Cultura

Riuso, due (piccole) storie

Animedagiardino NDG_VALENTINOÈ un periodo che tutto mi sembra troppo grande e mi voglio concentrare sui dettagli, il resto pesa troppo. Per questo penso che su queste due iniziative, a prima vista piccole, valga la pena spendere qualche parola. L’argomento è il riuso, quindi l’ecosostenibilità, in poche parole oggetti che prendono vita da materiale di scarto, la cui unica possibile alternativa sarebbe la discarica. Sono due (piccole ribadisco) realtà che ho incontrato tra le innumerevoli proposte durante la settimana del Salone del Mobile a Milano e mi hanno colpito per la loro concretezza: in quei giorni, infatti, la teoria del design e della creatività si sprecano, mentre merce ben più rara è la trasposizione della teoria in realtà.

Così, curiosando tra gli espositori della Cascina Cuccagna ho conosciuto Katia (Bocchi) e Marco (Granula) e le loro creazioni: gioielli, orologi e piccoli complementi d’arredo realizzati con i pezzi delle tastiere dismesse dei computer Apple e con i Lego usati. Tasti del computer e mattoncini per le costruzioni, due mondi paralleli, forse simili solo nelle dimensioni: questi materiali, nelle mani dei due artisti/artigiani, sono diventati altro, gioielli da indossare e accessori da regalare alla nostra casa. Lo studio bolognese di Katia e Marco si chiama Vicolopagliacorta ed è aperto, su appuntamento, per chiunque abbia voglia di curiosare.

Poi mi sono apparsi, come in una fiaba, degli gnomi di tutti i colori, appoggiati con disinvoltura su alcune mensole, tra un oggetto “serio” e l’altro, o infilati nella terra dei vasi di fiori. Da dove spuntano questi buffi personaggi? E mi hanno raccontato la storia di Animedagiardino, ovvero di una collezione (anzi una community) di nanetti di tanti colori e dai nomi diversi. Nanetti, quindi per definizione oggetti kitsch, giocosi, inutili, portafortuna, da compagnia – si possono definire come si vuole – ma la parte interessante è la loro origine: sostenibile e sensibile. L’idea della designer Sara Pallavicini è stata quella di riutilizzare gli scarti di lavorazione e i fondi di magazzino di un’azienda che produce plexiglass.

La tecnica di lavorazione è quella del taglio al laser che non vincola a elevate quantità di produzione e non inquina: in particolare, è stata proprio la tecnica a generare la forma, ecco perché il motto assegnato alla comunità di gnomi è: “imperfezioni ammesse”. Sono le anomalie del taglio piuttosto che le variazioni cromatiche del materiale a dare a ogni figura una personalità diversa.

Con i gioielli di Lego e i nani in plexiglass certo non si intende salvare il mondo, ma solo renderlo un pochino più sorridente.