmente, la soglia della Cappella Sistina, che sembra il paradiso abitato da poveri diavoli. Le condizioni di semi/oscurità non mi consentono di ammirare in totale pienezza il genio creativo di Michelangelo. I fari ci sono ma vengono accesi sporadicamente. Illuminazione garantita invece per le visite private. A organizzarle tutti i pomeriggi dalle 18 in poi gli alberghi a cinque stelle. Costo 1.000 euro a cranio.

Il comune pellegrino, in fondo, la Creazione se la vede meglio in cartolina.

E pensare che sognano una vita intera il viaggio a Roma caput mundi. E invece rischiano di fare la fine dei topi in trappola. Vengono da ogni angolo del pianeta. Al primo posto della lista c’è una visita ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina. E’ la location turistica per eccellenza, tra i 25mila e i 30mila ingressi al giorno, se prenoti on line (come ho fatto io, sono 20 euro a biglietto). Un pozzo di guadagni per le casse di San Pietro. Una macelleria umana per l’inerme turista che si incanala, e, di passaggio in passaggio, stretti, stretti come cunicoli, arriva alla sospirata meta michelangiolesca.

Allarga le braccia F.T., uno dei 300 addetti alla sicurezza dei Musei vaticani. Mi chiede l’anonimato per non perdere il posto a 1.800 euro al mese. Fa anche parte della Adlv, Associazione dipendenti laici Vaticano. E’ una sorta di sindacato interno. Ma praticamente inascoltato. “Sono mesi che ci lamentiamo. La situazione degenera di giorno in giorno. Il Vaticano dovrebbe accontentarsi di 5000/6000 ingressi in meno. Ma quelli pensano solo a fare soldi. In Cappella Sistina la ressa è tale che noi, inservienti, siamo ridotti a fare i vigili del traffico umano!” 

Assolutamente insufficienti le uscite di sicurezza, le porte sono sprovviste di maniglioni anti-panico. “Vogliamo chiamare Striscia la Notizia, per attirare l’attenzione. Non possiamo più continuare a lavorare in queste condizioni. E le feste di Natale sono appena cominciate!”

Papa Francesco, siamo nelle Tue mani e in quella della Santa Provvidenza.

Twitter@piromallo