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Atene, proteste contro lo sgombero della tv di stato. Su Ert il governo rischia

Presidio davanti alla tv di Stato ad Atene dopo le voci di un blitz per liberare i locali dove i giornalisti sono asserragliati da giorni in attesa della nascita di Nerit, la nuova emittente che dovrebbe sostituirla. Intanto la polemica sulle assunzioni nella nuova rete rischia di destabilizzare l'esecutivo

Seicento persone, riunite fuori dalla storica sede ateniese di Agia Paraskevi per dire no allo sgombero di Ert. La radiotelevisione di stato ellenica, dopo la decisione del governo di chiuderla per dare spazio alla nuova Nerit, in due mesi è passata dalla disperazione per l’unicum europeo (nessuna tv di stato dei paesi membri prima d’ora era stata mai chiusa) alla tenacia di giornalisti e operatori asserragliati nella sede, intenti a trasmettere in streaming. E ieri fino a notte fonda, mentre montava il timore per un “golpe di ferragosto” per sgombrare la sede di Ert, una folla si è ancora una volta radunata in occasione del concerto dal vivo che ogni sera chiude le trasmissioni per dare sostegno agli ultimi “irriducibili” e per contestare il governo nel giorno della grande festa dell’Assunzione, che in tutto il Paese è molto sentita.

“Nelle scorse ore – racconta Dimitri Delionaes, da trent’anni corrispondente in Italia di Ert – si era diffusa una voce, proveniente dalla Corte Suprema ateniese, della volontà di mettere in atto un blitz delle forze dell’ordine per sgomberare la sede di Ert proprio nel giorno di ferragosto. La notizia ha messo in moto la mobilitazione del sindacato Prospert e la solidarietà dei pochi cittadini che in un’Atene semideserta hanno aderito al sit-in notturno, circa 6-700 persone. Ma del blitz nessuna traccia”. Piuttosto i giornalisti rimasti in sede si interrogano sui 577 assunti dal Commissario Straordinario della Ert, Gikas Manali, che presteranno il proprio lavoro per tre mesi e per un compenso non precisato in una società appositamente creata e al fine di non godere del tfr. E senza alcuna certezza di essere riassunti dalla nuova tv Nerit. Sono stati pubblicati infatti i nomi di coloro che hanno accumulato più punti, e mentre l’accordo fra i due partiti di governo, Pasok e Nea Dimokratia, prevedeva duemila riassunti dall’Ert nel nuovo ente, la percentuale è di circa la metà. E quei giornalisti che non provengono dalla vecchia Ert sono mera espressione dei due partiti al governo. Come dire che la nuova forza lavoro della tv di stato altro non sarà che espressione del governo delle larghe intese con la troika, altro che informazione libera e indipendente, scrivono oggi alcuni blogger ellenici. “Stiamo andando incontro ad una televisione di partito”, certifica Deliolanes.

I candidati avranno pochi giorni per confermare dati e documenti richiesti. Come ha confermato il Ministro per la Tv Pubblica, Pantelis Kapsis, il processo di costruzione del comitato è già iniziato e proseguirà con il monitoraggio per ultimare le assunzioni. Kapsis non esclude la possibilità che ci siano stati errori nelle procedure e per questo intende pubblicare in rete tutte le domande, promettendo l’assunzione di altri 1.400 dipendenti. Ma la realtà parla invece di un rischio crisi per la fragile maggioranza di governo, che si basa su soli tre seggi in più rispetto alle opposizioni. Secondo Deliolanes l’accordo di governo Samaras-Venizelos (premier conservatore e vicepremier socialista) era fondato proprio sul dossier Ert, con i duemila lavoratori uscenti da riassumere in toto. Il premier invece come suo solito ha deciso di procedere unilateralmente, lasciando i socialisti fuori dai giochi. “Secondo me è lì il punto debole della coalizione di governo – conclude Deliolanes – se il Pasok ha ancora un pizzico di dignità è probabile che assisteremo ad un forte scontro su questo. Contrariamente, in breve tempo si avrà il dissolvimento completo dei socialisti”. E, a quel punto, anche del governo: elezioni tedesche permettendo.

Twitter: @FDepalo