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Tunisia, sciopero generale per la morte di Brahmi. “Gli islamisti responsabili”

Per le opposizioni il partito Ennadha al potere è l'autore dell'omicidio del deputato di sinistra che ricorda quello di Chokri Belaid, avvenuto il 6 febbraio. In entrambi i casi non c'è stata nessuna rivendicazione. Il ministro dell'Interno: "A uccidere Brahmi è stato un salafita. I due politici assassinati con la stessa pistola"

L’assassinio del dirigente di sinistra e deputato Mohamed Brahmi ha portato la Tunisia a un passo da una nuova svolta politica. È stato indetto lo sciopero generale e l’opposizione scesa in piazza individua nel partito islamista Ennadha al potere il responsabile morale – se non addirittura diretto – dell’omicidio di Brahmi. Da parte del sindacato, però, non c’è l’obiettivo esplicito della caduta del governo o dello scioglimento anticipato dell’Assemblea Costituente eletta nell’ottobre del 2011. Ma a rivendicare questa svolta ci pensano le principali forza politiche mentre il ministro dell’Interno, Lotfi Ben Jeddou, spiega che a uccidere l’oppositore è stato un salafita, Boubaker El Hakim, che ha usato la stessa pistola impiegata nell’omicidio del politico d’opposizione Chokri Belaid, avvenuto il 6 febbraio. Anche lui ammazzato sotto casa. I funerali di Brahmi si terranno sabato e sarà sepolto accanto a Belaid.

Il Fronte Popolare, ancora una volta colpito mortalmente nel suo gruppo dirigente come sei mesi fa con Chokri Belaid, fa quadrato e invita per bocca del suo popolarissimo leader Hamma Hammami chiama alla disobbedienza civile fino alla formazione di un nuovo governo provvisorio di unità nazionale. Dal partito Ennadha e dalla “troika”al potere, (capo del governo, presidente della repubblica, presidente dell’Assemblea Costituente) vengono condanne dell’omicidio e appelli alla calma e a non strumentalizzare l’accaduto in chiave di divisione politica. Il leader di Ennahda Rached Gannouchi è sulla difensiva e argomenta che lo scioglimento della Costituente non farebbe cessare gli omicidi politici. Ma intanto gruppi di giovani indignati in alcune città del centro-sud hanno già assalito le sedi di Ennahda.

A febbraio la mobilitazione popolare seguita all’omicidio si era diretta contro gli islamisti e l’allora capo del governo Amadi Jebali aveva tentato – aprendo una mezza crisi nel suo partito Ennahda – di formare un governo tecnocratico. Poi invece si era tornati a un nuovo governo a guida islamista, con un ministro degli Interni “indipendente”. L’inchiesta sull’assassinio di Chokri non ha portato a nessun esito credibile. Per la Tunisia, il più mite e pacifico paese della costa meridionale del Mediterraneo, tutto ciò è choccante. Per una parte consistente della società tunisina è nella rete anche internazionale degli islamisti responsabili della strategia della tensione. Se oggi nonostante l’estate e il Ramadan la mobilitazione nello sciopero sarà forte, il governo a guida Ennahda andrà rapidamente in crisi.

Intanto le proteste di piazza hanno avuto un epilogo inatteso a Monastir, dove giovedì sera gli agenti delle forze di sicurezza si sono schierati con i manifestanti e hanno partecipato loro stessi all’assalto al palazzo del Governatore.

Sull’omicidio di Brahmi è intervenuto anche l’Alto rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, secondo cui l’uccisione del deputato dell’opposizione di sinistra “rappresenta un attacco da parte dei nemici della democrazia contro la repubblica, il popolo tunisino e i valori della rivoluzione del 14 gennaio 2011”. “L’Unione europea – ha proseguito – chiede alle autorità tunisine di indagare sull’omicidio senza indugi e di consegnare alla giustizia i responsabili”, esorta la Asthon in una nota, nella quale ricorda che non sono stati ancora arrestati i killer di Belaid. “L’Ue -sottolinea infine l’Alto rappresentante- ritiene che la rapida conclusione della redazione della Costituzione e dell’organizzazione di prossime elezione generali sarà la migliore risposta a questi attacchi codardi. Sta ora ai partiti politici di governo e di opposizione e alla società civile tunisina trovare i compromessi necessari in uno spirito di consenso, tolleranza e rispetto reciproco”. 

Aggiornato da Redazione Web alle 14.13