Società

La prostituzione ai tempi dell’adolescenza

Rimaniamo colpiti quando sentiamo di una ragazza che baratta il proprio corpo per un oggetto o per denaro. Perché lo fa? E’ benestante, cosa le manca? Non certo il denaro, per lo meno quello dei suoi genitori, e allora cos’è? Un maldestro tentativo di autonomia? Una richiesta di centralità o di conferma sulla propria desiderabilità?

Probabilmente tutte queste cose insieme e altro ancora.

Il problema può essere analizzato da diversi punti di vista: la prostituzione come strada per veloci guadagni; come espressione di quel bisogno di autonomia tipico dell’adolescenza; come emulazione di modelli forniti in modo fin troppo intrusivo dal mondo adulto; come espressione di immaturità in soggetti in grado di agire da grandi ma incapaci di fare previsioni adulte; come espressione di una sovversione generale di regole e di priorità con ai primi posti beni di utilità materiale da raggiungere a qualsiasi costo e sullo sfondo l’amor proprio e l’equilibrio personale.

L’adolescente si prostituisce senza prevederne le conseguenze, a cominciare dalle proprie reazioni personali e si trova intrappolato in una gabbia che si è costruito da solo.

A 14/15 anni, dovrebbe essere entrato in quello che Piaget chiama periodo delle operazioni formali, cioè l’ultima fase dello sviluppo dell’intelligenza, quella che prevede la capacità di gestire gli impulsi, di ragionare per ipotesi, esaminare le situazioni da diverse angolazioni e in diversi momenti immaginando i diversi scenari possibili. Da qui in poi l’individuo dovrebbe riuscire anche a riflettere sui propri pensieri, capacità che rappresenta secondo Piaget il completamento dello sviluppo cognitivo.

Le risorse personali, le esperienze precedenti, l’ambiente in cui l’adolescente è cresciuto, possono influire sull’età cronologica in cui entra in questa fase di crescita. Il completamento dello sviluppo può essere raggiunto in tempi diversi da persone diverse e in aree diverse nella stessa persona. Così può accadere che un adolescente sia perfettamente in grado di funzionare in modo adulto in alcune aree e meno in altre, capace di organizzare attività finalizzate al raggiungimento di obiettivi concreti, prostituirsi per denari, ricariche telefoniche, oggetti, ecc.., ma non di prevederne i costi sul piano personale, familiare, ecc..

Gli adulti, sono a volte troppo presi dalle proprie preoccupazioni e dai propri impegni, per coltivare il rapporto con i figli che durante l’adolescenza hanno il picco massimo di vulnerabilità e fragilità, l’adolescenza infatti, è riconosciuta da più parti come la fase di vita più a rischio per lo sviluppo della sofferenza psicologica.

L’adulto deve cercare faticosamente di mantenere il suo ruolo di figura di riferimento, a cui si può ricorrere in caso di necessità, e cercare di essere confermante in quei sentimenti di amabilità e adeguatezza tanto protettivi contro i comportamenti a rischio e che, se mancanti, potrebbero essere tra le origini meno evidenti dell’uso del corpo come merce di scambio: proporsi nei rapporti con i coetanei o con gli adulti in modo impossibile da rifiutare, eviterebbe di mettersi in gioco sul serio, e di non sentirsi sufficientemente all’altezza, o adeguati, o centrali, l’adolescente recupera maldestramente le conferme e la centralità di cui ha bisogno.