Cultura

Il pacco dei Daft Punk

Random Access Memory - Daft PunkOk, Get Lucky è un singolo che funziona. Sebbene già al terzo ascolto cominci – come si dice dalle mie parti – “a rampare su per le braghe”. Stiamo parlando del nuovissimo disco dei Daft Punk, dopo otto anni Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo hanno dato alle stampe Random Access Memories (RAM).

Nell’ultimo periodo, l’attenzione intorno al duo francese è cresciuta in maniera esponenziale, tanto che l’uscita dell’album, ad un certo punto, pareva essersi trasformata nell’autentico crocevia della stagione discografica in corso. Non esageriamo! Mica stiamo parlando di The Next Day, l’album di David Bowie! Tuttavia, “RAM”, pare consegnare ai posteri la consapevolezza che i due dj, siano diventati – a tutti gli effetti – un gruppo di culto.

Lo stesso accadde con i Radiohead qualche anno fa, ricordate? Dopo Ok Computer uscì Kid A (2000); era piuttosto frequente in quel periodo sentire frasi del tipo:“Yorke e soci hanno riscritto le sorti della musica rock!” Oppure affermazioni quali: “Il futuro della musica sta nelle mani dei Radiohead”. Editti veri e propri (ancora tutti da verificare) somiglianti terribilmente a ciò che ora si sente in ambito dance per i Daft Punk.

Non occorre poi tanto per capire che ad esser perpetrato in tal caso, è il qualunquismo becero dei fans, o peggio ancora di chi si professa intenditore musicale soltanto perché il ciuffo cade perfettamente sopra “il Ray-Ban d’annata”. E quindi …  lasciando per strada inutili insinuazioni, proviamo ad individuare i motivi di cotanta ascesa.

Forse la discografia? Una colonna sonora (oppure due?), un paio di dischi live, i best of e i quattro lavori in studio non autorizzano alcuna ascensione. Ancora oggi a pompare realmente nelle casse è il solo album d’esordio; Homework (1997), alterna il giusto mix tra techno, house, acid ed electro. In altre parole, un disco perfettamente riuscito. I successivi non garantiscono soluzione di continuità e men che meno di originalità, se non nell’elegia di alcuni singoli in verità perfetti per “la mandria”.

Quando uscì One More Time (2000), “lo scorazzìo imbarazzante” di giovani tamarri in fregola trovò nelle camicie sbottonate su pantaloni con “pacco in evidenza” una ragione per esistere. Situazione in parte analoga si manifestò qualche anno più tardi all’uscita di Technologic: un perfetto “singolo-razzo” sparato sulle creste sconcertanti di giovani calciatori Gucci-style.

Dite che “l’encomio” sopra citato, oltre ad essere fastidiosamente snob, potrebbe risultare un pessimo esercizio di stile? Forse! Anche se il sofismo radical chic creatosi intorno al duo è certamente più seccante; “i devoti”, infatti, gridano al miracolo ogni qualvolta l’insopportabile effetto vocoder entra in azione (e dunque ad ogni canzone), nemmeno fosse un marchio di fabbrica da loro concepito.

Dopo quanto affermato, riesce difficile comprendere culto e relativi seguaci; quel che è certo sta nella realizzazione dell’ultima fatica discografica: Nile Rodgers, Giorgio Moroder e John Robinson Junior, tanto per citare alcuni dei più noti, hanno confezionato l’album. Nomi altisonanti appartenenti alla storia di certa musica danzereccia, riproposta “qui” campionando meramente “mood” a loro consoni.

A scanso di equivoci, si metta pure a verbale che le tracce del lotto sono interamente suonate e che la gestazione del progetto rasenta la perfezione. Ma non è questo il punto, se l’intento è tributare al periodo il degno omaggio, non si parli allora di “avanguardia applicata alla musica”, a esser evocato non è il possibile futuro, bensì la memoria certa di alcuni passaggi, per altro inequivocabilmente clonati. Se questo è vero, si preferisca allora ballare in soluzione di continuità le origini di tali campionamenti! Si cominci magari con un Rodgers d’annata, quando faceva realmente “volar via le ciabatte”, si provi dunque a mixarlo con Moroder, quando riusciva effettivamente a far “sanguinare i piedi” e infine – per lenire le ferite – ci si lasci medicare dalla magia percussiva di Robinson nel tempo in cui con Michael Jackson rimaneggiava bellamente quel periodo.

Il solito dj qualunque dopo aver sentito parlare ancora una volta di “avanguardia applicata”, non vuole aggiungere altro; di fatto, dopo aver ascoltato ancora una volta Random Access Memories, giunge alla conclusione che l’unico pacco da mettere in evidenza – alla fine della fiera – dovrebbe essere il nuovo disco dei Daft Punk.

 

9 canzoni 9 … per scorazzare bellamente

Lato A

From Disco to Disco • Whirlpool

Dancer • Gino Soccio

Can We Live • Jestofunk

Harmony • Suzi Lane

Lato B

Sing it Back • Moloko

I Feel Love • Donna Summer

Revolution 909 • Daft Punk

From Her to Eternity • Giorgio Moroder

Futur Lovers/IFeel Love • Madonna