Politica

Scelta Civica, Casini vs Monti: la rottura è sulla salvezza di Berlusconi

La rottura del partito del senatore a vita riapre la partita sul fronte della decadenza del leader del Popolo della libertà. Se l'Aula di Palazzo Madama si dovesse esprimere con voto segreto, l'appoggio del gruppo Mauro-Casini potrebbe cambiare la situazione a favore del Cavaliere

Non tutto è perduto per Silvio Berlusconi. Sembrava un semplice scontro interno, ma dietro le liti diplomatiche di Scelta Civica il punto del contendere è sempre la decadenza del Cavaliere. Il segnale lo lancia Pierferdinando Casini che, in un’intervista a “Matrix”, dichiara: “Sulla decadenza del leader Pdl da senatore non ho ancora deciso. Non è vero che ho contrattato con Berlusconi, non ho parlato con lui e non gli parlerò. Sarà un voto che appartiene alla mia coscienza e basta. Al momento giusto lo dirò”. L’altra pedina è il ministro della difesa ciellino Mario Mauro. Il 16 ottobre si è visto con il Cavaliere e tra le tante indiscrezioni smentite una su tutte è rimasta in piedi: i due hanno discusso della possibilità di votare contro la decadenza e salvare il pregiudicato. Sono quattordici i voti in ballo: quelli del gruppo Mauro-Casini che già dalla prossima settimana potrebbe unirsi in un unica forza in Parlamento. Con loro anche gli ex Pdl Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni, quegli stessi che non hanno alcuna intenzione di confluire in Forza Italia.

Mario Monti si è dimesso dal movimento che lui stesso ha creato, dopo aver letto la nota dei “frondisti del suo gruppo”: “Mi sento tradito”, ha commentato, “da quei parlamentari che mi chiesero di essere eletti”. Nessun passo indietro, ma dietro le quinte la partita è appena cominciata. E così, la rottura di Scelta civica riapre i giochi in Parlamento in vista di un voto che ancora non ha una data precisa. Dopo che la Giunta per le elezioni ha approvato la decadenza del seggio a Palazzo Madama, tocca ora all’Aula esprimersi con voto segreto sul futuro del Cavaliere. La discussione sull’espressione palese del voto potrebbe prendere troppo tempo e nel buio dell’urna, i franchi tiratori potrebbero essere più di uno. La maggioranza sperata dal Popolo della libertà conta almeno 162 voti contrari: quasi in cassaforte ci sono i 91 no del Pdl, i probabili 10 di Gal, i 16 della Lega Nord e i 17 di Scelta civica (ed arrivano a quota 132), poi basterebbero 30 franchi tiratori pronti a salvare Berlusconi. Tra questi potrebbe esserci chi è scontento di una manovra finanziaria all’acqua di rose, debole negli intenti e nei risultati e chi, tra il Partito democratico, ha voglia di andare alle elezioni a marzo. 

Sulle macerie di Scelta civica, il partito degli ex tecnici che avrebbe dovuto salvare per due volte il Paese, si gioca il futuro del governo delle larghe intese, per l’ennesima volta messo alla prova nella sua tenuta. Il partito dai “contorni fluidi”, come lo ha definito Monti andandosene dalla porta principale, “ha perso l’adesione ai suoi valori fondanti”. Il gioco è ora nelle mani degli ex democristiani e gli alfaniani. Le dimissioni del senatore a vita sono definitive, e alla successione del gruppo si candidano Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta e Alberto Bombassei. “C’è un grande traffico in politica oggi”, ha commentato Casini. E chi cerca di approfittare degli ultimi movimenti è il segretario Pdl Angelino Alfano, che pensa ad un Partito popolare dalle visioni europeiste: “Grazie al lavoro di Silvio Berlusconi”, si è affrettato a dichiarare, “stiamo costruendo un grande centrodestra, che sarà in grado di vincere contro le sinistre”. Già sabato 19 ottobre in Veneto alcuni dei protagonisti si riuniranno per parlare de “Il Partito popolare, futuro dei moderati”: ci sarà Lorenzo Cesa, l’esponente del Pdl, il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello e l’esponente di Sc e ministro della Difesa, Mario Mauro. Con loro anche il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato.