Politica

Brunetta minaccia la “guerriglia”. Scontro in maggioranza su Pa e Bindi

Il capogruppo del Pdl alla Camera chiede le dimissioni dell'esponente Pd dalla presidenza della commissione Antimafia: "Altrimenti ostacoleremo l'attività di governo e Parlamento". E sul decreto sulla pubblica amministrazione: "Può anche decadere". E domani Berlusconi potrebbe azzerare il partito e lanciare Forza Italia

Renato Brunetta fa traballare le larghe intese. Il capogruppo del Pdl alla Camera va alla carica su tutto. Dal decreto sulla pubblica amministrazione all’elezione di Rosy Bindi alla presidenza della commissione Antimafia: “Se lei non si dimette, sarà guerriglia su ogni cosa”, ha minacciato Brunetta durante una riunione di maggioranza, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari. Il nuovo strappo arriva all’indomani del rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi a Napoli per corruzione e dell’astensione sulle riforme costituzionali da parte di una fronda di falchi del Pdl che ha messo a rischio la tenuta del governo.

Secondo le indiscrezioni che trapelano dal Pdl, domani, durante l’ufficio di presidenza del Pdl che dovrebbe tenersi nel pomeriggio, Berlusconi potrebbe far saltare il banco e annunciare il ritorno di Forza Italia, con un ben servito agli alfaniani. E con ripercussioni sul governo al momento impossibili da prevedere. Quanto al Pdl, si parla di azzeramento di tutte le cariche attuali, compresa quella di segretario, come previsto dallo statuto di Forza Italia. Berlusconi, intanto, stasera prosegue nella girandola di incontri. Dopo Fitto, ha ricevuto a palazzo Grazioli Schifani, Gasparri e Saverio Romano. In agenda anche un faccia a faccia con Alfano. 

L’ennesima giornata di scontro nelle larghe intese si apre in conferenza dei capigruppo, quando Brunetta contesta la stabilizzazione dei precari contenuta nel decreto sulla pubblica amministrazione, che deve essere convertito in legge dalla Camera entro il 30 ottobre. “Per noi può anche decadere”, fa sapere Brunetta. E il ministro Dario Franceschini commenta subito che “Il quadro è cambiato”, lasciando intendere che c’è un problema politico dentro la maggioranza. Non solo, quindi, una questione legata al decreto.

E infatti il capogruppo del Pdl subito dopo rincara la dose. Questa volta il casus belli è la commissione Antimafia. ”E’ successo uno strappo intollerabile, gli strappi hanno dei costi – sostiene -. Chi ha fatto lo strappo rifletta e su questo il Pdl è unito come un sol uomo, la Bindi fa miracoli”. E lancia una nuova minaccia: il Pdl ostacolerà l’attività di governo e del Parlamento finché Bindi non si dimetterà. Insomma, sarà “guerriglia”.

Dal Pd risponde il vicepresidente dei deputati Andrea Martella: “Il lavoro del governo e del Parlamento non può essere sottomesso ogni giorno ai continui e puntuali diktat del capogruppo del Pdl alla Camera. E, soprattutto, Brunetta non può giocare sulla pelle degli italiani per le battaglie interne al suo partito. Se c’è un punto su cui fare chiarezza e liberare l’azione del governo e della maggioranza dalle continue fibrillazioni, oggi la scusa è la commissione Antimafia, è proprio questo”. Ma a Brunetta da man forte il collega di partito Raffaele Fitto, che nei giorni scorsi ha dato voce alla richiesta del fronte dei ‘lealisti’ di azzerare tutte le cariche all’interno del Pdl: “Questo tema della commissione Antimafia va ripreso e chiarito, non può essere trattato come un dettaglio perché un fatto molto grave. Stiamo insieme in una maggioranza provvisoriamente ma o collaboriamo o diventa difficile”.

E domani nuove tensioni potrebbero venire fuori dalla riunione tra capigruppo delle commissioni Bilancio, i ministri e sottosegretari del Pdl, convocata dallo stesso Brunetta e dal presidente dei senatori Renato Schifani in mattinata. Si discuterà di legge di stabilità, altra questione che nei giorni scorsi ha suscitato più di un attacco dei falchi contro il governo.