Cronaca

Papa Francesco, prima enciclica firmata con Ratzinger sulla “luce della fede”

“Lumen fidei” è il titolo della prima lettera promulgata da Jorge Mario Bergoglio. Al centro la virtù teologale su cui già il pontefice tedesco si era concentrato nei suoi otto anni di reggenza. "Non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. Grande valore viene dato al matrimonio "tra uomo e donna che porta a generare figli"

Si scrive Benedetto ma si legge Francesco. C’è molto o forse tutto del Papa emerito nell’enciclica “Lumen fidei” promulgata da Jorge Mario Bergoglio. Nel documento pontificio tornano continuamente espressioni molto care al Papa tedesco che hanno caratterizzato i suoi otto anni di pontificato. E Francesco non ne fa mistero: “Queste considerazioni sulla fede – in continuità con tutto quello che il magistero della Chiesa ha pronunciato circa questa virtù teologale – intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle lettere encicliche sulla carità e sulla speranza. Egli – prosegue Bergoglio – aveva già quasi completato una prima stesura di lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi”.

Nel testo di Ratzinger-Bergoglio i due Pontefici si soffermano sulla famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna. Essa, si legge nell’enciclica, nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli. “La fede – sottolinea Francesco – non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. Essa, per il Papa argentino, illumina anche tutti i rapporti sociali donando un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona.

La fede per Francesco aiuta anche l’uomo a rispettare la natura e a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”. E, sempre secondo il Papa, insegna anche a individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune e offre all’uomo la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive Francesco.

Altro ambito illuminato dalla fede per Bergoglio è quello della sofferenza e della morte: il cristiano, afferma il Papa, sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare affidamento alle mani di Dio che mai abbandona l’uomo e così essere “tappa di crescita della fede”. All’uomo che soffre, precisa Francesco, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. “Non facciamoci rubare la speranza – è l’appello del Papa – non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino”.

Per Francesco oggi si guarda con sospetto alla “verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale”, perché la si associa erroneamente alle verità pretese dai totalitarismi del XX secolo. Ciò, per il Papa, comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che, a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo, dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, ovvero la domanda su Dio.

Bergoglio si sofferma, inoltre, sul dialogo tra fede e ragione, sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”, perché, secondo Francesco, la verità comune fa paura, viene identificata con l’imposizione intransigente dei totalitarismi. Invece, per il Papa, se la verità è quella dell’amore di Dio non si impone con la violenza e non schiaccia il singolo. Per questo, precisa Bergoglio, la fede non è intransigente e il credente non è arrogante. Al contrario, sottolinea sempre il Papa, la verità rende umili e porta alla convivenza e al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: in quello della scienza, perché risveglia il senso critico e allarga gli orizzonti della ragione, invitando a guardare con meraviglia il creato; nel confronto interreligioso, in cui il cristianesimo offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare, i quali “cercano di agire come se Dio esistesse”.

Chi attende che la dottrina della Chiesa possa subire cambiamenti con il Pontefice argentino rimarrà deluso. Il Papa lo spiega con chiarezza: la fede è una sola e deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità. “L’unità della fede – scrive Francesco – è l’unità della Chiesa”.