Cronaca

Papa Francesco, primo Natale a San Pietro: “Mi danno del Marxista? Non sono offeso”

In una lunga intervista al quotidiano La Stampa, parla della riforma della Chiesa (iniziata in questi primi mesi di governo), della fame nel mondo e dei rapporti con la Curia e con le chiese locali

“Papa marxista? Non mi sento offeso”. Risponde così Papa Francesco alle domande del vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli, amico da tempo del cardinale Jorge Mario Bergoglio, in una lunga intervista esclusiva che ha come tema centrale il Natale, ma che spazia anche sul programma di riforma della Chiesa attuato in questi primi mesi di governo dal Pontefice latinoamericano. “L’ideologia marxista è sbagliata – afferma il Papa – ma nella mia vita ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone e per questo non mi sento offeso”. Un’accusa che gli era stata fatta da alcuni ultraconservatori americani dopo la recente pubblicazione dell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Già durante un’omelia della Messa celebrata ogni mattina nella sua residenza di Casa Santa Marta, Bergoglio aveva spiegato che il suo messaggio “non è comunismo, ma Vangelo”. Per Francesco “il rapporto tra la Chiesa e la politica deve essere allo stesso tempo parallelo e convergente. Parallelo perché ognuno ha la sua strada e i suoi diversi compiti. Convergente, soltanto nell’aiutare il popolo. Quando i rapporti convergono prima, senza il popolo, o infischiandosene del popolo, inizia quel connubio con il potere politico che finisce per imputridire la Chiesa: gli affari, i compromessi. Bisogna procedere paralleli, ognuno con il proprio metodo, i propri compiti, la propria vocazione. Convergenti solo nel bene comune. La politica è nobile, è una delle forme più alte di carità, come diceva Paolo VI. La sporchiamo quando la usiamo per gli affari. Anche la relazione fra Chiesa e potere politico può essere corrotta, se non converge soltanto nel bene comune”.

Nell’intervista il Papa torna nuovamente con forza sulla tragedia della fame nel mondo, al centro anche del recente messaggio di Francesco per la sua prima Giornata mondiale della pace che si celebrerà il prossimo 1° gennaio 2014. “Con il cibo che avanziamo e buttiamo – afferma il Papa – potremmo dar da mangiare a tantissimi. Se riuscissimo a non sprecare, a riciclare il cibo, la fame nel mondo diminuirebbe di molto. Mi ha impressionato leggere – prosegue Bergoglio – una statistica che parla di 10mila bambini morti di fame ogni giorno nel mondo. Ci sono tanti bambini che piangono perché hanno fame”. Pensando al suo primo Natale a Roma da Papa Bergoglio guarda alla Terra Santa e, anche se non ancora fissato ufficialmente, al prossimo viaggio in Israele con il patriarca di Costantinopoli, “il mio fratello Bartolomeo”, per ricordare l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora avvenuto esattamente cinquant’anni fa a Gerusalemme.

Bartolomeo I è stato eccezionalmente presente a Roma, il 19 marzo scorso, per la messa di inizio pontificato di Bergoglio. Un evento eccezionale che ha segnato un passo significativo nel dialogo tra cattolici e ortodossi. “Ci stiamo preparando” afferma il Papa pensando al viaggio nella terra di Gesù. Sulla “conversione del papato”, cuore dell’Evangelii gaudium, Francesco ricorda che già “Giovanni Paolo II aveva parlato in modo ancora più esplicito di una forma di esercizio del primato che si apra a una situazione nuova. Ma non solo dal punto di vista dei rapporti ecumenici, anche nei rapporti con la Curia e con le chiese locali. In questi primi nove mesi – prosegue il Papa – ho accolto la visita di tanti fratelli ortodossi, Bartolomeo, Hilarion, il teologo Zizioulas, il copto Tawadros. Mi sono sentito loro fratello. Hanno la successione apostolica, li ho ricevuti come fratelli vescovi. È un dolore non poter ancora celebrare l’Eucaristia insieme, ma l’amicizia c’è”.

Per Bergoglio, infatti, “l’ecumenico è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni Paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo”. Sulle donne cardinale il Papa è chiaro: “È una battuta uscita non so da dove. Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non ‘clericalizzate’. Chi pensa alle donne cardinale soffre un po’ di clericalismo”. Sui divorziati risposati Francesco ricorda che “l’esclusione della comunione non è una sanzione”.

E sul lavoro di pulizia allo Ior il Papa sottolinea che “le commissioni referenti stanno lavorando bene. Moneyval ci ha dato un report buono, siamo sulla strada giusta. Sul futuro dello Ior si vedrà. Per esempio, la ‘banca centrale’ del Vaticano sarebbe l’Apsa. Lo Ior è stato istituito per aiutare le opere di religione, missioni, le Chiese povere. Poi è diventato come è adesso”. Ma Bergoglio si aspettava di essere eletto? “No. Non ho perso la pace mentre crescevano i voti. Sono rimasto tranquillo. E quella pace c’è ancora adesso, la considero un dono del Signore. Finito l’ultimo scrutinio, – racconta il Papa – mi hanno portato al centro della Sistina e mi è stato chiesto se accettavo. Ho risposto di sì, ho detto che mi sarei chiamato Francesco. Soltanto allora mi sono allontanato. Mi hanno portato nella stanza adiacente per cambiarmi l’abito. Poi, poco prima di affacciarmi, mi sono inginocchiato a pregare per qualche minuto insieme ai cardinali Vallini e Hummes nella cappella Paolina”.