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Bilanci gonfiati a Lisbona come ad Atene, ma in Portogallo arrivano le dimissioni

Mentre la Grecia aveva messo tutto a tacere, il Portogallo mette alla porta il ministro delle Finanze accusato dalla stampa di essere coinvolto negli swap che avevano abbellito i conti del Paese

Dopo la Grecia anche il Portogallo scoperchia le pentole dei conti gonfiati. Ma fa più sul serio. E’ durato solo pochi giorni il neo ministro delle Finanze portoghese che mercoledì ha presentato le sue dimissioni, sotto il peso di un coinvolgimento in un caso che coinvolge i cosiddetti contratti swap, siglati per aiutare il Paese a ridurre il livello apparente del debito pubblico. Una mossa comune a più Paesi, risalente a diversi anni prima di essere costretti a ricorrere a prestiti internazionali. Un po’ come accaduto in Grecia, ma con la differenza che ad Atene chi ne ha parlato, il giornalista Spiros Karazaferris, venne arrestato lo scorso ottobre ad Atene in modo spettacolare, con un accerchiamento da parte delle teste di cuoio Mat e degli swap che sarebbero stati avallati dagli ex premier socialisti, più nulla si è saputo.

Invece a Lisbona hanno fatto sul serio e Joaquim Pais Georges, che era stato nominato poche settimane prima, ha lasciato il suo incarico. Tra il 1990 e il 2009 era stato un alto dirigente della filiale portoghese della banca statunitense Citibank e in tale veste, secondo rivelazioni del settimanale Visão, Pais Georges aveva autorizzato nel 2005 l’allora governo socialista che proponeva contratti swap: secondo le intenzioni le operazioni avrebbero consentito allo Stato di mostrare nei bilanci un disavanzo ridotto di 370 milioni nel 2005 e di 450 milioni nel 2006. Pais Georges aveva inizialmente rifiutato qualsiasi partecipazione a queste discussioni e aveva dichiarato che non aveva alcuna responsabilità nella redazione di tali contratti e che, al contrario, si era reso protagonista di un rifiuto di tale mossa. Tuttavia, la rete televisiva privata Sic Noticias ha recentemente rivelato l’esistenza di un report di Citibank sul debito portoghese in base al quale Pais Georges appariva come capo negoziatore dell’intera operazione.

Quest’ultimo ha poi scelto di lasciare il proprio incarico al fine di porre fine alle rivelazioni, sottolineando al tempo stesso che il documento presentato dalla rete televisiva è un falso. Si tratta di una “strumentalizzazione politica inaccettabile”, ha sostenuto. Ma le rivelazioni sono arrivate in un momento in cui il Portogallo, dal maggio 2011 interessato dal memorandum della Troika al pari di Atene, è investito da una grave crisi politica che ha scosso la credibilità del Paese agli occhi degli investitori stranieri, ma che ha anche profondamente diviso l’opinione pubblica. L’opposizione di sinistra ha colto l’opportunità del nuovo scandalo per chiedere che alle dimissioni del ministro facciano seguito quelle dell’intera coalizione governativa.

Ma non è tutto, perché da Lisbona si segnala l’attuazione di tagli sul modello greco, con il piano per una riduzione delle pensioni dei dipendenti pubblici, al fine di ridurre la spesa pubblica di 4,7 miliardi di euro. In dettaglio il governo portoghese sta considerando di ridurre del 10%l’importo delle pensioni dei dipendenti pubblici superiori ai 600 euro a partire dal 2014, aumentando a 66 anni l’età pensionabile per tutti. Inoltre Lisbona ha intenzione di attuare nel mese di settembre un programma attraverso il quale sarà ridotto di circa 30.000 il numero dei dipendenti pubblici, attualmente vicini a quota 700.000 unità. Si tratta di un pacchetto di misure attualmente in discussione con i sindacati e che rientrano in quella grande riforma dello Stato che il Portogallo si è impegnato ad attuare per soddisfare i suoi finanziatori insieme alla riduzione della propria spesa pubblica di 4,7 miliardi di euro. E così le parti sociali sono sul piede di guerra con il sindacato Fesap che attacca il governo: “Non è possibile cambiare le regole dopo la somministrazione della pensione”, ha annunciato il portavoce della federazione.

Invece secondo Helder Rosalyn, ministro della Pubblica amministrazione, questa misura mira a garantire il futuro delle pensioni e di un “principio di equivalenza” tra dipendenti pubblici e dipendenti del settore privato. Intanto il Paese è sta vivendo il terzo anno di recessione consecutiva e il governo prevede una leggera ripresa solo nel 2014.

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