Cronaca

Saluzzo: la notte di Paola, i misteri del suo diario e i tabulati del cellulare

Elementi inediti sul satanismo emergono dall'inchiesta che nel 2004 si occupò del suicidio di una studentessa di Savigliano, in provincia di Cuneo. Il racconto di una serata con amici terminata con la giovane in stato confusionale persa per le campagne. Un racconto "agghiacciante" solo quattro settimane prima della sua scomparsa il 2 dicembre

Un suicidio e l’ombra di Satana. Savigliano, 7 dicembre 2004. Si riparte da qui. Dalla morte di Paola Vairoletti, 18 anni. E da due elementi inediti: la notte “agghiacciante” passata dalla ragazza circa quattro settimane prima di scomparire e il mistero del suo diario personale. Elementi di allora, ma che riletti oggi sembrano irrobustire di molto la tesi investigativa legata al satanismo. Una tesi, va ricordato, che nasce nel maggio 2012, quando l’esposto del genitore di un ragazzo avvia l’indagine. Al centro rapporti con presunti adoratori del diavolo e almeno cinque ragazzi suicidi.

I carabinieri e la Procura di Saluzzo non hanno dubbi: per riempire i buchi dell’inchiesta che, incidentalmente, è inciampata nei “concertini” a base di sesso tra il professor Valter Giordano e due allieve minorenni dell’istituto Soleri, bisogna ricominciare dalla morte di quella ragazza, anche lei, all’epoca, iscritta alla stessa scuola e alunna del prof Giordano. Paola si uccise gettandosi dall’acquedotto di Savigliano.

I SEGRETI DI PAOLA: LA CHIAVE E’ IL DIARIO
Torniamo, allora, al 2 dicembre 2004, data della scomparsa di Paola, ritrovata cadavere nel pomeriggio del sette dicembre. Quel mattino è giornata di scuola. La studentessa frequenta l’ultimo anno di superiori al Soleri di Saluzzo. Esce di casa alla solita ora. Eppure quella non è una giornata come un’altra. Nello zaino, Paola tiene il diario, quello personale, quello dove appunta i suoi pensieri con un italiano perfetto e brillante. Dentro a quelle pagine c’è buona parte della sua vita. Le passioni, anche. Gli umori, le battute, gli scherzi, gli abissi di una ragazza di appena 18 anni. Strano, ragionano gli investigatori nelle carte dell’inchiesta che nel 2004 si occupa della morte di Paola. Sì, strano. Paola, infatti, quel diario lo ha sempre tenuto a casa, chiuso nel suo cassetto. Lontano dagli sguardi di tutti, anche della famiglia. Eppure, quel 2 dicembre (giorno della sua scomparsa), il diario la segue fino a scuola. C’è un motivo: la ragazza vuole consegnarlo al fidanzato di allora. Manca, però, una spiegazione.

IL MISTERO DELLE PAGINE STRAPPATE
Seguiamo, allora, le annotazioni degli investigatori che nel 2004 si occupano del caso. Il diario, così, finisce sul parabrezza dell’auto del fidanzato di Paola. Avrebbe dovuto trovarlo uscito dal lavoro. Passano appena 15 minuti, il ragazzo sale in auto e non trova traccia del diario. Questo, almeno, mette a verbale pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Paola. Fa di più: racconta che il diario, qualche giorno dopo, viene lasciato davanti al portone della sua abitazione. Da chi e perché? Su questo lavorano gli inquirenti.

Ma c’è un altro dato decisivo: le pagine strappate. Oggi questo elemento viene attribuito, nell’ipotesi dell’accusa, al professor Giordano che si tiene il diario in casa per molto tempo. Eppure, stando alla ricostruzione fatta nel 2004, le pagine risultano già mancanti quando il fidanzato di Paola trova il quaderno. A questo punto il diario finisce ai carabinieri di Savigliano che poi lo restituiscono alla famiglia. In questo momento entra in gioco il professor Giordano, il quale, con molta insistenza, chiede ai genitori di Paola di poter disporre del diario. Alla fine lo otterrà e lo restituirà dopo molti mesi. Oggi il diario di Paola è di nuovo nelle mani degli investigatori.

Domande e dubbi. Su questo lavora oggi la procura di Saluzzo. Chi prese il diario di Paola? Chi strappò quelle pagine? Magari la stessa persona che lasciò un biglietto sulla tomba della ragazza. Biglietto ritrovato dal prof Giordano e consegnato ai carabinieri. Cosa c’è scritto in quell’appunto?

UNA NOTTE AGGHIACCIANTE, L’ABISSO PRIMA DEL SUICIDIO
E cosa c’era scritto in quelle pagine strappate? Forse il racconto di una “notte agghiacciante”. Quella che Paola Vairoletti vive quattro settimane prima di scomparire. Serata di novembre. Da passare con gli amici (quali?) in un pub nei dintorni di Savigliano. Di quella serata gli inquirenti hanno solo la parte finale. Ed è un racconto che terrorizza: Paola Vairoletti, infatti, viene ritrovata ubriaca e in stato confusionale. A spulciare i verbali di sommarie informazioni di allora ci si trova davanti a una sceneggiatura da film horror. Con Paola abbandonata e totalmente fuori di sé, a vagare nel buio della notte. Poi quei ragazzi, suoi conoscenti, che al rientro da una festa la vedono, la riconoscono, la salvano. Riportata a casa, Paola non è più Paola. Questo, almeno, viene messo a verbale nel 2004. Quella sera, infatti, non era semplicemente ubriaca. Sembrava avesse visto qualcosa di agghiacciante. Ma cosa? Risultato: da quel momento nell’animo di Paola tutto crolla. Speranza e fiducia, per lei, sono ormai stati d’animo distanti. Non esce più di casa. Passa le giornate chiusa in camera da letto. Le tapparelle abbassate. Non parla. Cosa ha visto o vissuto?

I TABULATI DEL CELLULARE E L’AUTOPSIA
Arriviamo così al 2 dicembre. Dopo l’episodio del diario, Paola torna da scuola. Alle 21.30 ha un appuntamento con i gruppi parrocchiali. Esce con la mamma. Arrivata in chiesa, si accorge che la riunione è saltata. La madre, prima di andare a un appuntamento, la riporta a casa. Paola va in camera da letto. Sfoglia un libro di filosofia. Alle 22.30, il padre va a letto. Ora in casa Vairoletti c’è silenzio. Mezz’ora dopo Paola esce. Verso mezzanotte la madre, rientrata in casa, dà l’allarme. Si avvertono gli amici e soprattutto ci si attacca al cellulare. Quando è uscita la studentessa aveva il telefonino che resterà acceso per le prime ore, dopodiché risulterà spento.

La presenza del cellulare è l’ennesimo elemento di novità dell’indagine che per andare avanti deve fare luce sul passato. La ragazza, così, esce con il telefonino che risulta prima acceso e poi spento. L’apparecchio, all’epoca, viene sequestrato dai carabinieri. Nei mesi successivi alla morte di Paola i magistrati iscrivono qualcuno nel registro degli indagati. Analizzano il cellulare che tornerà nelle mani dei famigliari ripulito. Ma qui il dato decisivo per risolvere buona parte del mistero è l’analisi dei tabulati di quel telefonino. Solo questi basterebbero a ricostruire i movimenti di Paola dal 2 al 6 dicembre 2004. Dove andò? Un dato di primissimo piano su cui gli investigatori mantengono il riserbo. Anche perché l’autopsia sul corpo della ragazza dimostrò che nelle ultime ore aveva mangiato: dove e con chi?

Nel fascicolo del 2004, oggi riversato nell’inchiesta del maggio 2012, nata dall’esposto dei genitori di un alunno del Soleri, è contenuto il sospetto che Paola fosse legata ad ambienti satanici. Agli atti ci sono i suoi disegni (corpi di donne sollevate e avvolti in drappi neri), annotazioni e soprattutto i dati del computer. Insomma, i lavori sono in corso. Intanto, i particolari di allora confermano i sospetti di oggi.