Politica

Riforma elettorale: tutte le ipotesi condannano alle larghe intese

Ciò che è uscito dalle urne il 25 Febbraio del 2013, può considerarsi il prodotto tipo dell’attuale sistema elettorale italico: un brutto pasticcio nato nel 2005, per fare da collante a tutte le forze politiche della coalizione di centro destra, che prevede un sistema a liste bloccate, in cui i cittadini non hanno alcuna possibilità di determinare chi verrà eletto, con pesante premio di maggioranza alla coalizione che prende anche solo un voto in più e, soprattutto, al Senato l’attribuzione di tale premio non su base nazionale ma regionale (vero limite se si considera che potrebbe avvantaggiare le coalizioni che controllano regioni che garantiscono un gran numero di seggi).

Stando così le cose, si capisce come la regola dell’uno che vale uno venga facilmente stravolta. Quale soluzione allora per superare lo stallo in cui le “larghe intese” si trovano? Di certo i principi guida dovrebbero essere quelli della rappresentatività e della governabilità, che una legge elettorale dovrebbe garantire ma che sembrano interessare a pochi, se non a quel popolo che di sovrano sembra non avere più nulla e che, stanco di essere rappresentato da un parlamento di nominati, perde sempre più fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni fondamentali.

Per ora l’unico criterio guida sembra essere la volontà di preservare il ceto politico, garantendo casta, benefit e privilegi. Di altrettanto certo c’è che, ancora una volta, a fronte di una politica che più o meno volutamente non riesce a fornire soluzioni, la palla passa alla magistratura. La Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità di diversi profili di quel porcellum che a parole tutti vituperano ma che nessuno con i fatti dimostra di voler superare. Certo, che la Consulta sia chiamata a dirimere un contrasto di natura squisitamente politica, che dovrebbe vedere come unico artefice il Parlamento quale espressione della sovranità popolare, non è un bel vedere.

“Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi!” La dichiarazione resa da Bersani all’indomani delle elezioni politiche rischia di restare un epitaffio sul concetto di democrazia matura posto che, un dato è certo nessuna delle ipotesi al vaglio ci consegnerebbe maggioranze certe condannandoci alle larghe intese senza fine pena.