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Decadenza Berlusconi, ancora rinvio del voto. No a proposta M5s su 5 novembre

Nuovo calendario del Senato fino al 22 novembre: non c'è la discussione sull'espulsione del Cavaliere dal Parlamento. Respinta la richiesta dei Cinque Stelle. Il Pd: "Votiamo il prima possibile, ma prima deve pronunciarsi la giunta per il regolamento". Che dopo uno scontro con il Pdl è stata riconvocata per mercoledì 30 alle 9. Berlusconiani sulle barricate: "Blocchiamo tutto e torni tutto in giunta per le immunità"

Anche la giunta del regolamento del Senato  rischia di finire nel pantano. L’organismo di Palazzo Madama dovrebbe decidere “solo” se una volta che il caso Berlusconi arriverà in Aula si debba votare con procedura palese o segreta. Ma il nodo della questione non è più il voto sulla decadenza e neanche più come si esprimeranno i senatori. Il problema vero a questo punto sta diventando farla arrivare perfino in Aula la discussione sull’eventuale espulsione dell’ex presidente del Consiglio dal Parlamento italiano. Ci sono due motivi. 

Uno è di calendario. C’è da rispettare la procedura e quindi attendere la procedura della giunta per il regolamento prima di mettere in calendario il voto sulla decadenza di Berlusconi. I Cinque Stelle hanno chiesto di fissarlo al 5 novembre e chiudere la giunta entro pochi giorni. Lo stesso Beppe Grillo si è presentato a Palazzo Madama per assistere alla seduta in Aula, durante la quale la capogruppo Paola Taverna ha chiesto di rivedere la decisione della conferenza dei capigruppo (che non ha previsto la decadenza fino al 22). Richiesta respinta dall’Aula.

L’altro motivo invece è legato al nuovo polverone sollevato sulla questione di diritto sollevata dal Pdl, cioè quella della presunta retroattività della legge Severino. Secondo i berlusconiani le motivazioni della Corte d’appello di Milano sui due anni di interdizione ai pubblici uffici disposta per il Cavaliere hanno cambiato le carte in tavola poiché hanno definito la sanzione della legge sull’incandidabilità come “amministrativa” pertanto non retroattiva. Un parere sostenuto da Francesco Nitto Palma, Renato Schifani, Mariastella Gelmini. Il Pd replica senza ambiguità: “Il Pdl imbroglia” dichiara il responsabile giustizia del partito, Danilo Leva

Niente decadenza almeno fino al 22. M5s: “Votiamo il 5”. Proposta respinta
Dunque la tempistica. Il regolamento prevede che finché non c’è una pronuncia della giunta del regolamento di Palazzo Madama (su voto palese o segreto, così come richiesto dai Cinque Stelle e dal Pd) la conferenza dei capigruppo non può fissare il voto sulla decadenza. Per questa ragione la conferenza dei capigruppo aveva messo insieme un ordine dei lavori fino al 22 novembre che non prevede di discutere sul caso Berlusconi. La capogruppo dei Cinque Stelle Taverna ha votato contro. Tuttavia è stato spiegato che una volta che la Giunta per il regolamento avrà deciso, verrà subito convocata un’altra conferenza dei capigruppo per fissare la data del voto. Ma il M5s non ha voluto sentir ragioni. Così la stessa Taverna ha interrotto i lavori dell’Aula del Senato sul decreto sulla Pubblica amministrazione per chiedere di rivedere l’ordine dei lavori e di votare sulla decadenza già il 5 novembre. “Gli italiani onesti chiedono che venga rispettata la legge Severino che prevede il voto immediato sulla decadenza – afferma la Taverna, davanti allo sguardo di Beppe Grillo, seduto sulle tribune di Palazzo Madama – E’ già passato un mese e la politica ha dato un mese di tempo al pregiudicato Berlusconi. Sono così continuate tensioni e attacchi alle istituzioni del nostro Paese”. Il Pd si dice disponibile a votare il prima possibile, ma solo quando c’è il parere della giunta per il regolamento. Alla fine si vota sulla proposta dei Cinque Stelle e viene respinta perché a favore si esprimono solo i grillini e i senatori di Sinistra Ecologia e Libertà.

Per paradosso, però, il capogruppo del Pdl Renato Schifani ha preso la palla al balzo per chiedere in Aula di sospendere la giunta per il regolamento a causa delle presunte novità contenute nelle motivazioni della Corte d’Appello di Milano all’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi. “Si devono interrompere i lavori della giunta del regolamento e il presidente Grasso si deve assumere la responsabilità di ciò che si sta avallando: il non rispetto delle regole” dice Schifani. A lui risponde il collega del Pd Luigi Zanda: “Seguire le regole significa anche rispettare le sentenze della magistratura italiana e accettarle”.

Claudio Martini spiega la posizione dei democratici: “Io – ha detto in Aula – ho partecipato alla conferenza dei capigruppo e so che in quella sede si è detto che, completato l’esame delle questioni che l’Aula ha alla sua attenzione, si sarebbe riunita di nuovo la conferenza dei capigruppo per decidere sulla calendarizzazione. Io a questo resto fedele e credo che noi dobbiamo muoverci in questa direzione, approvando adesso il calendario. D’altra parte, se la Giunta per il regolamento finirà presto i suoi lavori e la conferenza dei capigruppo sarà in grado di calendarizzare il voto in qualunque data, compreso il 5 novembre, noi siamo pronti”.

Giunta riconvocata per mercoledì alle 9. Verso sì a voto palese
La giunta per il regolamento che deve pronunciarsi sul voto segreto riprenderà in serata, appena saranno sospesi i lavori in Aula, e non è escluso che proceda a oltranza. Sarebbero favorevoli non solo i Cinque Stelle, ma anche Sel e non è escluso che il Pd si accodi. Il Pdl è comunque sempre più preoccupato perché secondo alcune fonti parlamentari si starebbe rompendo la situazione di parità esistente in Giunta dopo un possibile orientamento di Linda Lanzillotta (Scelta civica) a favore del voto palese. A questo punto i contrari resterebbero solo Pdl, Lega Nord e Grandi autonomie e libertà. Alla giunta partecipa peraltro anche Karl Zeller (Svp) la cui presenza era stata a rischio a causa di uno sciopero degli aerei. 

Due le relazioni di maggioranza, rispettivamente di Anna Maria Bernini (Pdl) e Franco Russo (Pd). “Il nostro Regolamento – ha detto Russo – non prevede nessuna norma ad hoc sulla decadenza” e le norme consentono la proposta di “voto palese in modo forte e trasparente”. Tra i precedenti il senatore Pd ha ricordato quello del parere della Giunta del 6 maggio 1993 nei confronti di Giulio Andreotti.

Il presidente della commissione Giustizia Nitto Palma, componente anche della Giunta, ha proposto di rinviare la seduta al 4 novembre per concludere la discussione. La proposta fa andare su tutte le furie il capogruppo del Pd Luigi Zanda che propone un’alternativa: o ci si riconvoca domani mattina (30 ottobre) oppure la seduta della Giunta andrà avanti ad oltranza. Tutta la notte, se necessario. A quel punto si è deciso per riconvocare la seduta domani, mercoledì 30, alle 9. 

Ma il parere della giunta per il regolamento può non essere vincolante…
Eppure i dubbi restano perché la decisione che verrà non darà nessun vincolo. Una volta in Aula per votare la decadenza 20 senatori potrebbero di nuovo porre la questione del voto segreto. “E’ chiaro – sottolinea Franco Russo (Pd), componente della Giunta per il regolamento – che questi 20 senatori dovrebbero motivare seriamente la loro decisione di presentare un ordine del giorno alternativo alla pronuncia della Giunta per le immunità. E, nel caso che la Giunta per il regolamento decidesse di votare sulla decadenza con voto palese, sinceramente ogni motivazione in altro senso risulterebbe piuttosto debole. Poi, comunque dovrebbe essere sempre il presidente del Senato a decidere il da farsi sentendo magari di nuovo la Giunta per il regolamento”. E però Russo ribadisce che comunque “la pronuncia della Giunta per il regolamento che stiamo per dare non sarà qualcosa di tombale ai fini del voto segreto”.

La decadenza rischia di tornare in Giunta per le immunità: “E’ irretroattiva”
E poi c’è il Pdl che trova l’ennesimo pallone da buttare in corner. Questo ni. La questione della decadenza rischia infatti di tornare all’esame della Giunta per le immunità del Senato dalla quale era uscita – non senza fatica – il 4 ottobre. Secondo le obiezioni dei senatori del Pdl il presidente Grasso potrebbe mettere ai voti il ritorno in Giunta per le immunità del caso Berlusconi. L’ex relatore del caso Berlusconi, Andrea Augello, ha già chiesto al presidente della Giunta Dario Stefano (Sel) di acquisire la motivazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano con la quale si è deciso sulla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici dell’ex presidente del Consiglio. “Siccome nelle motivazioni della sentenza di Milano – spiega Augello – si definisce quella della decadenza una sanzione amministrativa, che come tale è irretroattiva, mi sembra giusto che la Giunta per le immunità esamini questa posizione rimettendo in discussione quanto deciso sulla decadenza di Berlusconi”. Molti parlamentari Pdl ripetono questa interpretazione: Cicchitto, Gelmini, Polverini, Capezzone, Repetti. “I giudici di appello hanno giudicato la decadenza come sanzione amministrativa e in forza di ciò non può essere retroattiva” grida in Aula al Senato Schifani tra gli applausi dei suoi.

Un modo per riportare il caso Berlusconi nella giunta per le elezioni. Per ripartire dal via, come a Monopoli. Ma il Pd non pare proprio intenzionato a cedere. “La Corte d’appello – dice Felice Casson (Pd) – non ha assolutamente scritto che la decadenza sarebbe una sanzione amministrativa; anzi, ha ribadito quanto già motivato più volte dalla Corte Costituzionale (fin dal 1994), dalla Corte di Cassazione e dal Consiglio di Stato (anche nel 2013), e cioè che l’istituto della decadenza è perfettamente costituzionale e che attiene allo status giuridico di qualsiasi condannato per reati gravi”. E anche lo stesso Dario Stefano, presidente della Giunta per le elezioni risponde picche: “Sarebbe opportuno dare allemotivazioni della Corte d’Appello di Milano sulla pena accessoria dell’interdizione una lettura precisa e non provare a fare il gioco delle tre carte”. 

Ma sul voto segreto potrebbe esprimersi l’Aula. Renzi: “Temo giochini M5S”
Resta in piedi in ogni caso un altro scenario: cioè che la Giunta decida di non esprimersi sulla modifica del regolamento lasciando al voto dell’Aula il compito di decidere le modalità di voto. E’ tramontata la possibilità di una modifica del regolamento per rendere obbligatorio il voto palese in casi come quello che riguarda Berlusconi (ipotesi sostenuta da M5S e Pd). L’orientamento maggioritario sarebbe quello di confermare il voto segreto, prassi adottata in passato quando si trattava di esprimersi su vicende che riguardavano i singoli senatori. Sul punto gli ultimi interventi sono quelli di Beppe Grillo e di Matteo Renzi che almeno su questo sono d’accordo: voto palese. Ma il sindaco di Firenze dice qualcosa in più: “L’idea del voto palese è sacrosanta non ci vedo niente di male, mi dispiacerebbe ci fossero giochini alle spalle un pò stravaganti. Temo qualcuno tra i 5 stelle voti contrariamente a quello che dice, non avrei dubbio sul fatto che sia meglio il voto paese nel rispetto delle regole”. 

Sul Pd nel frattempo continua l’operazione di pressing dei “governativi” del Pdl: “Abbiamo sempre la speranza – dichiara il vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano – che il Pd abbia una posizione che rispetti il principio di non retroattività delle norme penali e, comunque, di quelle afflittive”. Replica Danilo Leva, responsabile Giustizia del Partito democratico: ”Si ponga fine a manovre dilatorie di vario genere e si voti la decadenza. Per il Pd non ci sono problemi, sia che si tratti di voto segreto o palese”. Sul problema della decadenza di Berlusconi non c’è dialogo tra Pd e Pdl. Quest’ultimo, nonostante le divergenze tra lealisti e governativi, resta unito nella difesa del suo leader. “Le regole dicono voto segreto – spiega Renato Brunetta – Non si cambia il regolamento a partita iniziata. Il Pd ha paura dello scrutinio segreto. Se si votasse, se si voterà, quando si voterà, a scrutinio segreto e se passasse la libertà di coscienza, cioè Berlusconi non decaduto, il Pd si spacca”.