Società

Napoli, i santi della camorra

“I Santi a noi ci servono, ci aiutano”. Il collaboratore di giustizia non parla a vanvera e argomenta. La devozione nei vicoli come nei rioni popolari o in quei quartieri a forte densità criminale è il terreno per legittimare i clan e il potere dei boss. Dio è Dio, la camorra è la camorra. Non c’è da stupirsi se nel 2013 compaiono come funghi cappelle votive, tabernacoli, quadri di Madonne, e statue a dimensione naturale di Santi del tutto abusive.

Il più gettonato è in assoluto Padre Pio, un Santo percepito dalla camorra come uno di loro. Non si comprende da dove derivi questa convinzione. Girate, spalancate gli occhi e guardate. Se davanti a un “basso” (abitazione fronte strada) spunta dalla sera alla mattina un “cappellone” con tanto di altarino, luci, quadretti e fiori non è per un’improvvisa illuminazione seguita da una conversione. No, per niente. E’ probabile – per non dire sicuro – che i familiari dell’interessato volevano solo ringraziare in modo plateale il Santo Protettore che ancora una volta aveva interceduto per salvare da un agguato il loro congiunto. “Se ti sei salvato è stata per una Grazia”.

Ecco a Napoli anche la religiose diventa “Cosa loro”. Pure i Santi non possono stare tranquilli. Il sacro diventa profano. I parroci tollerano non per quieto vivere ma per senso di realtà. Siamo d’accordo: il cardinale Crescenzio Sepe, un giorno si e l’altro pure scomunica, invita gli interessati a cambiar vita, a convertirsi. Le parole passano. Sono chiacchiere. I camorristi interloquiscono direttamente con i loro Santi: ci parlano, li curano, li rispettano, non gli fanno mancare niente. Appunto i Santi sono “Cosa loro”. Non mi sorprende allora il blitz dei carabinieri nel Parco Verde di Caivano dove i militari dell’Arma hanno sequestrato quattro cappelle votive, presumibilmente fatte realizzare come ex voto da pregiudicati che erano riusciti a scampare ad agguati mortali.

Invito i lettori a una bella passeggiata antropologica ai Quartieri Spagnoli, Napoli, Italia, Europa 2013. Dai vicoli spuntano vere e proprie neo costruzioni illegali in spregio ai più elementari regolamenti dell’urbanistica. Con la giusta attenzione, basta aggirarsi in vico Giardinetto, a pochi passi da via Toledo, per imbattersi in una serie di orrende costruzioni in anodizzato con vetri sporgenti e tubi fluorescenti. Pochi passi e in via Concordia si ripete la stessa scena da brivido: dentro una sorta di grotta ricavata in un muro c’è l’immancabile e inflazionata madonnina circondata da una serie di foto formato tessera di parenti passati ad altra vita in modo naturale oppure ammazzati in qualche agguato.

L’apice della devozione “interessata” si raggiunge nella zona antistante vico Lungo San Matteo noto per essere abitato da storiche famiglie-clan. Qui sovrastato da una gigante edicola votiva c’è una scultura a grandezza naturale dedicata a Padre Pio, sempre lui. Un’edificazione gigantesca leggermente più piccola di un’altra struttura rigorosamente in anodizzato dedicata alla Madonna e combaciante addirittura con un balcone di un povero cristo che in silenzio si vede la Madonna in casa. Se nel corso di un regolamento di conti la pistola s’inceppa, oppure il proiettile va fuori bersaglio, o per una serie di coincidenze il clan non vuole più ucciderti c’è sicuramente la mano di un Santo.

In una terra sanguinolenta come è quella partenopea, la vera notizia è il non morto che il morto. Insomma ci vuole poco a bollare lo straordinario e rarissimo evento inaspettato come un miracolo! Stesse scene, le si possono “ammirare” (dipende dai punti di svista) alla Pignasecca, a Forcella, al rione Sanità. Addirittura a Forcella nei primi anni Ottanta le cappelle votive venivano adoperate per due motivi: nascondere primordiali telecamere per il controllo del territorio e per l’eventuale sopraggiungere delle “guardie” oppure per nascondere la droga e le armi. Un altro esempio è il rione Sanità. Qui all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità è custodita la statua di San Vincenzo Ferrer, santo che mai visse a Napoli, ma che dai residenti – a sua insaputa – è stato adottato e ribattezzato con il nomignolo di ‘o Munacone. Ogni camorrista che cresce e fa carriera nel rione di Totò per ottenere il consenso popolare deve stabilire un contatto, un’amicizia, un rapporto con ‘o Munacone. E’ come se avesse il lasciapassare, la benedizione dall’alto.

Anni addietro per ragioni di ordine pubblico la Questura vietò la processione per le strade della Sanità de ‘O Munacone. Non l’avessero mai fatto. Un affronto. Una bestemmia. Si scatenò il putiferio e una guerriglia tra i “guaglioni” de ‘o Munacone e le forze dell’ordine. Fortunatamente è il passato. Cosa si potrebbe fare? Mi sembra che al Parco Verde di Caivano abbiano indicato una possibile strada: sequestrare i manufatti abusi e abbatterli comprese le statue, chiaramente.