Ambiente & Veleni

I rifiuti di Roma spediti fuori regione grazie all’impresa sotto processo per peculato

Da metà aprile a metà maggio, grazie ad un accordo tra Regione Lazio e Abruzzo, sottoscritto dai governatori, i rifiuti non trattati, sono stati spediti da Ama, la spa del Comune, alla spa privata Deco. I cui proprietari sono stati rinviati a giudizio dal gup di Pescara peculato, abuso d'ufficio e turbativa d'asta

I rifiuti vengono portati fuori regione per evitare una crisi ambientale e l’impresa destinataria è a processo insieme con i suoi proprietari. La città in questione è Roma, la capitale del paese. Da metà aprile a metà maggio, grazie ad un accordo tra Regione Lazio e Abruzzo, sottoscritto dai governatori, i rifiuti non trattati, quelli tal quale, sono stati spediti da Ama, la spa del Comune di Roma, alla spa privata Deco. L’accordo prevedeva una disponibilità di 250 tonnellate al giorno visto che Malagrotta, la mega discarica che serve la capitale, aveva chiuso i cancelli ai rifiuti non trattati. Una pratica, quella di scaricare i sacchetti nell’invaso, che è costata all’Italia una procedura di infrazione e il rischio di una pesantissima multa dalle autorità europee. Alla fine utilizzando gli impianti di trattamento fuori provincia, i carichi di ‘monnezza’ da Roma a Chieti, sede dell’impianto Deco, sono stati ridotti. In un mese sono partite 1900 tonnellate di rifiuti al prezzo medio di 160 euro a tonnellata. Erano gli stessi giorni nei quali il gup di Pescara ha deciso di rinviare a giudizio, Rodolfo Di Zio, proprietario di Deco, per peculato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta così come Ferdinando Di Zio per i primi due reati e la stessa impresa come persona giuridica. Una mega inchiesta che aveva portato ai domiciliari lo stesso Rodolfo di Zio e che ha coinvolto un deputato del Pdl, Fabrizio Di Stefano, a processo per traffico di influenza e l’ex assessore regionale della regione Abruzzo, oggi consigliere, Lanfranco Venturoni, Pdl, a giudizio per turbativa d’asta.

I viaggi, però, non sono ancora finiti verso l’azienda dei Di Zio, monopolisti del settore in Abruzzo. Esaurito l’accordo tra le regioni, sui camion finisce ‘monnezza’ trattata, tipologia che non impone nessuna autorizzazione dagli enti, visto che viene classificata come rifiuto speciale. Il Colari di Manlio Cerroni proprietario di Malagrotta, infatti, da metà aprile ha iniziato la spedizione della spazzatura fuori regione. I camion trasportano il cdr in uscita dai Tmb, impianti di trattamento meccanico biologico. Il cdr finisce in inceneritori (Hera, A2a) fuori regione quando quelli laziali non riescono a bruciare le ecoballe prodotte. Ora, per il cdr, si valuta l’ipotesi del trasferimento via nave in Spagna. C’è anche un’altra frazione in uscita dall’impianto di tritovagliatura di Rocca Cencia che finisce fuori regione. In spedizione circa 200 tonnellate al giorno. Sono diverse le destinazioni finali, tra le aziende che ricevono questo pattume romano anche la Deco Spa. “ Questo – racconta un operatore del settore – aumenta notevolmente il costo finale per lo smaltimento del rifiuto visto che c’è un passaggio in più oltre al trasporto”. Ad aumentare è la tassa pagata dai cittadini. La Deco riceve i rifiuti e la parte combustibile ricavata la invia ad incenerimento, in parte anche fuori nazione. “La Deco ha autorizzazioni – spiegano dalla direzione rifiuti della regione Abruzzo – anche per portare rifiuti in Romania”. Un ginepraio infinito. Mentre i rifiuti trattati viaggiano fuori regione e finiscono anche all’impresa sotto processo, le autorità locali a Roma, commissario in primis, cercano un buco per il pattume, ormai da due anni, mentre la differenziata e gli impianti necessari a valorizzarla restano solo annunci.