Scienza

Vaccini: due anniversari per ricordare (e spiegare) quelli antipoliomelite

Le scoperte mediche moderne richiedono anni di studi ed è un po’ arbitrario assegnare loro una data precisa. Se ciononostante noi volessimo ricordarli, ricorrono quest’anno due anniversari importanti, per la storia delle vaccinazioni: il vaccino antipoliomielite di Jonas Salk fu sviluppato nel 1952 e testato sui bambini per la prima volta nel 1953; compie quindi sessant’anni quest’anno. Il vaccino antipoliomielite di Albert Sabin fu sviluppato tra il 1961 e il 1962 ed introdotto nell’uso nel 1963 e compie quindi cinquant’anni.

La poliomielite è una strana infezione virale: in epoca precedente al vaccino era molto comune. Il poliovirus entra nel corpo con alimenti contaminati e causa una enterite di modesto rilievo, spesso quasi inapparente. Soltanto in un caso su 100 il virus supera la barriera dell’intestino e raggiunge il sistema nervoso centrale, dove causa la morte dei motoneuroni centrali e periferici, con la conseguente paralisi dei gruppi muscolari innervati dai neuroni uccisi. Lesioni paralitiche gravi sono presenti nel 50% dei casi di interessamento del sistema nervoso centrale e la mortalità, per paralisi dei muscoli respiratori, è del 5-10%. L’incidenza della poliomielite è diminuita di più di mille volte su scala mondiale dal 1988 ad oggi, passando da oltre 350.000 casi all’anno a poco più di 200. I fattori responsabili dello spettacolare declino di questa malattia sono essenzialmente due: il vaccino obbligatorio e le misure di igiene pubblica, in particolare per lo smaltimento delle acque luride (essendo la poliomielite una infezione intestinale, il contagio avviene per il tramite di acque inquinate da liquami fognari usate per l’irrigazione delle colture).

Il vaccino antipolio di Salk è fatto con virus uccisi, viene somministrato per iniezione intramuscolare e dà scarsa protezione contro l’enterite virale ma impedisce le complicanze neurologiche: non è sufficiente per eradicare il virus. Il vaccino di Sabin invece è fatto con virus vivente attenuato, capace di dare l’enterite ma incapace di dare le complicanze neurologiche; viene somministrato per via orale e causa immunità permanente anche contro la forma enterica dell’infezione, risultando quindi idoneo ad eradicare la malattia. Purtroppo in alcuni casi sono state segnalate complicanze neurologiche, anche letali, dovute alla vaccinazione. Non tutte sono state indagate a fondo, ma in alcuni casi ben studiati erano stati vaccinati bambini che avevano deficit immunologici congeniti ed erano quindi indifesi nei confronti del virus vivo attenuato.

Nei paesi come l’Italia, nei quali il virus è stato sostanzialmente eradicato grazie al vaccino di Sabin, questo non succede più: si è infatti ritornati al precedente vaccino di Salk, che non ha questo tipo di problemi. Chi ha oggi quarant’anni ricorda probabilmente la vaccinazione di Sabin, ricevuta a scuola: una zolletta di zucchero sulla quale il medico deponeva una goccia di un liquido rosso, ed avrà forse notato che i suoi figli ricevono un vaccino diverso (di Salk) mediante iniezione. Una seconda ragione per la quale siamo tornati dal vaccino di Sabin a quello di Salk è che il virus vivente nel vaccino di Sabin, rilasciato nell’ambiente con le feci del bambino vaccinato, in alcuni casi è stato in grado di mutare all’indietro e ritornare patogeno per il sistema nervoso centrale. Per evitare questo rischio, essendo stata la malattia eradicata nel nostro paese, ed essendo quindi il contagio rischioso solo in occasione di viaggi all’estero, si preferisce il vaccino fatto con virus ucciso.

Le complicanze neurologiche del vaccino di Sabin sono molto rare e di solito non sono simili alla poliomielite: sono encefaliti aspecifiche, potenzialmente letale, che può lasciare dietro di sé sintomi neurologici e psichiatrici permanenti. Questo è un rischio purtroppo comune a molte vaccinazioni effettuate con virus vivo attenuato, ed in particolare può occasionalmente accadere per la vaccinazione contro il morbillo. L’incidenza delle encefaliti dovute a questo tipo di vaccinazioni non supera 1 caso su 10.000 vaccinati e le conseguenze permanenti (o la morte) si verificano in meno di 1 caso su 100.000 vaccinati. Mentre le encefaliti post-vacciniche sono accertate, la credenza che il vaccino può causare l’autismo, diffusa nel 1998 dal medico inglese A.J. Wakefield, fu dimostrata falsa da studi successivi e Wakefield fu addirittura incriminato e condannato per frode.