Cinema

Bologna, 7mila in piazza Maggiore per “Roma città aperta” restaurato

Il capolavoro rosselliniano ha riempito il "crescentone". Il progetto è stato finanziato da Cineteca di Bologna, Cineteca Nazionale e Istituto Luce: "Abbiamo voluto rimanere fedeli alle asperità e alle difficoltà che il regista incontrò anche solo per reperire la pellicola"

Roma città aperta è tornata alla luce. La versione restaurata in digitale del film di Roberto Rossellini, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1945, è stata proiettata in piazza Maggiore a Bologna davanti ad almeno 7mila persone. Un successo di pubblico non di certo inatteso per la Cineteca di Bologna e per la kermesse del Cinema Ritrovato

Il capolavoro rosselliniano ha riempito il “crescentone” con una caccia al posto libero, e gratuito, degna di una commedia all’italiana. Una folla anagraficamente trasversale con la testa rivolta verso l’alto a seguire le vicende di Anna Magnani e Aldo Fabrizi, nella loro tenace e pura resistenza al nemico nazifascista, con tanto di anticipazione vocale della mitragliata assassina che uccide la popolana Pina mentre insegue il camion tedesco su cui è stato condotto il marito Francesco appena arrestato. “Roma città aperta ha mostrato ancora una volta tutta la sua potenza, tutta la sua modernità, la sua forza attrattiva – spiega la Cineteca in un comunicato – il capolavoro di Roberto Rossellini, restituito alla sua bellezza originaria, restituito a un intero popolo, come quello raccolto in piazza Maggiore a Bologna, ha trasformato così una serata di cinema in un grande, collettivo atto politico”.

L’intero restauro è stato progettato e finanziato da Fondazione Cineteca di Bologna, Cineteca Nazionale e Istituto Luce. “Il restauro in digitale tende a rendere esteticamente tutto più bello e moderno – ha spiegato il direttore della Cineteca, Gianluca Farinelli – ma noi abbiamo voluto rimanere fedeli alle asperità e alle difficoltà che Rossellini incontrò anche solo per reperire la pellicola, spesso scadente, giorno per giorno sul set. Ciò che accadeva oltre la messa in scena in quei concitati giorni di ripresa fa parte del senso del film”.

Nel lavorare alla pellicola infatti i tecnici del laboratorio de L’Immagine Ritrovata di Bologna si sono accorti che sono stati utilizzati almeno una decina di stock di pellicole diverse, di qualità differenti: un segno tangibile, evidentemente, della penuria di risorse con cui si era dovuto scontrare un regista che girava il film, tra continue telefonate per reperire denari per la produzione che di giorno in giorno venivano meno e la ricerca di location tra veri sfollati – il film è stato girato nel gennaio del 1945 – e comparse tedesche non di certo amate dalla popolazione romana. Una pellicola grazie alla quale si scorge la modernità del cinema di Rossellini che come ha ricordato il critico e storico del cinema Adriano Aprà “esce per le strade, diventa realistico (…) va contro le regole fino a quel momento codificate che si possono riassumere nella ideologia dello spettacolo che si specificano nello star system, nella finzione romanzesca, nel rapporto teatrale col pubblico”.