Cervelli in fuga

Italiani all’estero: la via dell’espatrio è lastricata anche di insuccessi

Come tanti miei coetanei quattro anni fa ho lasciato il mio paese. Sono partito per proseguire il mio percorso di studi, al termine dei quali ho deciso di rimanere, attratto dalla dinamicità di un sistema completamente diverso da quello italiano, e da maggiori opportunità.

Dopo 4 anni però, non ho ancora trovato quello per cui decisi di lasciare la mia “casa”, cioè quel lavoro che mi permetta di esprimere le mie capacità, di avere buone prospettive di carriera, quello al quale tutti noi puntiamo, con grandi responsabilità e uno stipendio di tutto rispetto.

Negli ultimi mesi sono stato testimone di un vero e proprio esodo di tanti “signor nessuno”, ragazzi normali, che hanno scelto la via dell’espatrio, dell’ignoto, per la ricerca di un futuro migliore. Li ho visti pieni di speranze, coraggiosi e con voglia di fare. Li ho visti ammirare il concetto del “merito”, ma gli ho visti anche ancorati ad una realtà che purtroppo non esiste più, forse trasmessa dalle generazioni precedenti. Li ho visti impreparati ad affrontare questo tipo di realtà, così affascinante ma così spietata.

Ne ho conosciuti troppi che sono dovuti tornare in Italia perché la permanenza a Londra non aveva offerto loro le opportunità che si aspettavano. Tutti attratti dagli stessi concetti che in Italia non esistono, e dall’idea che all’estero sia più facile e si possa vivere bene fin da subito. Convinti che un lavoro da cameriere li possa portare ad un ruolo di responsabilità in una grande società, e con uno stipendio che gli amici rimasti in Italia possono solo sognare.

Ma la realtà attuale è ben diversa da quella di dieci o vent’anni fa. Gli stipendi sono diminuiti e il lavoro da barista non sempre porta al lavoro che sogniamo. Certo, il principio del merito e le possibilità di fare carriera anche prima dei cinquanta anni esistono ancora e fanno ancora parte di questa cultura, ma non tutto si basa su questo. Una o più lauree, conseguite in Italia o altrove, non aprono tutte le porte, perchè qua ci sono migliaia di giovani da tutto il mondo, con le stesse ambizioni e prospettive, che ogni giorno si mettono davanti a te e ai tuoi sogni.

In troppi hanno lavorato mesi in bar o ristoranti, inviando dozzine di applications per posizioni per le quali potevano essere considerati, ma solo in pochi sono riusciti a rimanere stabilmente in questa città, e probabilmente questi non hanno nessuna intenzione di tornare in Italia nel prossimo futuro.

Il mondo è pieno di storie di successo, ma è ancora più pieno di insuccessi, che sono la normalità ma non interessano a nessuno. Questi giovani sono quelli che hanno creato i numeri allarmanti sull’emigrazione, ma di cui si parla troppo poco spesso. Per questo non bisogna abbagliargli con prospettive più rosee di quelle che sono, perché la vita da emigrato è dura e amara. Regala anche tante soddisfazioni, ma bisogna avere la consapevolezza di cosa si va in contro e il coraggio di affrontare una realtà nuova. Ovviamente il tutto ringraziando il paese in cui siamo cresciuti, che non ci da neanche la possibilità di sognare un futuro all’altezza delle nostre aspettative.

di Fabrizio Jennings (Autore di “Derubati Consapevolmente – The Italian Diaspora”)

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