Diritti

Razzismo: cosa succede quando a discriminare sono gli olandesi?

L’accusa di razzismo alla polizia olandese da parte della sezione locale di Amnesty International, in un momento di forte tensione sociale dovuta al caso “Zwart Piet” (il piccolo aiutante “nero” di SinterKlaas, il Babbo Natale della tradizione natalizia nordica) arriva come una doccia fredda: secondo la sezione nazionale della Ong, la polizia olandese agirebbe spesso usando gli ampi poteri di controllo sociale (primo tra tutti quello di “stop and search”, ossia la possibilità di fermare e perquisire sulla base di un semplice sospetto) di cui dispone, selezionando i fermati sulla base dell’origine etnica percepita e del colore della pelle. Furioso il capo della polizia olandese, Gerard Bouman che in un comunicato seguito alla pubblicazione del rapporto, ha giudicato inaccettabili e false, le conclusioni della sezione olandese di Amnesty, sostenendo che le denunce per discriminazione etnica, ammontano a poche decine l’anno.

Ma a rincarare la dose, arriva anche l’Obdusman, una sorta di Authority nominata dal governo, con il compito di vigilare in maniera indipendente, sull’operato delle forze di polizia: “La discriminazione etnica nei controlli è nella cultura della polizia” “ed il corpo nazionale – istituito solo lo scorso Gennaio – avrebbe l’obbligo di ammetterlo, stigmatizzando questi episodi” ha detto al Volkskrant, quotidiano di Amsterdam, il presidente dell’Autorità indipendente Alex Brenninkmeijer. E non si tratterebbe come sostiene il capo della polizia, di casi isolati: secondo Brenninkmeijer, i controlli effettuati a Schipol, l’aeroporto di Amsterdam, riguardano per il 100% dei casi, cittadini di colore. Budget ridotti, la pressione della politica sulle “quote di espulsioni” (il governo, stabilisce ogni anno un numero minimo di irregolari che le autorità di polizia hanno il compito di rintracciare ed espellere dal paese) ed una cultura del paese, “sempre meno tollerante”, sarebbero secondo l’Obdusman alla base del comportamento discriminatorio della polizia. Quanto al numero irrilevante di denunce da parte delle minoranze etniche “questi cittadini sono abituati ad essere discriminati e preferiscono lasciar correre” conclude caustico il presidente dell’Obdusman.

Lo ammetto: questa presa di posizione di Amnesty International mi ha (positivamente) stupito e mi ha ricordato una serata dello scorso anno, organizzata dalla stessa Ong,  ad Amsterdam, alla quale presero parte due docenti universitari olandesi, Jaap Timmer e Quirine Eijkman, sociologi, esperti di forze dell’ordine e già consulenti tanto di Amnesty, quanto della polizia di Amsterdam. In quell’occasione, moderai il dibattito e mi colpi la categorica certezza con la quale i due accademici, escludevano la possibilità che – al di là di “mele marce” – la polizia dei Paesi Bassi avesse radicata una cultura di discriminazione a danno delle minoranze etniche. Mi colpi, perché in quell’occasione si parlò del caso del Regno Unito, dove la Met Police è stata sovente investita da pesanti critiche di razzismo e discriminazione a danno, in particolare, della minoranza caraibica.

Si parlò del caso di Mauro Demetrio, nero ed originario dell’est di Londra, che aveva registrato con il telefonino gli insulti a sfondo razziale degli agenti al suo indirizzo, mentre era in custodia che avevano sollevato un putiferio in Inghilterra. “Il tuo problema è che sarai sempre un negro”, diceva l’agente al giovane in stato d’arresto, dopo averlo pestato in concorso con altri colleghi. Gli accademici olandesi escludevano categoricamente che nei Paesi Bassi si sarebbe potuto verificare un caso simile: perché i rapporti tra le comunità ed il governo sono certamente migliori che nel Regno Unito, perché non esistono prove empiriche a sostegno della discriminazione.

A distanza di un anno, quella discussione, assume un’altra luce; l’assenza di denunce non è evidentemente un indicatore dell’assenza di un problema, soprattutto in considerazione del fatto che il governo olandese si era già messo in mostra con il VIA, una sorta di archivio nazionale, dove venivano registrati crimini e disturbo all’ordine pubblico arrecati da parte di giovani antilliani, cittadini delle ex colonie sudamericane dei Paesi Bassi.

Una vera e propria schedatura su base etnica. Il VIA dopo le dure proteste delle ex-colonie e di parte dell’opinione pubblica, è stato poi ritirato ma un precedente simile, solleva diversi interrogativi sullo stato di salute democratica delle forze dell’ordine olandese. Perché lo stato di salute febbricitante della pratica democratica, presso molte forze di polizia del sud d’Europa, è abbastanza evidente ed è oggetto di discussione. Ma cosa succede, quando si scopre il lato feroce di un paese che ha costruito la propria immagine degli ultimi anni su diritti e tolleranza? Cosa succede quando si scopre che l’approccio mite e conciliante di alcune culture del Nord Europa è ingenuamente privo di meccanismi di controllo e di bilanciamento di fenomeni di “devianza istituzionale”?