Mondo

Albania, elezioni tra scandali e corruzione. In gara anche l’Alba dorata di Tirana

La sfida il 23 giugno è tra il conservatore Sali Berisha e il socialista Edi Rama, ex sindaco della capitale, dato per favorito. Ma in caso di pareggio, fascisti e sinistra radicale sono l'ago della bilancia. In più per la prima volta la formazione di destra estrema Alleanza Rossonera ha una rappresentanza politica ufficiale

C’è già un vincitore nell’Albania chiamata alle urne domenica 23 giugno per le elezioni politiche. Tra i due sfidanti, il “vecchio” conservatore Sali Berisha (nella foto), in pista dagli anni Novanta, e l’ex sindaco di Tirana, il socialista Edi Rama, la medaglia d’oro se la sono già appuntata sul petto la squadra degli investitori. Che nel paese delle Aquile hanno fatto e stanno per fare grossi affari nel campo energetico e del petrolio. Ma andiamo con ordine. Se alcune proiezioni italiane danno i due candidati premier staccati di almeno otto punti a vantaggio del socialista, fonti giornalistiche albanesi sostengono che la forbice sarebbe più esile e comunque più incline e un pareggio, per via di un sistema di conteggio dei voti alquanto complicato.

Berisha promette meno tasse per le imprese, al momento è del 10% sugli utili di chi fa business. Particolare che sta facendo tifare per il conservatore la gran parte delle imprese nazionali. Il socialista Edi Rama, reduce dalla positiva esperienza come ex primo cittadino di Tirana (lotta alla cementificazione selvaggia e centinaia di concessioni date in pasto alle Pmi), propone invece una tassazione progressiva, che non piace ai cittadini. Ma che riscontra il gradimento delle piccole e piccolissime imprese che nel Paese devono combattere anche con il grande nemico della corruzione, con alcune inchieste giornalistiche che avrebbero rivelato anche le percentuali pretese dalla politica su ogni commessa. La sensazione è che per entrambi penda la spada di Damocle proprio della bolla corruttiva, con scandali diversificati taciuti dalla maggior parte dei media, con le redazioni dei quotidiani terrorizzate dall’influenza politica: destinatari delle ultime minacce, la rete televisiva Top Channel, si dice una delle poche che starebbe vendendo cara la pelle quanto a indipendenza e libertà nel dare notizie (anche quelle scomode, come i regolamenti di conti della malavita locale e le pressione sui partiti). Un ruolo non da poco dovrebbero averlo quindi le micro formazioni politiche come gli ultrafascisti e la compagine di estrema sinistra, che farebbero da ago della bilancia in caso di pareggio. Dei centocinquanta seggi in parlamento settanta sarebbero già ad appannaggio di socialisti e conservatori. Ma in molti vorrebbero proprio il candidato anti corruzione Edi Rama, leader di Rinascita albanese, (che invece alcuni accusano di proteggere quella piaga) in campo per sfidare l”Alba dorata”’ di Tirana, Alleanza Rossonera. Che per la prima volta dispone di una precisa e ufficiale rappresentanza politica.

Si voterà con un sistema proporzionale regionale a liste chiuse, con dodici collegi elettorali a sbarramento differente. Una legge elettorale che favorisce le alleanze: infatti su 66 partiti pronti alle urne, solo due hanno deciso di correre da soli. Mentre la gran parte della stampa fa dipendere dall’esito elettorale di domenica il possibile ingresso dell’Albania nel club della Ue (ma occorrerebbero almeno due anni), due sono i dossier significativi che la politica “delle Aquile” ha già messo a punto: le idrocentrali e i pozzi di petrolio. Pur essendo un paese piccolo, l’Albania è attraversata da ben sette fiumi, dettaglio che ha fatto sorgere l’idea di evitare la privatizzazione del settore energetico (c’erano in pole position i cechi, ma sarebbero stati messi da parte). Puntando invece su un coordinamento pubblico del sistema nazionale energetico: in ballo trecento concessioni per realizzare altrettante idrocentrali. Un business al quale, senza l’ingombrante presenza dei ricconi russi (impegnati con Gazprom a sostenere il South Stream), sarebbero interessati anche imprenditori italiani e tedeschi, che da anni fanno affari lì. A ciò si aggiunga il potenziale di Albpetrol, la società di sfruttamento di pozzi petroliferi realizzati da imprese italiane con un centinaio di milioni di euro in ballo. Molti, forse troppi soldi, in un Paese dove i conflitti di interessi non sono ancora ben focalizzati e con il rischio che la democrazia delle regole sia ben lontana da una cornice maggiormente incoraggiante. Sarà per questo che sono stati spesi circa due milioni di euro solo in bandierine colorate?

twitter@FDepalo