Economia & Lobby

Nuovo governo: il Belgio non è un buon esempio

Nell’Italia ancora senza Governo, c’è chi sottolinea il buon andamento dell’economia belga nel lungo periodo in cui il paese è rimasto senza un esecutivo. Ma i dati indicano che anche Bruxelles potrebbe aver pagato un prezzo in termini di minore crescita economica per l’instabilità politica.

di Luigi Moretti e Tommaso Nannicini (lavoce.info)

L’economia in un Paese senza governo

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è stato chiaro: “senza un Governo l’Italia rischia di non agganciare la ripresa prevista in Europa per la seconda parte dell’anno”. Un’analisi ospitata da lavoce.info ha già cercato di quantificare i costi per la nostra economia nel caso che la mancata formazione di un governo dovesse tradursi in una crisi di fiducia sui mercati e in un conseguente peggioramento dello spread Btp-Bund. Altri osservatori hanno cercato di trarre insegnamento dall’esperienza del Belgio, paese che dopo le elezioni del giugno 2010 ha impiegato 540 giorni per formare un governo.
In verità, l’esperienza belga ha ricevuto letture discordanti. Di fronte alla prolungata incapacità di quel paese di darsi un nuovo esecutivo e alla lusinghiera performance della sua economia rispetto alla media europea, molti commentatori si sono chiesti se in fondo non fosse una buona cosa restare senza un Governo, lasciando libere le forze vitali dell’economia. Insomma: tasse più basse e minori misure di austerità imposte dall’Unione Europea (in una parola: meno Stato) avrebbero favorito la crescita economica. (1)
Il grafico qui sotto è stato usato a supporto di simili argomenti: come si vede, in piena crisi politica, il Belgio è cresciuto come le altre economie europee (se non addirittura di più). In verità, il grafico mostra come la crescita fosse già più alta della media europea prima delle elezioni. C’è da chiedersi, quindi, quale sia il miglior termine di paragone per valutare gli effetti dell’instabilità belga sulla crescita della sua economia.

 

Il prezzo dell’instabilità

Per rispondere a questa domanda, abbiamo utilizzato una metodologia statistica (il “synthetic control”) che, partendo da un gruppo di potenziali paesi “di controllo” con cui confrontare il Belgio, costruisce una combinazione di questi paesi capace di mimare esattamente l’andamento dell’economia belga prima delle elezioni. (2) Questa combinazione si chiama appunto “controllo sintetico” e permette di simulare che cosa sarebbe successo al Belgio dopo le elezioni, se tutto fosse rimasto come prima e non si fosse verificata la fase di instabilità politica. L’algoritmo statistico costruisce il controllo sintetico del Belgio sulla base dell’andamento del Pil in tutti i paesi prima del terzo trimestre del 2010. Per realizzare questo esercizio abbiamo usato 17 paesi europei come potenziali controlli e l’algoritmo ha finito per costruire il controllo sintetico del Belgio utilizzando Francia (59 per cento), Austria (40 per cento) e Lussemburgo (1 per cento). (3)
Come si vede dal grafico qui sotto, l’andamento del Pil in Belgio e nel suo controllo sintetico prima delle elezioni è quasi identico. Le sorprese arrivano dopo. Rispetto alla performance del suo controllo sintetico (linea tratteggiata), l’economia belga (linea continua) è cresciuta di meno. In particolare, la crescita media del Pil pro-capite in Belgio è stata inferiore di circa 0,2 punti percentuali rispetto a quello che sarebbe potuto accadere senza instabilità politica. E il livello medio del Pil è stato più basso di circa lo 0,.8 per cento. (4)

Insomma: uno sguardo più attento ai dati ci dice che il Belgio potrebbe aver pagato un prezzo in termini di minore crescita economica a causa dell’incapacità di formare un governo in tempi brevi. Per carità, le diversità con il sistema politico e ancor di più con la struttura socio-economica dell’Italia sono enormi. Ma ciò non vieta che la lezione belga potrebbe parlare anche al nostro paese.

(1) Come esempi di simili argomenti, si possono leggere The TelegraphEconomy WatchDuncan’s Economic BlogNational PostHuffington PostNewsy.
(2) Per maggiori dettagli sulla metodologia del “synthetic control” si vedano: Abadie, Diamond, Hainmueller (2010), “Synthetic Control Methods for Comparative Case Studies: Estimating the Effect of California’s Tobacco Control Program”, Journal of the American Statistical Association; Billmeier, Nannicini (2013), “Assessing Economic Liberalization Episodes: A Synthetic Control Approach”, Review of Economics and Statistics.
(3) I paesi usati come potenziali “controlli” sono: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Regno Unito. La variabile dipendente è il Pil pro-capite costruito dal rapporto tra il Pil a prezzi di mercato (espresso in euro reali con anno base e tassi di cambio al 2000, aggiustato per stagionalità e giorni lavorati) e la popolazione (entrambe le serie sono fonte Eurostat). L’Italia non è tra i paesi di controllo per l’assenza di dati nel terzo e quarto trimestre del 2012, ma i risultati sono identici se si include l’Italia e si accorcia di conseguenza la serie storica del Pil pro-capite.
(4) I risultati sono robusti rispetto alla realizzazione di stime “placebo” in cui i paesi di controllo vengono usati come paesi trattati nella stessa data uno per volta. Si vedano i lavori alla nota (2) per dettagli metodologici.

*Research fellow presso l’Università di Padova. Ha una Laurea in scienze politiche dall’Università di Firenze e un Dottorato di ricerca in economia dall’IMT Alti Studi Lucca. Si occupa di temi legati alla crescita regionale, lo sviluppo finanziario e l’efficienza della spesa pubblica.

**È professore associato di economia politica all’Università Bocconi di Milano, dove insegna econometria e political economics. Ha pubblicato su numerose riviste scientifiche, tra cui l’American Economic Review e l’American Political Science Review. Ha insegnato all’Universita’ Carlos III di Madrid e svolto periodi di ricerca ad Harvard University, MIT, Fondo Monetario Internazionale, EIEF e CREI. È affiliato anche ai centri di ricerca IGIER-Bocconi e IZA.