Economia

Alitalia, Etihad si prepara a chiarire le sue intenzioni. Parigi tace

Attesa entro il finesettimana la risposta definitiva del gruppo di Abu Dhabi sull'ingresso nella compagnia. Per Bloomberg sono già pronti 300 milioni di euro

A Parigi l’idea non piace. Ma, a differenza di quanto fanno i tedeschi, via Lufthansa, i francesi preferiscono tacere. Nessun commento arriva da Air France­-Klm all’ipotesi che Etihad, la compagnia di Abu Dhabi, possa formalizzare un’offerta per Alitalia con l’obiettivo di diventarne azionista di peso con una quota comunque inferiore al 49 per cento. Eppure la partita è ormai arrivata ad una svolta: Etihad, che si è a lungo soffermata nell’analisi dei bilanci di Alitalia nel pieno di una diffcile ricapitalizzazione da 300 milioni con le Poste in prima linea, ha confermato la trattativa senza aggiungere commenti e sarebbe pronta a fare un’offerta. Secondo l’agenzia Bloomberg, la proposta di Abu Dhabi potrebbe arrivare già prima del week end con un’iniezione di liquidità vicina ai 300 milioni. Con un accordo però sui debiti non garantiti da garanzie reali che evidentemente la compagnia araba, al pari di quella francese, non vuole accollarsi. Così come Abu Dhabi non ha intenzione di farsi carico di una trattativa sindacale che, secondo quanto trapelato, vorrebbe fosse risolta prima di fare il grande passo. Per il Financial Times, poi, le trattative sono a buon punto e potrebbero portare la compagnia di Etihad a diventare il maggiore azionista dell’ex compagnia di bandiera con una quota che potrebbe arrivare fino al 49%, grazie a una iniezione di liquidità fino a 350 milioni di euro”.

“Alitalia ha disperatamente bisogno di un partner solido, Etihad è già un investitore serio in altre compagnie”, riferisce il giornale economico Les Echos sottolineando però come non sia chiaro se “Alitalia sia in grado di fornire ad Etihad le sinergie che la compagnia si attende generalmente di realizzare quando stringe una nuova collaborazione”. La tensione, in queste ore, è insomma alta. Sia a Roma per il governo di Enrico Letta che ha affidato i rapporti con Abu Dhabi al consigliere Fabrizio Pagani, che nel resto d’Europa come del resto testimonia l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Christoph Franz, amministratore delegato di Lufthansa. Il manager tedesco non ha infatti esistato a esprimersi nettamente contro l’ingresso di compagnie come Emirates o Etihad nel capitale di Alitalia perché, a suo parere, trasformerebbero la società guidata da Gabriele Dal Torchio in una “navetta verso gli Emirati Arabi”.

Un pericolo per i grandi vettori comunitari fra i quali la stessa Air France­-Klm che però, pur diluendosi nel capitale di Alitalia, avrebbe ancora il vantaggio di poter osservare da vicino le eventuali mosse del futuro socio arabo. Temuto anche più di altri non meglio precisati danarosi acquirenti cinesi, russi o colombiani di cui nel corso dell’ultimo mese hanno riferito le cronache. Ma perché in Europa non è gradita la soluzione Abu Dhabi per Alitalia? La risposta è nelle parole di Jean ­Cyril Spinetta, ex presidente di Air France-­Klm, nonché l’uomo che volle l’ingresso dei francesi nel capitale Alitalia: il manager ha in più occasioni sottolineato come “le compagnie del Golfo stiano uccidendo la nostra industria per via delle sovvenzioni di cui beneficiano dai propri governi”.

Una concorrenza sleale, secondo il manager, che ha obbligato i francesi a scendere a patti con Ethiad, siglando la scorsa estate, un mega­ accordo di code­sharing verso tutte le destinazioni di Africa, Australia, Asia e Europa. L’intesa franco-­araba è naturalmente solo un tassello di una strategia di crescita che fa paura agli indebitati giganti del trasporto aereo europeo. Anche perché nella compagnia mediorientale i risultati non tardano ad arrivare: nel terzo trimestre 2013, Etihad ha trasportato ben tre milioni di passeggeri con un fatturato che ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di dollari. Il giro d’affari complessivo della compagnia di Abu Dhabi è salito nel trimestre dell’11% a 1,4 miliardi con un coefficiente di riempimento dei voli dell’81 per cento e con il segmento merci cresciuto del 39% a 244 milioni. Ma soprattutto con un contributo delle compagnie partner del 23% del fatturato complessivo solo nel trasporto passeggeri. Detta in altri termini, l’investimento nel 30% di Airberlin e nel 40% di Air Seychelles sta già dando i suoi frutti. Segno che ad Abu Dhabi sanno come far funzionare le collaborazioni fra vettori.

Intanto per Alitalia è arrivato anche il via libera del cda di Poste all’adesione della società pubblica all’aumento di capitale della compagnia con 75 milioni di euro. L’operazione, però, non si chiuderà prima dell’inizio del 2014 e secondo il Sole 24 Ore Alitalia nel frattempo avrebbe già bruciato i 225 milioni dell’aumento di capitale versato dai soci vecchi e nuovi, a causa dei pagamenti degli arretrati di mesi. La compagnia “ha un destino già segnato e va fermato dal governo”, commenta l’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni dei trasporti (Onlit) sottolineando che “con un mercato di 24 milioni di passeggeri l’anno su 146 milioni complessivi, non c’è più alcun motivo per sostenere l’azienda”. L’Osservatorio sostiene che “solo con l’amministrazione straordinaria si può fermare la costante emorragia di risorse” versate nella ex-compagnia di bandiera. Mantenerla in vita significa “un prolungamento della Cig da 7 a 10 anni troppo iniquo e distorsivo della concorrenza, mentre i nuovi disoccupati non protetti stanno a bocca asciutta”. Per questo l’Osservatorio chiede di “cancellare tutte le norme che tutelano la compagnia aerea con meccanismi corporativi che assicurano ai suoi addetti assegni mensili d’oro di oltre 5.000 euro”.