Cultura

Solarium, la casetta di zucchero tra Hänsel e Gretel e Into the Wild

C’è un oggetto che tiene insieme queste due storie, una fiaba e il romanzo contemporaneo basato su una storia realmente accaduta. Questo oggetto si chiama Solarium e si trova in un prato nella Hudson Valley, circa un’ora a nord di New York. Solarium è una casetta apparentemente di vetro colorato, in realtà è la casa più “dolce” che possiamo immaginare, insomma la traduzione reale di tutte le case di zucchero che ci siamo immaginati da bambini quando ci leggevano la fiaba riportata dai Fratelli Grimm.

Solarium ha la forma di una casa, ma non è una casa e, per fortuna, non è abitata da una strega cattiva mangiabambini. La curiosità mi fa sorgere una domanda: perché qualcuno ha pensato di costruire una struttura simile e, soprattutto, a cosa serve? L’idea è di William Lamson, nato negli Usa nel 1977, che ha partecipato insieme ad altri 13 artisti alla mostra Light and Landscape organizzata dal parco-museo Storm King Art Center.

Il Solarium, sostenuto da una struttura portante in acciaio, è composto da 162 pannelli realizzati con zucchero cotto a diverse temperature e sigillato tra due lastre di vetro. Un’installazione quindi, ma non solo: l’opera di Lamson è una serra sperimentale (al suo interno si coltivano tre specie di alberi di agrumi in miniatura) e un luogo per la meditazione. Ogni pannello può essere aperto per avere diversi punti di vista sulla valle e, grazie alla sfumature date dalla diversa cottura dello zucchero, regala incredibili riflessi di luce: chi visita il parco, quindi, può concedersi una “pausa mistica” davvero pcoo comune.

Ma la casetta di zucchero non nasce solo da queste esigenze: è l’interpretazione di una precisa tradizione locale, quella degli avamposti isolati progettati per la riflessione. La tradizione risale alla metà dell’Ottocento, quando, in Massachusetts, il poeta e filosofo Henry David Thoreau si stabilì in una capanna tra i boschi, isolato dal mondo, con l’intenzione di sperimentarsi in un ambiente ostile lontano dalla civilizzazione. Un’esigenza antica dell’uomo, forse ancestrale, che periodicamente si risveglia prepotente in alcuni individui, come il meno fortunato Christopher McCandless, protagonista, appunto, del romanzo (e poi film) Into the Wild di Jon Krakauer.