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Decadenza Berlusconi, M5S: “Montagna di emendamenti Pdl per rinviare il voto”

Cicchitto aveva detto: "Grazie a noi governativi del Pdl abbiamo fatto guadagnare al Cavaliere due mesi". Ma secondo la capogruppo dei Cinque Stelle Taverna potrebbero diventare anche tre: "L'opposizione ha presentato solo 300 proposte di modifica su 3mila e 3 su 4 sono stati giudicati inammissibili". Tra i testi quelli per il consorzio delle vongole di Pescara e il cambio del nome di un authority. Coppi chiude all'ipotesi grazia: "E' tramontata"

Fabrizio Cicchitto, nell’adrenalina dello scontro quotidiano con falchi e lealisti, l’ha confessato parlando a Omnibus: “Si sono guadagnati due mesi ma di questo non è stato dato atto per niente. Chi ha seguito i lavori parlamentari al Senato sa che la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore doveva essere dichiarata addirittura a ottobre, se non a settembre, e che se è arrivata così in là, è il frutto di un’azione fatta, senza proclami, dall’ala governativa e specialmente dal presidente Schifani“. E ora i mesi potrebbero diventare anche tre, secondo il Movimento Cinque Stelle. Questo grazie alla legge di Stabilità, la cui approvazione è urgente e ha quindi la precedenza su qualsiasi altra questione.

Secondo i senatori M5s la montagna di emendamenti presentati dal Pdl per modificare quella che una volta si chiamava Finanziaria potrebbe, appunto, spostare un po’ più in là il voto sulla decadenza da senatore di Berlusconi, in programma il 27 novembre prossimo. Spiega Paola Taverna, capogruppo dei Cinque Stelle a Palazzo Madama: “Buona parte di quanto prodotto è strumentale, molti emendamenti del Pdl sono stati scritti in virtù del fatto che dovremmo votare il prossimo 27 novembre per la decadenza di Berlusconi. Così hanno pensato bene di mandare avanti la legge di stabilità, materia molto importante, e presentare emendamenti costruiti non si sa per cosa”. Durante la diretta streaming della riunione dei colleghi del suo gruppo la capogruppo mostra i tomi degli emendamenti presentati dalle altre forze politiche. Su un totale di quasi 3100 emendamenti presentati, almeno 2mila sono stati firmati da senatori della maggioranza. Oltre 600 sono quelli del Pdl (quello diventato celebre è quello sulla vendita delle spiagge)“E’ una situazione imbarazzante – dichiara al fattoquotidiano.it la Taverna – Basti pensare che l’opposizione ha presentato 300 emendamenti, mentre la maggioranza è arrivata a 2000. Inoltre il 70/80 per cento sono dichiarati inammissibili per forma o materia, segno che l’unico obiettivo è quello di far slittare la discussione in vista del voto sulla decadenza di Berlusconi”. Più precisamente dopo la discussione in commissione di 10 articoli sono stati dichiarate inammissibili circa 500 proposte di modifica.

 

Qualche esempio Il Fatto Quotidiano l’ha già fatto. Ma si possono aggiungere un emendamento sulla modifica delle tipologie delle lampade dei semafori. Oppure la proposta della senatrice Anna Cinzia Bonfrisco che chiede di inserire tra le associazioni sportive dilettantistiche anche le bande di paese. Sergio Divina (Lega Nord) ha ripresentato la proposta di far produrre ai detenuti energia elettrica utilizzando energia cinetica (in cyclette?). Il relatore del Pdl Antonio D’Alì e il suo collega di partito Manuele Martelli hanno invece di cambiare il nome all’Autorità per l’energia elettrica e per il gas. E poi Antonio Razzi (Pdl) che dà altro materiale a Maurizio Crozza cura la sua carissima Pescara: da una parte chiede soldi per l’area di drenaggio del porto, dall’altra ne chiede altri (per l’esattezza 500mila euro) per il consorzio di gestione delle vongole. 

Il Pdl le ha provate tutte fin qui. Dalle questioni preliminari al consiglio di presidenza per le note su facebook di Vito Crimi passando per la battaglia all’ultimo sangue sul voto segreto e i cavilli di tutti i regolamenti esistenti a Palazzo Madama. Sono passati oltre tre mesi dalla sentenza che ha ritenuto definitivamente colpevole Berlusconi del reato di frode fiscale condannandolo a 4 anni e all’interdizione dai pubblici uffici per due anni (in attesa della pronuncia finale della Cassazione). E dunque anche il Pd – che pure ha presentato una considerevole quantità di emendamenti – sembra arrivare al limite. Il responsabile Giustizia del Partito democratico, Danilo Leva, senza che nessuno gliel’abbia chiesto a metà pomeriggio ha chiarito: “Non è pensabile nessuna ipotesi di slittamento. Vanno rispettati il regolamento e le procedure ed è inutile che il Pdl cerchi alibi per nascondere l’unica certezza che è quella condanna definitiva di Berlusconi per frode fiscale“. 

Uno degli avvocati di Berlusconi e senatore Pdl, Francesco Paolo Sisto, prova a dissimulare: “L’ipotesi di spostare di 15 o 20 giorni il voto sulla decadenza, ammesso che sia possibile, non è una soluzione – riflette – ma solo un effetto placebo, che non affronta il nodo giuridico e non sposta il focus politico” spiega. “Quello che è grave, in quel voto – aggiunge – è che viene data già per scontata la decadenza del nostro leader, con l’aggravio dell’introduzione della scorrettezza del voto palese, che trova posto ‘sulle persone’ per la prima volta in Senato in odio a Berlusconi. Per questo, ogni giorno di più,prende attualità il brocardo per cui “non si può cavalcare con chi cerca di disarcionarti”. Tanto più a fronte della costante comportamentale del Pd: trattarci da minoranza, senza poter fare opposizione. E la legge di stabilità costituisce l’ultima, pesantissima, perla di una collana di provvedimenti assunti contro l’elettorato di centrodestra”.

L’ex presidente del Consiglio, d’altronde, non potrà contare più neanche sul Quirinale poiché la richiesta di grazia “è una cosa tramontata da tempo” ha detto un altro dei suoi avvocati, Franco CoppiDel resto, dopo le dichiarazioni dell’ex senatore Marcello Dell’Utri di qualche giorno fa, subito l’avvocato Niccolò Ghedini, l’altro legale del Cavaliere e lo stesso Colle, avevano smentito: mai è stata presentata l’istanza che i figli del leader del Pdl la scorsa estate avrebbero firmato dopo che loro padre era stato condannato definitivamente a 4 anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, per il caso Mediaset. E tutto questo mentre il Tribunale di sorveglianza di Milano, come è stato riferito, non avrebbe ancora fissato l’udienza per discutere la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali di un anno presentata dai difensori dell’ex premier il mese scorso.